Ddl Concorrenza, ecco gli oltre 100 emendamenti sull’art. 48 (farmacie)

Ddl Concorrenza, ecco gli oltre 100 emendamenti sull’art. 48 (farmacie)

Roma, 19 novembre – Poco più di un centinaio su un totale di oltre mille. Sono gli emendamenti all’art. 48 del ddl Concorrenza ((quello che si occupa delle farmacie) all’esame della Commissione Industria del Senato (qui il PDF con il fascicolo predisposto dalla segreteria della 10a Commissione, che per l’art. 48 ha dovuto predisporre un tomo a parte, così come reso disponibile sul sito del Senato).

Il conto è presto fatto: una proposta correttiva su dieci riguarda le misure sulla farmacia, che come è noto si occupano dell’apertura della proprietà delle farmacie alle società di capitale e del trasferimento delle farmacie in sovrannumero.

Lo “sbarco dei mille” (emendamenti) non sarà ovviamente privo di conseguenze sull’andamento dei lavori in Commissione, che rischiano di richiedere molto più tempo del previsto e di comportare un problematico supplemento di lavoro per il presidente della Commissione Massimo Mucchetti e i relatori del provvedimento Salvatore Tomaselli (Pd) e Luigi Marino (Ap), che dovranno sudare le proverbiali sette camicie per portare il testo del ddl in Aula (come vorrebbero per rimanere in linea con la tabella di marcia) almeno entro la prima settimana di febbraio.

Tra gli emendamenti, si riaffacciano questioni (su tutte la liberalizzazione dei farmaci di fascia C con ricetta e le proposte di upgrading delle parafarmacie in farmacie) già affacciatesi senza risultato a Montecitorio in prima lettura. Il “partito della liberalizzazione”, però, non demorde e reitera le richieste di allargare la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta anche alle parafarmacie: a sostenere Ma non mancano le novità: su tutte spicca la proposta di Salvatore Margiotta del Gruppo misto (ma ne firmano di analoghe Enrico Buemi e altri del Gruppo Autonomie e Vito Rosario Petrocelli e altri di M5S) volta a introdurre in via sperimentale nel biennio 2016-2018 l’assegnazione delle farmacie in deroga alle norme su pianta organica e concorsi, consentendo l’apertura di nuove sedi solo su domanda (previa cauzione di 100mila euro) di quei farmacisti – anche titolari di parafarmacia – che dimostreranno di avere locali idonei distanti almeno 1.500 metri dalle farmacie già esistenti nei comuni fino a 5000 abitanti e di almeno 500 nei centri con popolazione superiore. Gli emendamenti Buemi e Petrocelli, invece, riducono le distanze rispettivamente a 1000 e 200 metri.
Nuovi sono anche gli emendamenti (diversi, due dei quali firmati dai senatori Andrea Mandelli e Luigi D’Ambrosio Lettieri) che prevedono l’imposizione di un contributo a favore dell’Enpaf pari al 2% del fatturato annuo, “senza beneficio di rivalsa, con esclusione di quello derivante da prestazioni rese a favore del servizio sanitario nazionale”. E nuovi, rispetto a Montecitorio, sono anche gli emendamenti sull’eccezione galenica che, recependo una recente segnalazione in materia dell’Antitrust, sono volti a consentire alle farmacie l’impiego di “principi attivi realizzati industrialmente”. Anche in questo caso, a firmare la proposta ci sono il presidente e il vicepresidente della Fofi.

Molti gli emendamenti finalizzati a porre limiti all’ingresso delle società di capitale: si va da quelli tranchant (come quello firmato dalla senatrice di Sel Loredana De Petris e altri) che vorrebbero sbarrare del tutto la porta, sopprimendo la norma e lasciando la proprietà delle farmacie ai farmacisti, alle proposte che invece cercano di introdurre i paletti più vari. C’è chi riserva il 51% del pacchetto delle quote ai farmacisti, chi alza il tetto ai 2/3, chi interviene invece sulla maggioranza dei voti nelle delibere societarie, chi – ancora – impone un tetto (non più del 10% del totale) al numero di farmacie di cui può disporre una catena in ogni Regione.
Ma le fattispecie (come è normale, in una ridda di oltre 100 emendamenti) non si esauriscono a questi temi: c’è infatti anche chi pensa alle farmacie rurali, prevedendo l’erogazione a loro favore di un sussidio straordinario una tantum pari al 65% dell’indennità annuale prevista dalla legge 221/1968, e chi, invece, si preoccupa dell’accesso ai farmaci per la cura degli animali, prevedendo che – in assenza di medicinali veterinari – si consenta in via eccezionale al veterinario di prescrivere specialità ad uso umano.

Insomma, la carne al fuoco è molta, moltissima e i relatori sono attesi da un lavoro a dir poco impegnativo, sul quale nei prossimi giorni si concentreranno inevitabilmente attenzioni e aspettative degli addetti ai lavori.

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