CdS: “La ‘prevedibile espansione territoriale’ non basta a istituire una nuova farmacia”

CdS: “La ‘prevedibile espansione territoriale’ non basta a istituire una nuova farmacia”

Roma, 20 aprile – Con una sentenza del 10 aprile scorso (la n. 1678/2017, il cui testo è disponibile qui) il Consiglio di Stato ha respinto un appello proposto dal Comune di Trento contro la sentenza con la quale il Tribunale regionale di Giustizia amministrativa del Trentino, accogliendo il ricorso avanzato da un titolare di farmacia, aveva parzialmente annullato la deliberazione comunale di individuazione delle nuove sedi farmaceutiche, “cassando” in buona sostanza l’istituzione di un nuovo esercizio  nella stessa zona della farmacia del ricorrente.
Palazzo Spada, nel respingere l’appello del Comune, ha sostanzialmente condiviso le conclusioni del giudici  amministrativo di Trento, che avevano  ritenuto la delibera consiliare istituiva della sede in giudicato in parte qua viziata da carente istruttoria e insufficiente e contraddittoria motivazione. Condivisa, in particolare, l’insufficienza del richiamo a una “prevedibile futura espansione edilizia” dell’area in questione, basato su una pianificazione urbanistica non ancora pervenuta neanche alla fase dell’adozione (e che, annota la sentenza del CdS a conferma della giustezza delle conclusioni, “a tutt’oggi non risulta aver significativamente progredito”).
Sempre a conferma del giudizio del Trga di Trento, il Consiglio di Stato ha ritenuto il richiamo al dato della “popolazione fluttuante, ossia dei prevedibili utenti occasionali e di passaggio che potrebbero accedere al nuovo esercizio” inidoneo a modificare le conclusioni raggiunte in termini di evidente scarsa redditività economica del nuovo esercizio. I giudici di Palazzo Spada. al riguardo, osservano che – pur non essendo  il criterio della “sostenibilità economica un parametro imposto da norme di legge né discendente da un espresso autovincolo della stessa Amministrazione, come sottolineato dal Comune di Trento nel suo appello, non può disconoscersi che esso “costituisca un elemento cardine della motivazione del provvedimento impugnato: non perché si trattasse di un parametro vincolante imposto da previe norme (esterne o poste a monte dalla stessa Amministrazione comunale), ma perché è stato di fatto impiegato quale criterio di valutazione della convenienza e opportunità dell’istituzione delle nuove sedi farmaceutiche”,  ancorché facendone poi “un’applicazione incoerente e contraddittoria”.

Mentre alcune delle sedi originariamente proposte sono state soppresse (dal Comune, NdR)  proprio adducendone la prevedibilmente scarsa redditività economica alla luce dei parametri insediativi impiegati” si legge nella sentenza “non altrettanto è avvenuto per la nuova sede prevista in località Solteri (oggetto del contenzioso, NdR), per la quale, pur sussistendo condizioni analoghe (essendo destinata a sorgere in un’area scarsamente urbanizzata, nella quale apparivano sufficienti e adeguati gli esercizi già esistenti), si è ritenuto di confermarne l’istituzione in ragione di incerte e aleatorie previsioni di sviluppo futuro”.

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