Aifa, nuova bufera sui compensi (e non solo) del direttore Pani

Aifa, nuova bufera sui compensi (e non solo) del direttore Pani

Roma, 15 settembre – L’interrogazione, dura e circostanziata, questa volta non viene dai parlamentari M5S, impegnati fin dall’inizio di questa legislatura a monitorare passo dopo passo l’attività dell’Aifa, l’agenzia regolatoria nazionale, accusata di scarsa trasparenza. A firmarla e presentarla, lo scorso 13 settembre, è stato infatti il senatore di Ala Lucio Barani (nella foto), parlamentare di ormai lungo corso (è al suo terzo mandato, dopo i primi due a Montecitorio).

Nel suo atto di sindacato ispettivo rubricato con il n. 3-03117 (qui il testo integrale) Barani chiede ai ministri dell’Economia e della Salute conto e ragione del trattamento economico del direttore generale dell’Agenzia, già in passato oggetto di polemica: a quanto risulta, il CdA Aifa, a seguito di una segnalazione dei revisori dei conti e di due pareri della Ragioneria dello Stato, avrebbe rilevato che i compensi di Pani eccedono il tetto dei 240 mila euro fissato per i manager pubblici. In ragione di ciò, scrive Barani, il 29 aprile 2016 lo stesso CdA dell’Agenzia ha posto nel bilancio 2015 la somma di 647.000 euro a debito verso l’erario, con contestuali note di debito al direttore generale.

Ma, osserva ancora Barani, il presidente dell’Agenzia Mario Melazzini “avrebbe ostacolato di fatto per mesi la restituzione dei 647.000 euro da parte del dottor Pani, coinvolgendo surrettiziamente nella decisione prima l’ufficio legale dell’Agenzia, poi… il capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè, al solo fine di bloccare la delibera di restituzione dell’ingente somma, già assunta all’unanimità, seduta stante, dal consiglio di amministrazione”.

E si tratta, sottolinea Barani, di quello stesso Melazzini una cui richiesta sarebbe alla base della determina Aifa n. 1023 del 26 luglio 2016, con la quale “il direttore generale, avrebbe disposto un contributo di 50.000 euro a favore del XXXVII meeting di Rimini di Comunione e Liberazione”, movimento al quale Melazzini aderisce.

Il senatore di Ala, nella sua ricostruzione degli eventi, va ancora avanti: “a seguito della lunga inerzia determinata dall’inazione del dottor Melazzini e degli uffici dell’Agenzia, in data 29 agosto 2016, il direttore dell’area amministrativa, dottor Giovanni Torre, avrebbe provveduto a notificare al dottor Pani la nota di debito di 647.000 euro, intimandogli la restituzione della somma entro il termine tassativo di 15 giorni, pena la riscossione forzata dell’importo” ricorda l’interrogazione, per poi evidenziare come il presidente Melazzini, con nota del 31 agosto 2016, avrebbe provveduto “a contestare l’operato del dottor Torre, giudicando ‘intempestiva’ la notifica della nota di debito al dottor Pani, nonostante questa fosse stata trasmessa 4 mesi dopo la delibera votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, invocando nuovamente l’intervento del capo di gabinetto del Ministero della salute”.

Il racconto della catena degli eventi si conclude con quanto avvenuto il giorno successivo, ovvero il 1° settembre 2016, quando “il dottor Torre sarebbe stato allontanato dall’Agenzia, mediante revoca unilaterale da parte dell’Aifa del comando triennale disposto dall’istituto di provenienza (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)”.

Alla luce di tutto questo, Barani chiede ai ministri interrogati se “siano a conoscenza dei fatti esposti, se non ravvedano dei profili di illegittimità relativamente all’operato del direttore generale dell’Aifa e del presidente del consiglio di amministrazione dell’ente e se non ravvedano nei loro comportamenti profili inerenti a propri interessi privati in atti d’ufficio, tali da indurre a richiederne le immediate dimissioni”.

Ma Barani chiede anche di sapere se i due ministeri “siano al corrente del finanziamento, pari a 50.000 euro, al meeting di Comunione e Liberazione e come considerino tale elargizione” e se intendano intervenire, e in che modo, riguardo “all’allontanamento del dottor Torre dall’Aifa”.

E, in cauda venenum, Barani conclude instillando qualche sospetto, chiedendo a Mef e Salute “se  siano a conoscenza di quali rapporti intercorrano, relativamente ai fatti esposti, tra il capo di gabinetto del Ministero della Salute, il direttore dell’Aifa eil presidente del consiglio di amministrazione del medesimo ente”.

Quasi inevitabile – di prammatica, verrebe da dire – la richiesta finale dell’interrogazione, di sapore più politico,  rivolta alla ministra Lorenzin, alla quale  si chiede se  “non ritenga opportuno dimettersi dall’incarico ricoperto, considerata, secondo l’interrogante, l’inadempienza nell’esercitare l’attività istituzionale di vigilanza e controllo sull’operato dell’Aifa”.

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