Sede Ema, presentata ufficialmente la candidatura di Milano

Sede Ema, presentata ufficialmente la candidatura di Milano

Roma, 12 settembre – É ormai un vero e proprio pressing quello che Comune di Milano, Regione Lombardia e governo nazionale stanno esercitando congiuntamente affinché la candidatura del capoluogo lombardo a nuova sede dell’Agenzia europea del farmaco vada a buon fine. La decisione di avanzare ufficialmente la richiesta è stata ufficializzata a seguito di un vertice tenutosi  venerdì scorso con la presenza del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, del sindaco di Milano Giuseppe Sala (nella foto) e, per il governo, del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, oltre che del rettore dell’Università degli studi di Milano Gianluca Vago e l’imprenditrice Diana Bracco.

Le iniziative per portare a Milano l’Ema sono in corso da mesi: già nello scorso luglio, come riferito anche dal nostro giornale, il sindaco  Sala – con la mediazione dell’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano – avviò i primi contatti con i vertici dell’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, e dell’Eba, l’Autorità bancaria europea partecipata dalle autorità di vigilanza dei Paesi membri della Ue che in sostanza svolge il ruolo di regulator, in coordinamento con gli organismi europei, per la normativa di secondo livello nel settore creditizio.

Candidature che –  insieme a quella per la sezione della Corte di prima istanza del tribunale unificato dei brevetti – sono inserite in una serie di proposte per la città contenute in un documento approvato sempre a luglio dagli stessi Maroni e Sala.

“Abbiamo deciso di partire subito con l’Ema, affidando al governo la trattativa, previa predisposizione di un dossier di candidatura che verrà elaborato con il contributo di tutte le istituzioni” ha detto Maroni nel corso della conferenza stampa seguita al summit, precisando subito, però, che “i tempi non saranno brevi”.

“Il processo sarà lungo – ha confermato Sala – ma se riusciremo a partire rapidamente con i lavori penso che le probabilità di riuscita siano buone”.

Il ministro Martina, da parte sua, ha ribadito la determinazione del governo:  “Confermo l’assoluto impegno e interesse del governo a sviluppare le potenzialità di Milano e della Lombardia nello scenario europeo e internazionale” ha detto il ministro. “Dobbiamo fare un grande gioco di squadra per dimostrare che Milano è a tutti gli effetti una città che può contribuire al futuro del modello di sviluppo non solo italiano ma anche europeo”.

Anche il mondo delle università e quello delle imprese, rappresentati per l’occasione da Vago e Bracco, hanno confermato il proprio interesse e la propria disponibilità a elaborare il dossier di candidatura che verrà preparato.

Altri endorsement sono arrivati dal mondo della politica: piena soddisfazione per la scelta di candidare ufficialmente la città di Milano è stata espressa da Maurizio Bernardo, presidente della Commissione Finanze della Camera ed esponente di Area popolare. “Le potenzialità, anche dal punto di vista infrastrutturale, della capitale economica e finanziaria del Paese sono note a tutti” ha affermato Bernardo. “Siamo convinti che su una ‘battaglia’ di tale importanza possa risultare decisiva, ai fini dell’assegnazione finale, come già dimostrato oggi, l’unità di intenti delle istituzioni italiane, locali e nazionali. È molto importante marciare uniti agli occhi della comunità internazionale”.

Sulla stessa linea Luca Del Gobbo, assessore regionale lombardo all’Università, Ricerca e Open Innovation. “L’insediamento a Milano dell’Agenzia europea del farmaco apre uno scenario concreto per l’innovazione e la ricerca” ha affermato Del Gobbo, convinto che  “l’agenzia, e con essa l’indotto che produce, sarà un fortissimo richiamo per tutti i ricercatori che attualmente sono occupati nel settore all’estero. Un flusso occupazionale per migliaia di lavoratori a vario titolo“.

“Regione Lombardia, in sinergia con il governo ed il comune di Milano – ha aggiunto l’assessore  – sarà punto di riferimento per azioni concrete nell’ottica della semplificazione e sburocratizzazione, misure peraltro già anticipate nell’ambito degli ‘accordi per la ricerca’ e inserite nell’ambito del progetto di legge ‘Lombardia è ricerca’ approvato dalla giunta ed attualmente all’esame del Consiglio regionale. Assumeremo così un ruolo sistemico per lo sviluppo qualitativo del nostro Paese”.

Qualche chiarimento tecnico sui passaggi che andranno affrontati per sostenere Milano come sede dell’Ema, quando si completeranno i passaggi delle Brexit, arrivano dal DG dell’Agenzia regolatoria italiana, Luca Pani, che ha ricordato come la candidatura ufficiale debba essere presentata dal governo italiano. “Una volta ricevute le candidature, la Commissione europea indicherà parametri e obiettivi da rispettare e a ciò dovrebbe seguire l’accordo tra governi con le offerte formali”.

Una procedura che, secondo Pani, dovrebbe richiedere circa 2 anni di tempo a far data dal completamento della Brexit. “Il che significa – spiega Pani – che entro il 2019 il nuovo Paese ospitante dovrà essere in grado di accogliere l’Agenzia europea del farmaco”.
Il direttore generale Aifa, molto pragmaticamente, spiega anche cosa significherebbe portare in Italia la sede dell’agenzia, ricordando qualche numero significativo. “L’Ema ha mille dipendenti, attrae 56mila presenze l’anno, paga 65mila pernottamenti in albergo e 60mila voli aerei annualmente” elenca Pani, sottolineando come  il Paese che ospita l’Ema, finisca inevitabilmente per attrarre  “nuove sedi di aziende farmaceutiche per la gestione delle negoziazioni”.

Ricadute economiche, culturali e scientifiche, dunque, che fanno della candidatura di Milano a sede Ema un’occasione che, secondo Pani, bisognerebbe cercare di non perdere. “È fondamentale  che tutti i livelli istituzionali interessati si coordinino per competere con successo con le candidature di altri Paesi” spiega il DG di Aifa “offrendo un pacchetto globale appetibile sia per la logistica sia per la gestione dei delegati che arrivano ogni anno. Un’operazione che richiede appunto un grande coordinamento”.

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