Confindustria: “Nel Def rischio di tagli alla sanità, concorrenza da rilanciare”

Confindustria: “Nel Def rischio di tagli alla sanità, concorrenza da rilanciare”

Roma, 20 aprile – “Sui temi della concorrenza e delle liberalizzazioni non si registrano significativi passi in avanti. La legge annuale sulla concorrenza 2015 non è stata ancora approvata e alla nascita di nuovi ambiti, che si sono sviluppati grazie alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione dei processi industriali, non è seguito un tempestivo adeguamento del quadro regolatorio. Resta inoltre necessario l’ampliamento degli interventi di liberalizzazione in alcuni settori vitali per l’economia del Paese, come i servizi sanitari e le  professioni”.
È una delle valutazioni espresse davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato da Luca Paolazzi (nella foto), direttore del Centro studi di Confindustria, nel corso dell’audizione sul Def 2017, al termine della quale ha prodotto un articolato documento.

Per Confindustria, il risanamento delle finanze pubbliche e il rilancio dell’economia nazionale non possono che passare attraverso “la strada delle riforme strutturali, da perseguire con coraggio e determinazione”, attraverso  interventi “di qualità, di contenuto forte, senza tentennamenti, cedimenti, retromarce”.

Nell’ampio documento consegnato ai deputati e ai senatori del Bilancio, è presente un riferimento diretto al rischio-tagli in Sanità, con le percentuali stimate, ai minimi, della spesa rispetto al Pil. “Nel Def 2017 le previsioni di spesa sanitaria per il 2018 e il 2019 vengono ridotte rispetto alla nota di aggiornamento al Def del 2016, dello 0,2% per ciascuno dei due anni (rispettivamente al 6,5% del Pil dal 6,7% per il 2018 e al 6,4% dal 6,6% per il 2019). Pur rispettando gli obiettivi nominali di spesa condivisi con le Regioni e la dotazione del Fondo sanitario nazionale, ciò, inevitabilmente, rischia di avere due possibili effetti: da un lato, una ridotta disponibilità rispetto ai fabbisogni che potrebbe tramutarsi in “tagli” sui settori privati fornitori della sanità (o allungare i tempi di pagamento); dall’altro, un’ulteriore riduzione dei servizi sanitari pubblici per i cittadini, con conseguente crescita della spesa sanitaria privata».

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