Somatropina, Tar Piemonte boccia ricorsi sulle gare, prezzi dimezzati per la Regione

Somatropina, Tar Piemonte boccia ricorsi sulle gare, prezzi dimezzati per la Regione

Roma, 15 aprile – É di ieri la notizia dell’apertura delle buste della gara indetta dalla Regione Piemonte per l’approvvigionamento di somatropina per le esigenze terapeutiche delle strutture regionali nei prossimi due anni.

L’esito è stato decisamente positivo per le casse della Regione, che pagheranno 14,50 euro un milligrammo del prezioso principio attivo, contro i 23,74 euro proposti, ad esempio, dalla Merck-Serono. I risparmi per la Regione, solo per quest’anno, saranno quasi certamente superiori ai 6 milioni di euro.

Sembra dunque funzionare l’introduzione del criterio della bioequivalenza terapeutica nei bandi di gara regionale per l’acquisto dei farmaci, nonostante la tenace opposizione delle aziende. Tre delle quali (c’è anche la stessa Merck Serono) hanno opposto ricorso davanti ai giudici amministrativi anche nella circostanza della gara piemontese per la somatropina.

Il Tar Piemonte, però, ha dato loro torto con tre distinte sentenze depositate in segreteria lo scorso 7 aprile: la n. 431/2016, che respinge il ricorso della Ipsen SpA, la n. 432/2016, che respinge come improponibile un analogo ricorso della Pfizer, e infine la n. 433/2016, relativa al ricorso della già ricordata Merck Serono.

Non sono ancora state rese note le motivazioni delle loro decisioni,  ma già dai dispositivi di sentenza si può desumere che i giudici abbiano riconosciuto il biosimilare della somatropina equivalente al biologico originatore in termini di qualità, sicurezza ed efficacia.

Le pronunce del Tar suonano dunque come un via libera alle procedure aperte per l’istituzione di un sistema dinamico di acquisizione per la fornitura di prodotti farmaceutici adottate da Scr Piemonte, la Società di contrattazione regionale che si occupa delle gare, aprendo spazi reali di  vera concorrenza tra le aziende farmaceutiche che partecipano.
Procedure che, peraltro, lo stesso Piemonte aveva già utilizzato in occasione della scadenza dei brevetti di un altro farmaco biologico: all’indomani della disponibilità sul mercato del biosimilare dell’insulina Glargine, infatti, la Regione indisse una gara che la portò a spuntare un ribasso di circa il 35%.
Come opportunamente sottolinea una nota di ieri de Il Sole 24 Ore, con riferimento anche alle indicazioni provenienti dall’ultimo Def, che individua una spesa sanitaria in percentuale del Pil al 6,5% nel 2019, realizzare economie razionalizzando l’acquisto dei farmaci è una delle poche vie percorribili per liberare risorse utili a sostenere le nuove e più efficaci terapie che, grazie ai farmaci innovativi, raggiungono il mercato. Inevitabile, dunque, che l’esempio del Piemonte si destinato a far proseliti.

Del resto, è più che ragionevole avanzare l’ipotesi che il coordinatore della Commissione Salute della Conferenza, l’assessore piemontese Antonio Saitta (nella foto), proprio alla luce dell’esperienza condotta nella sua Regione (il cui servizio farmaceutico è affidato  all’esperienza di un dirigente di lungo corso, Loredano Giorni),  possa proporre ai suoi colleghi assessori alla salute di effettuare un controllo dei prezzi dei vari principi attivi, attraverso i 33/35 soggetti aggregatori sparsi per la penisola (in accordo con la delibera Anac n. 58 del 22 luglio dell’anno scorso). Con l’obiettivo di avviare, qualora gli esiti della verifica dovessero suggerirlo – evenienza più che probabile –  una rapida rinegoziazione dei prezzi di approvvigionamento. Al ribasso, ça va san dir.

E pazienza se alle orecchie delle aziende farmaceutiche (o almeno di alcune di loro) le parole “bioequivalenza terapeutica”, continueranno a suonare più fastidiose e blasfeme di una bestemmia in chiesa.

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