Cronicità e social, foto di farmaci in rete per “raccontare” la malattia

Cronicità e social, foto di farmaci in rete per “raccontare” la malattia

Roma, 13 febbraio – Raccontare o forse semplicemente esprimere pubblicamente, probabilmente al solo scopo di viverla e affrontarla meglio, la precarietà delle proprie condizioni di salute. È la scelta compiuta da una regista americana, Emma Jones, che convive da anni con malattie come endometriosi, ansia, depressione, asma e cisti di Tarlov  e ha scelto di “raccontarle” con una serie di fotografie che immortalano il comodino a fianco al suo letto stracolmo di farmaci diversi a seconda dei giorni e delle malattie da curare. Per farlo, la Jones ha creato un sito ad hoc, The Geography of Illness, che ospita lo spazio di condivisione The nightstand collective, dove anche altre persone con disfunzioni croniche hanno trovato un mezzo di espressione.

Le foto hanno come protagonista il comodino (o altro mobile usato con analoga funzione accanto al letto)  che ospita oggetti, medicinali, libri, pensieri lasciati su carta che raccontano la storia dei problemi di salute di persone alla prese con malattie croniche.

“C’è chi, accanto ai flaconi di medicinali, tiene un libro con gli insegnamenti buddisti, chi le cuffiette per la musica o c’è l’esempio di una donna che ha sempre una torcia a portata di mano. Soffre di encefalomielite mialgica e, ogni notte, deve alzarsi per prendere una pillola. Si preoccupa, però, di non svegliare il marito, che le dorme accanto e così si è attrezzata con una piccola luce portatile” racconta l’articolo di west.it che segnala oggi la singolare iniziativa, facendo riferimento alle storie di ordinaria umanità che su the nightstand collective escono dalla dimensione privata dove – in altri e peraltro non lontanissimi tempi – erano confinate le questioni di salute, delle quali parlare pubblicamente era ritenuto del tutto sconveniente dai dettami della buona educazione.

Ma questi sono i tempi dei social network, che del privato (e anche del privatissimo) hanno ribaltato valore e  concezione, influendo sul nostro modo di vivere e di concepire la vita e diventando potentissimi fattori di cambiamento antropologico. Anche le condizioni personali di salute finiscono dunque inevitabilmente sulle piattaforme che ormai sono un’imprescindibile presenza della società contemporanea e velocizzano il vissuto di tutti (o quasi), permettendo di interagire con altri esseri umani (in potenza, intere moltitudini)  in brevissimo tempo. Ed è tutto sommato inutile interrogarsi se ciò sia un bene o un male: è una realtà con la quale è indispensabile misurarsi e a farlo, prima e più di tutti, dovranno essere proprio le istituzioni – ma anche tutti  gli operatori professionali – che della salute sono chiamati ad  occuparsi.

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