Italia, sei milioni scelgono il gluten free per moda, sprecati 100 mln all’anno

Italia, sei milioni scelgono il gluten free per moda, sprecati 100 mln all’anno

Roma, 15 maggio – Che dietro alcune “mode” presuntivamente salutistiche si celino, in realtà, le più prosaiche ragioni del business non è certo una novità: il “naturale” prima, il “biologico” poi e più recentemente il verbo del “veggy is better” sono esempi eclatanti di come in nome della salute si sviluppino fiorentissimi mercati e lauti affari. Accade anche per i prodotti gluten free,  il cui mercato è in fortissima espansione ormai da anni, spinto anche dalle “testimonianze” di celeb planetarie  (Lady Gaga, Gwyneth Paltrow e Victoria Beckham, solo per fare qualche nome) che hanno bandito dalle loro tavole tutti gli alimenti contenenti glutine, pur non essendo celiache, convinte di guadagnare così in salute e restare in forma più facilmente.

Che poi – dati scientifici alla mano – non esista alcuna prova di un reale “guadagno” in salute, è cosa che sembra non interessare davvero gli adepti del gluten-free, in grande crescita anche in Italia. Nel nostro Paese ogni anno si spendono 320 milioni di euro per prodotti senza glutine, ma di questi solo 215 derivano dagli alimenti erogati per la terapia dei pazienti celiaci: i restanti 100 e più sono il pesante contributo che i circa 6 milioni di italiani celiaci ‘per moda’ (secondo i dati Nielsen diffusi dall’Aic, l’Associazione italiana celiachia in occasione della Settimana nazionale della celiachia, cominciata sabato scorso per concludersi il 21 maggio) sacrificano ogni anno, sostanzialmente sprecandoli, sull’altare del senza glutine.

La Settimana nazionale in corso in questi giorni, patrocinata dalla Associazione nazionale dietisti (Andid) e  dedicata quest’anno alla nutrizione e all’educazione alimentare per vivere al meglio una dieta che per i celiaci non è una scelta alimentare ma l’unica terapia possibile, è finalizzata a informare sulle regole per una corretta alimentazione senza glutine e sugli eventi speciali organizzati dalle sezioni regionali di Aic. Al riguardo, è stato anche creato un sito dedicato,  www.settimanadellaceliachia.it, dove sarà possibile informarsi online, anche rivolgendo domande a medici e dietiste, a disposizione dei cittadini attraverso mail e chat.

Oggi milioni di persone scelgono di eliminare il glutine dalla propria dieta per seguire la moda del momento, un’idea rafforzata dai sempre più numerosi personaggi noti, non celiaci, che seguono la dieta gluten-free e lo dichiarano pubblicamente nell’erronea convinzione che garantisca un maggior benessere o che faccia dimagrire”  spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic. Nessuna ricerca ha finora dimostrato qualsivoglia effetto benefico per i non celiaci nell’alimentarsi senza glutine, anzi. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che  in chi non è celiaco l’esclusione del glutine è inutile”.

“Come evidenziano dati appena pubblicati dal British Medical Journal – aggiunge  Marco Silano, coordinatore del board scientifico di Aic e direttore del Dipartimento Nutrizione dell’Istituto superiore di sanità  – Uno studio che ha  seguito oltre 110 mila uomini e donne per 26 anni ha evidenziato che nei non celiaci l’esclusione del glutine non riduce il rischio cardiovascolare, come alcuni sostenevano ritenendo che incrementasse il livello generale di infiammazione anche in chi non è intollerante: gli autori hanno anzi scoperto che l’alimentazione gluten-free nei non celiaci si associa a una riduzione del consumo di cereali integrali, con possibili effetti negativi proprio sul rischio cardiovascolare”.

La dieta senza glutine è invece essenziale per i pazienti celiaci: in Italia si stimano circa 600 mila casi, pari all’1% della popolazione, ma i diagnosticati ad oggi sono appena 190 mila. Il 70% dei celiaci non sa di avere questo problema, al contrario il 99% della popolazione che non è celiaca sembra appassionarsi a una vita gluten-free.

Per tutti i pazienti la dieta senza glutine non è una scelta alimentare ma l’unica terapia, vero e proprio “salvavita”. La celiachia infatti è una malattia irreversibile e chi ne soffre deve nutrirsi senza glutine per tutta la vita, in ogni circostanza” conferma Di Fabio.Con questa finalità, il Servizio sanitario nazionale eroga ai pazienti celiaci i prodotti dietetici senza glutine fino a un tetto massimo di spesa pari,  in media,  a 90 euro/mese per paziente. I celiaci hanno faticosamente conquistato diritti e tutele fondamentali che rischiano di essere messe in discussione dal diffondersi della moda del senza glutine tra i non celiaci, che svilisce e banalizza la malattia e le difficoltà di chi ne soffre. La moda dei cibi gluten-free può portare a ritardo o a mancate diagnosi, in quanto chi si mette a dieta senza glutine, senza una diagnosi precisa, rischia di vanificare la possibilità di scoprire se la celiachia sia la vera causa dei propri malesseri”. 

Altro obiettivo della Settimana nazionale è quello di informare i pazienti e aiutarli ad avere una dieta varia, gustosa e sana grazie a poche, semplici regole: la dieta di esclusione deve essere seguita per tutta la vita, ma è importante sapere, per esempio, che il numero di alimenti “permessi” è di gran lunga superiore a quello dei cibi proibiti. “La dieta del celiaco può e deve essere il più possibile varia, includendo soprattutto alimenti naturalmente privi di glutine quali mais, riso, grano saraceno, miglio, quinoa, amaranto e altri cereali minori e pseudocereali, oltre a verdura, frutta, legumi, latte e derivati, uova, carne e pesce” interviene Ersilia Troiano, presidente AndidLa scelta degli alimenti deve avvenire considerando i quantitativi complessivi di macro e micro nutrienti e fibre consumati quotidianamente. Non vanno demonizzati o esaltati specifici alimenti, ma va prestata attenzione alla composizione nutrizionale dei prodotti trasformati imparando a leggere l’etichetta nutrizionale, obbligatoria per legge. A casa è abbastanza semplice preparare pasti senza glutine, quando invece si mangia fuori occorre fare particolare attenzione, spiegando la propria condizione e informandosi sugli ingredienti dei piatti”.

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