Lorenzin: Non si fanno nozze con fichi secchi. Anaao: Ma a definanziare il Fsn è il Governo

Lorenzin: Non si fanno nozze con fichi secchi. Anaao: Ma a definanziare il Fsn è il Governo

Roma, 9 giugno – “Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi”.

Questo il commento della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (nella foto),  ai dati diffusi ieri dal Censis sugli italiani che rinunciano alle cure a causa delle code nelle liste d’attesa e delle difficoltà economiche

“Si tratta di un problema che abbiamo presente, trovare una soluzione per noi rappresenta una priorità e stiamo operando da tempo con il ministero dell’Economia e delle finanze, le Regioni e i professionisti del Servizio sanitario nazionale. La soluzione, come ho avuto modo di ribadire più volte – ha spiegato Lorenzin – passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune Regioni italiane. Quello che il Censis non rileva è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d’avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L’obiettivo è quello di uniformare l’intero territorio nazionale su standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi prestazioni sanitarie di qualità”

Per raggiungere questo obiettivo, Lorenzin illustra una serie di iniziative: “Nel decreto legislativo sulla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie ho intenzione di proporre l’inserimento di una norma che imponga di valutare i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d’attesa” spiega la titolare del dicastero, che ricorda come intanto “una prima svolta verrà a breve introdotta con i nuovi Livelli essenziali di assistenza, con l’ingresso nel Ssn di nuove prestazioni gratuite attese da quindici anni. Per questo obiettivo ho fatto stanziare in legge di stabilità 800 milioni di euro per anno. Da molte settimane il provvedimento è all’esame della Ragioneria generale dello Stato, da cui sto attendendo il via libera.”

Lorenzin esprime l’auspicio che “ciò avvenga al più presto e che i nuovi Lea, assieme al nuovo Nomenclatore protesico, possano entrare in vigore”.

La ministra afferma quindi di trovare piuttosto singolare il dato rilevato dal Censis secondo il quale il 51% degli italiani si schiera contro le sanzioni ai medici per le prescrizioni inutili, dal momento che “quelle sanzioni non ci sono, come ho avuto modo di ripetere più volte. È importante eliminare tutti gli sprechi, e i fenomeni di corruzione contro i quali abbiamo lavorato insieme al presidente dell’Anac Cantone: il nostro obiettivo rimane reinvestire in sanità tutto quanto recuperiamo e i provvedimenti assunti daranno grandi risultati. ”

È chiaro, conclude Lorenzin, “che il sistema sanitario nazionale deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie italiane stanno vivendo, e questa indagine del Censis ci conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo sanitario nazionale per gli anni 2017 e 2018, che intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l’epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure.”

Ma la risposta della ministra convince poco o nulla il sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed, in particolare laddove Lorenzin fa cenno al  “previsto aumento” del Fondo sanitario nazionale, quando è invece chiaro che “il definanziamento della sanità pubblica non si è mai interrotto, a dispetto dei giochi di parole del governo”.

Per Anaao, “il fatto che, in particolare, siano anziani e giovani, fasce sociali a basso reddito magari residenti nelle periferie urbane, a non riuscire ad ottenere dal servizio pubblico le prestazioni di cui avrebbero bisogno, spiega più di ogni analisi politica il voto di domenica. Alimentato non solo dalla protesta, ma anche dal senso di esclusione di pezzi crescenti di popolazione, il cui identikit rappresenta un vero fattore di rischio per la salute”.

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