Vaccini, scendono in campo i farmacologi: “Indispensabili come l’acqua potabile”

Vaccini, scendono in campo i farmacologi: “Indispensabili come l’acqua potabile”

Roma, 15 marzo – Anche la Sif scende in campo per contrastare l’ondata di campagne denigratorie che, complice la pervasività del web e dei social media, hanno diffuso su scala globale informazioni prive di evidenza scientifica sulla pericolosità dei vaccini e delle vaccinazioni che, nonostante la loro conclamata falsità, hanno purtroppo generato ampie sacche di “resistenza” contro la profilassi vaccinale, concorrendo al calo delle coperture vaccinali.

La Società italiana di Farmacologia presieduta da Giorgio Cantelli Forti (nella foto)  ha voluto offrire il suo contributo scientifico realizzando un “libro bianco” sul tema, intitolato I vaccini e le vaccinazioni,  con il contributo della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e sanità pubblica (Sitl), Società italiana Pediatria (Sip), Federazione italiana medici di Medicina generale (Fimmg) e Federazione italiana medici pediatri (Fimp). Il lavoro è stato approvato dall’Istituto superiore di sanità e sottoscritto dagli Ordini dei medici e dei farmacisti della provincia di Bologna.

La Sif  evidenzia, in primo luogo, l’incontestabile contributo dei vaccini alla salute pubblica in Italia: “Le vaccinazioni sono state  una delle più grandi scoperte mediche mai fatte dall’uomo” si legge infatti già a inizio documento. “Esse hanno contribuito in modo fondamentale a incrementare la speranza di vita delle popolazioni umane. La loro importanza è paragonabile, per impatto sulla salute, alla possibilità di fornire acqua potabile alla popolazione”.

Paragone certamente non eccessivo, se si pensa che malattie come la poliomielite e la difterite sono pressoché eliminate e altre come tetano, epatite di tipo B e Haemophilus influenzae di tipo B ridotte a un’incidenza molto bassa.

Ma anche l’incidenza di altre malattie tipiche dell’infanzia  (pertosse, morbillo, rosolia e parotite) è stata velocemente e progressivamente contenuta grazie all’aumento delle coperture vaccinali.

Dati alla mano, le vaccinazioni sono state decisive per conseguire, nei decenni, un aumento della speranza di vita e un aumento della qualità di vita pari quasi al 100%. A testimoniare l’efficacia della protezione immunitaria, bastano alcuni dati raccolti negli Stati Uniti negli anni precedenti e successivi all’entrata in commercio dei vaccini, dai quali emerge che difterite e poliomielite sono state completamente debellate, mentre la pertosse è diminuita dell’89% e il tetano di 99 punti percentuali.
Si tratta del cosiddetto effetto gregge: la vaccinazione non comporta benefici soltanto per l’effetto diretto sui soggetti vaccinati, ma anche in modo indiretto, fornendo protezione ai soggetti non vaccinati che hanno un basso rischio di essere contagiati da persone infette. “Purtroppo va segnalato che negli ultimi anni si è assistito a un progressivo calo delle coperture vaccinali, sia nazionali che regionali, per singola malattia prevenibile” scrive però la Sif.  “Si osserva, infatti, una flessione delle coperture vaccinali per vaccini contenuti nel vaccino esavalente (poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B e Haemophilus influenzae), mancando pertanto il raggiungimento degli obiettivi di copertura previsti”.

Il libro bianco Sif evidenzia anche il ruolo importante dei vaccini per la sostenibilità economica dei servizi di sanità pubblica: i vaccini producono infatti risparmi evitando ricoveri, interventi medici, ricorso ai farmaci e infezioni ospedaliere. Secondo le conclusioni di un ampio studio condotto negli USA sulle vaccinazioni pediatriche, per ogni dollaro investito nella vaccinazione dei bambini, 3 e 10 dollari vengono risparmiati rispettivamente in costi diretti e costi sociali.
L’impatto economico, su scala nazionale, è molto rilevante: in Italia, ad esempio, è stato stimato per la cura della varicella un costo annuo di  97 milioni di euro che, grazie a una strategia di vaccinazione, può essere ridotto di circa 50 milioni di euro annui.
Il valore economico delle vaccinazioni, in aggiunta a quello scientifico e sanitario, “è un aspetto che dovrebbe favorirne la massima diffusione” scrive la Sif. “In tale ottica, le vaccinazioni sono un investimento per i sistemi sanitari, derivando, dalla riduzione delle malattie prevenibili da vaccino, un risparmio di costi diretti e indiretti, che in una visione a medio e lungo termine favorisce la sostenibilità dei sistemi sanitari ed economici di un Paese”.

Ma oltre al valore clinico-epidemiologico ed economico, deve essere considerato anche il valore sociale della pratica vaccinale. Il fenomeno della protezione comunitaria ottenibile per molti vaccini, a seguito del raggiungimento di un’elevata copertura immunitaria nella popolazione bersaglio (la già ricordata ”immunità di gregge”), rappresenta da sempre il valore aggiunto della vaccinazione a livello sociale, che si riflette sia sul singolo individuo sia sulla collettività. L’impatto dei vaccini sulla salute della popolazione è infatti notevole non solo nei già ricordati termini di contenimento dei danni della malattia o delle sue complicanze (morbilità, mortalità, ricorso a cure mediche, ospedalizzazioni) ma anche di  riduzione dei costi della malattia, della disabilità e della morte prematura, enormi ostacoli allo sviluppo e al benessere della società.

Anche per questo, sottolinea il documento Sif,  è sempre più urgente e necessario migliorare ed estendere l’offerta vaccinale a favore degli adulti e degli anziani, in quanto l’Italia, con la Germania e il Giappone, rappresenta uno dei Paesi più longevi al mondo e gli anziani vanno considerati come una risorsa – e non soltanto un costo – per la società.

Oggi, la vaccinazione rappresenta solo lo 0,3% della spesa sanitaria in Paesi della Ue come la Francia e l’Italia. “Benché solo una piccola frazione del budget sanitario venga assegnata ai programmi di vaccinazione in Europa” scrive al riguardo la Sif “essi giocano un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione e sono riconosciuti come uno degli interventi di sanità pubblica più virtuosi a favore dell’efficienza del sistema sanitario”.

Il “libro bianco” della società di farmacologia non omette di dedicare spazio e attenzione anche al controverso  capitolo delle controindicazioni ai vaccini, in particolare quelle permanenti: “È opportuno che al soggetto non vengano somministrati alcuni vaccini quando ha manifestato gravi reazioni allo stesso vaccino somministrato in precedenza o a suoi componenti” scrivono gli esperti della Sifo è affetto da alcune malattie congenite del sistema immunitario. È importante che eventuali patologie congenite o acquisite del sistema immunitario vengano accuratamente valutate caso per caso”.
Non mancano ovviamente le notazioni relative allo “stato dell’arte” delle vaccinazioni in Italia, dove le coperture vaccinali contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B e pertosse (che fino al 2013 superavano il 95%), negli ultimi due anni sono scese al di sotto di tale soglia. Ma rispetto agli anni che vanno dal  2000 al2012, nel periodo 2012-2015 si evidenzia un decremento di tutte le coperture vaccinali, più accentuato per morbillo-parotite-rosolia. Un decremento ancora limitato ma che suona come qualcosa di più che un campanello d’allarme: la riduzione delle coperture vaccinali registratasi negli ultimi 3 anni può portare infatti alla creazione di sacche di persone esposte alle infezioni, con conseguenze gravi dovute alla perdita dei vantaggi della “immunità di gregge”.
Il libro bianco dedica anche un capitolo al Calendario delle Vaccinazioni che comprende tutte le vaccinazioni utili per la prevenzione delle malattie infettive in tutte le fasce di età della vita, dall’infanzia all’età adulta e anziana.

Ma il documento Sif propone anche uno spaccato delle dinamiche sociosanitarie del nostro Paese:  la domanda di salute e di conseguenza il bisogno di risorse economiche dedicate, nei prossimi anni sono destinati a crescere, spinti da fattori di tipo socio-demografico, epidemiologico e tecnologico. Le dinamiche più importanti sono quelle legate all’invecchiamento e alle cronicità. La percentuale di soggetti adulti europei di età superiore agli 80 anni aumenterà ancora, raggiungendo il 10% nel 2050. In Italia l’aspettativa di vita alla nascita (che nel 1920 si attestava intorno ai 54 anni) ha ormai superato gli 80 anni e nel 2050 più di un terzo della popolazione italiana avrà più di 65 anni: si tratta della quota di popolazione che già oggi assorbe circa il 50% della spesa sanitaria. Ma il peso degli anziani sul welfare sociale è inevitabilmente destinato a crescere anche sul fronte previdenziale: nel 2050, ci sarà un pensionato ogni  2 persone in attività lavorativa (oggi il rapporto è 1 a 4).

Aumenterà la prevalenza di alcune patologie croniche come diabete, tumori, malattie cardiovascolari e malattie neurodegenerative e saranno necessarie sempre maggiori risorse per garantire ai cittadini le migliori cure. Un ottimo motivo per ottimizzare al massimo le risorse, recuperandole là dove si può. E i vaccini, in questo senso, ricoprono un ruolo al quale non è possibile né pensabile rinunciare in alcun modo.

 

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