Farmacie rurali, da accorpamento Mmg rischio esiziale, l’allarme di Anpci e Sunifar

Farmacie rurali, da accorpamento Mmg rischio esiziale, l’allarme di Anpci e Sunifar

Roma, 27 aprile – Anpci chiama, Sunifar risponde, si allinea e rilancia l ‘appello lanciato nei giorni scorsi dalla presidente dell’Associazione nazionale dei piccoli comuni, Franca Biglio.

Preoccupata dalla nuova convenzione dei medici di famiglia, che nel suo atto di indirizzo prevede di accorpare i medici nelle Uccp con orari di servizio 8-24, con il prevedibile esito di allontanare i medici dai piccoli paesi, soprattutto quelli più difficili da raggiungere, costringendo così gli abitanti a “fare riferimento a un unico ambulatorio che servirà un territorio molto vasto”,  con “spostamenti costosi e faticosi, soprattutto per gli anziani, i malati e i loro familiari”, la presidente dell’Anpci aveva sottolineato come, in questo processo di progressiva desertificazione, gli unici presidi sanitari che ancora resistono nelle località più piccole e marginali sono le farmacie rurali.

Da qui l’appello per scongiurare il rischio che, per effetto dei “tagli alla spesa farmaceutica, la distribuzione diretta e le norme sull’accorpamento obbligatorio dei piccoli comuni” possano “chiudere pure loro”.

Chiaro l’intendimento di Biglia di aiutare e sostenere le farmacie rurali, per consentire loro di fornire servizi alla popolazione e vicariare per quanto possibile l’assenza di altre strutture del servizio sanitario pubblico. In primo luogo, deve essere permesso alle farmacie di comunità di distribuire tutti i medicinali Ssn, inclusi quelli distribuiti direttamente dalle Asl, nonché di effettuare prestazioni di telemedicina in collegamento con centri specialisti, prenotare visite ed esami con il servizio Cup e assicurare la consegna dei relativi referti.

Le istanze dell’Anpci, insieme alle considerazioni da cui esse scaturiscono, sono pienamente condivise da Alfredo Orlandi (nella foto),  presidente del Sunifar, per il quale il punto centrale del problema è che la prevedibile “diaspora” dei medici di Mmg dai piccoli comuni a causa delle aggregazioni previste dalla nuova convenzione finirebbe per dare il colpo di grazia anche alle farmacie rurali.

“Se il medico di famiglia viene coinvolto sempre di più  in processi di cura e in prestazioni che potrà garantire solo in un altro centro più attrezzato” è il ragionamento di Orlandi “finirà prevedibilmente per ritenere inutile e antieconomico mantenere aperto lo studio nel piccolo centro e si risolverà a chiuderlo o, nella migliore delle ipotesi, a essere presente con orari molto ridotti. Il risultato? Le sue prescrizioni caleranno, perché in gran parte verranno redatte altrove, e sempre altrove verranno dispensate le medicine prescritte, con evidente danno per la farmacia del piccolo paese rurale, che a quel punto non avrà più le condizioni economiche minime per sopravvivere e sarà costretta  a chiudere anch’essa.”

Una prospettiva gravissima, non solo per i titolari delle farmacie e delle loro famiglie, ma per l’intera popolazione dei centri più piccoli, a forte componente anziana, dove la dispensazione di farmaci urgenti di qualsiasi tipo, ossigeno compreso, nei festivi e di notte è un servizio assolutamente imprescindibile.

“Ammettiamo però che la farmacia resista” ragiona ancora Orlandi. “Se in quello scenario otto ore notturne vengono coperte dal medico del 118, impossibilitato a prescrivere su ricettario Ssn, la presenza del farmacista a che serve? Oggi la legge impedisce di dispensare farmaci senza ricetta a meno che, in casi di urgenza, il paziente o il familiare non porti la confezione già utilizzata, il farmacista non annoti su registro e rilasci copia all’utente che la porterà al medico.”

Una procedura complessa, osserva Orlandi, che deve essere di necessità rivista “con un intervento del legislatore per assicurare continuità terapeutica”.

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