Le relazioni tra medici, farmacisti e pazienti ai tempi del dr. Web, i risultati di una ricerca

Le relazioni tra medici, farmacisti e pazienti ai tempi del dr. Web, i risultati di una ricerca

Roma, 13 aprile – Ma il “dr. Web”, al quale ormai si rivolgono milioni di italiani in cerca di informazioni sulla salute, come influisce nei rapporti tra medico, farmacista e paziente?

Questo il quesito all’origine della ricerca  indipendente Web in Salute, ideata e coordinata da Letizia Affinito (nella foto), docente di management alla St John’s University di Roma, patrocinata dall’Istituto di Sanità pubblica dell’Università Cattolica e dalla Società italiana medici manager, condotta appunto per verificare e analizzare l’impatto che la ricerca di informazioni in internet ha sulle azioni di pazienti, medici e farmacisti.

Lo studio (che ieri è stato segnalato da un ampio articolo di Corriere della Sera Salute)  ha coinvolto un campione di 745 internauti, 219 farmacisti e 653 medici ed è stato realizzato grazie alla collaborazione di numerose società scientifiche e associazioni di professionisti, pazienti e consumatori che hanno divulgato a titolo gratuito i questionari tra i propri associati.

Di sicuro interesse i dati emersi dall’indagine: due internauti su tre hanno trovato informazioni su un trattamento terapeutico durante le ricerche on line negli ultimi 12 mesi, il 49% ne ha parlato col medico per la prescrizione, mentre il 40% ha parlato di un problema di salute di cui non aveva mai discusso prima.

Le informazioni trovate sul web hanno influenzato positivamente le azioni dei internauti soprattutto rispetto a una maggiore consapevolezza e  sul proprio stato di salute (26% dei casi), al miglioramento della dieta (24%) e delle abitudini di fumo e alcol (24%).

Altro dato rilevante, perché dice molto sulla capacità di influenza del dr. Web, è che più di un terzo delle persone “sondaggiate” ha acquistato in farmacia il trattamento trovato online senza andare dal medico, mentre più della metà (54%) dei partecipanti all’indagine afferma che, al termine della visita in cui si è discusso di un’informazione di salute trovata on line, il medico ha prescritto soprattutto analisi diagnostiche e di laboratorio, farmaci con obbligo di prescrizione o ha suggerito di modificare lo stile di vita o consigliato una struttura sanitaria.

Il 44% dei medici e il 40% dei farmacisti che hanno partecipato all’indagine valutano negativamente le informazioni che i pazienti hanno trovato in internet sulle proprie patologie e sui trattamenti terapeutici, ritenendole “per nulla accurate”.  Solo un dottore su dieci afferma di aver prescritto lo stesso trattamento menzionato online perché effettivamente ritenuto il più efficace per quel paziente.

Complessivamente negativo il giudizio dei medici sull’informazione di salute on line: per il 52% non aiuta a “educare e informare i pazienti sui trattamenti disponibili per loro” e due camici bianchi su tre non credono che faccia aumentare “la compliance dei pazienti con le raccomandazioni del medico o le prescrizioni”.

Quasi la metà dei farmacisti coinvolti nell’indagine ritiene invece che la discussione sull’informazione trovata sul web sia stata “piuttosto rilevante”, tanto da inviare il paziente dal medico di famiglia o dallo specialista, o da suggerire un prodotto terapeutico. Solo il 15% dei farmacisti, però, afferma di aver suggerito il trattamento menzionato online (per esempio, il marchio del farmaco).

Il rischio maggiore, però, indicato dalla maggioranza di medici e farmacisti, è che l’informazione online incoraggia i pazienti a cercare trattamenti di cui non necessitano o al fai-da-te.

“I risultati dell’indagine confermano che il web può essere un eccellente canale per informare, educare e responsabilizzare il paziente” dichiara al Corriere della Sera la responsabile dell’indagine Letizia Affinito. “Tuttavia, sarà necessario individuare gli strumenti più idonei a trasformarlo in un alleato per migliorare la qualità di vita delle persone, supportando sia i dottori, che dovrebbero avere un ruolo preponderante nell’indirizzare i propri pazienti, sia i farmacisti che stanno acquisendo una funzione sempre più centrale nell’implementazione delle terapie – in accordo con il medico – e nell’erogazione dei servizi alla persona”.

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