Napoli, parte “Un farmaco per tutti”, progetto solidale di Curia e farmacisti

Napoli, parte “Un farmaco per tutti”, progetto solidale di Curia e farmacisti

Roma, 9 dicembre – Si chiama Un farmaco per tutti e, da lunedì scorso, ha preso ufficialmente il via nell’ospedale dell’Annunziata a Napoli.

Si tratta di un importante progetto – promosso dalla Curia di Napoli con la fondamentale collaborazione dei vertici della struttura ospedaliera, dell’Ordine dei farmacisti, di Federfarma Napoli e dell’Associazione dei farmacisti cattolici, che ha come finalità l’utilizzo di farmaci, le cui confezioni siano integre, ma anche di prodotti diversi dai farmaci (ad esempio presidi medico chirurgici o integratori e dispositivi medici non ancora scaduti) provenienti da donazione spontanea da parte di cittadini e aziende farmaceutiche, nonché di privati a seguito di cambio/fine terapia o decesso di un congiunto malato. Ma, ovviamente, rientrano nel “pacchetto” solidale anche i farmaci acquistati in farmacia da un cittadino e immediatamente donati, per finalità umanitarie e assistenza socio-sanitaria.

I farmaci raccolti all’interno delle farmacie che hanno già aderito all’iniziativa (sono già 32, ma si annunciano altre iscrizioni, che possono essere effettuate compilando un apposito modulo disponibile a questo link dell’Ordine dei farmacisti napoletano), sono smistati e messi a disposizione dei vari enti assistenziali collegati all’iniziativa, previa catalogazione nella struttura messa a disposizione dall’Ospedale dell’Annunziata.

Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli (nella foto, con il presidente dell’Ordine dei farmacisti Vincenzo Santagada), inaugurando l’avvio del “banco del farmaco”, ha parlato di ”risposta alle esigenze della gente, dei poveri, dei tanti che fino adesso nelle parrocchie o nella stessa Curia presentavano queste ricette perché non erano nelle condizioni di poter pagare”. E non poter pagare i farmaci per curarsi è una cosa ”che tocca la coscienza. Si può morire perché non ho i soldi per comprare i medicinali?” ha affermato il presule. “Nessuno deve morire perché non può pagare le ricette mediche e questo mi ha indotto a volere fermamente questo progetto.”

Da qui la necessità e la volontà anche di coinvolgere tutti nella realizzazione di un progetto che ”non è stato facile, ma ha visto la disponibilità di tutti. Anche così la Chiesta dà una ”risposta alle esigenze della gente”.

Il cardinale, riferisce una nota Ansa, ha spiegato che non è stato facile realizzare il progetto, che impone il rispetto di “una serie di condizioni”. Cosa che è stata fatta perché ”tutti devono avere la possibilità di avere anche quei farmaci costosi che diversamente non potrebbero permettersi. Noi saremo in ascolto e finché il Signore ci darà forza e la Provvidenzala possibilità potremo portare avanti questo progetto tutto per rispondere ai più poveri”.

Alla domanda se il progetto sia un modo di sostituirsi alle istituzioni che non sono vicine alla gente, Sepe ha risposto di non voler dire “cattive parole”, essendo un prete. “Non facciamo queste cose per supplire – ha sottolineato – lo facciamo perché Gesù ci ha comandato di amare i poveri. Ognuno deve fare il proprio dovere, se ci sono coloro che non lo fanno, sono fatti loro”.

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