Garattini: “Pressione, i valori ‘giusti’ e le implicazioni per pazienti (e industrie)”

Garattini: “Pressione, i valori ‘giusti’ e le implicazioni per pazienti (e industrie)”

Roma, 19 aprile – La pressione arteriosa elevata? Non è una malattia, ma solo un fattore di rischio, ovvero una condizione che aumenta la probabilità di avere malattie cardiovascolari o cerebrovascolari. E parlarne significa stabilire qual è il livello di pressione “normale”, quello che permette di stabilire quando si deve intervenire per contrastare questo fattore di rischio. Un punto cruciale, quest’ultimo, perché più in basso vengono fissati o comunque indicati i limiti della “normalità”, più alto, e anche di molto, sarà il numero delle persone che si sottoporranno a uno dei diversi ed efficaci trattamenti farmacologici  (dai sartani ai bloccanti dei canali calcio, dai diuretici agli inibitori della formazione di angiotensina)  utilizzati per riportare l’ipertensione entro valori di normalità.

Le implicazioni, scrive il direttore dell’istituto Mario Negri Silvio Garattini nell’ultimo numero della newsletter dell’istituto, saranno “positive per le industrie farmaceutiche, ma negative per i pazienti che vengono trattati inutilmente, oltre che per le casse del Servizio sanitario nazionale. Il problema è particolarmente significativo per le persone anziane che sono particolarmente sensibili agli effetti collaterali dell’eccessiva diminuzione della pressione”.

“Mantenere la pressione massima entro i 160 rispetto a 160 e più riduce il rischio di morte, ictus ed eventi cardiaci” scrive il farmacologo, ricordando le principali evidenze scientifiche sull’ipertensione, che evidentemente ritiene opportuno e utile  richiamare.  “Mantenere la pressione massima a meno di 140 oppure la minima a meno di 85 riduce ma in modo non statisticamente significativo la mortalità e gli eventi cerebro e cardiovascolari. Mantenere la pressione a meno di 120 è vantaggioso per i pazienti che hanno un alto rischio di eventi vascolari, ma aumenta la probabilità di avere ipotensione o sincope“.

“Naturalmente queste considerazioni vanno inserite nella reale condizione clinica, perché spesso in pazienti che sono affetti da più di una patologia – diabetici con insufficienza renale, ad esempio – bisogna tener conto delle possibili interazioni con altri farmaci”  aggiunge Garattini, secondo il quale va sempre ricordato che “di fronte a un modesto aumento della pressione arteriosa, 150-160, non è necessario precipitarsi ad assumere farmaci, ma è bene modificare innanzitutto eventuali abitudini di vita scorrette”, ad esempio riducendo il sale nell’alimentazione o facendo maggior esercizio fisico. Regole di  buon senso e ben conosciute,  che “possono evitare trattamenti farmacologici a vita”, sottolinea Garattini, che conclude con  la madre di tutte le avvertenze: non fare mai nulla, in ogni caso, senza consultare il medico

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