Piemonte, sì alla legge che apre a diagnostica strumentale anche in parafarmacia

Piemonte, sì alla legge che apre a diagnostica strumentale anche in parafarmacia

Roma, 11 maggio – La Regione Piemonte  dà il via libera all’impiego di apparecchi di autodiagnostica rapida, finalizzata al rilevamento di prima istanza anche all’interno delle parafarmacie. Con 30 voti favorevoli e 10 non votanti, il Consiglio regionale ha infatti approvato la proposta di legge numero 72, presentata dal Partito democratico ben due anni fa, che modifica la legge regionale 14 maggio 1991, numero 21 (Norme per l’esercizio delle funzioni in materia farmaceutica).

Sono anche stati approvati due emendamenti presentati dalla lista Chiamparino per il Piemonte, volti a confermare la differenza tra la farmacia, che le norme considerano “presidio sanitario”,  e la parafarmacia.

Lo riferisce una nota pubblicata ieri sul sito della Regione, riferendo che la nuova legge modifica appunto le norme regionali precedenti, che impedivano l’utilizzo di apparecchi autodiagnostici al di fuori delle farmacie. Tuttavia il decreto legislativo 332/2000, definisce tali strumenti come “qualsiasi dispositivo predisposto dal fabbricante per essere usato a domicilio da parte di profani, quali persone non esperte di test diagnostici” e la Corte di Cassazione ha affermato che non si configurerebbe differenza tra il caso in cui gli apparecchi vengano messi in funzione dagli utilizzatori stessi o dal personale più esperto del loro funzionamento.

Nel suo intervento, Forza Italia ha sottolineato come la maggioranza abbia prima promosso il provvedimento e poi permesso a un suo esponente (incidentalmente rappresentante dei farmacisti) di presentare emendamenti che, sia pure legittimamente e in maniera trasparente, hanno “di fatto… reso quasi inutile questo testo, che praticamente non fa altro che confermare quanto le norme precedenti già prevedono”.

Evidente il riferimento a Mario Giaccone (nella foto), capogruppo della lista Monviso, molto vicino a Sergio Chiamparino e tra gli animatori della civica a sostegno di Piero Fassino alle imminenti elezioni amministrative di Torino, che è anche il presidente dell’Ordine dei farmacisti del capoluogo piemontese.

Che peraltro si era preoccupato di chiarire fin da subito che le sue proposte emendative non nascevano da logiche di lobbying pro-farmacie ma dall’esigenza (evidentemente compresa e condivisa dal Consiglio regionale) di distinguere le due differenti tipologie di esercizio, per non creare confusione nei cittadini: “Sono filiere diverse che non è possibile assimilare” aveva sostenuto Giaccone in più occasioni. “Una è un presidio sanitario, soggetto a controlli strettissimi, l’altro è un esercizio commerciale”.

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