Conferma del Consiglio di Stato: anche i Sop possono essere oggetto di pubblicità

Conferma del Consiglio di Stato: anche i Sop possono essere oggetto di pubblicità

Roma, 17 maggio – Una delle tante specificità del nostro Paese  quella che rendeva possibile sul nostro mercato la compresenza di farmaci senza ricetta in parte ammessi alla pubblicità al grande pubblico (gli Otc) e in parte no (i Sop) – sembra essere arrivata al capolinea. Una sentenza del Consiglio di Stato di qualche giorno fa (la n. 2217 del 12 maggio) ha infatti confermato che anche i Sop, ovvero i farmaci senza obbligo di prescrizione ma non appartenenti alla categoria dei medicinali di automedicazione, possono essere ammessi a pieno titolo alla pubblicità,  ribadendo in questo modo i contenuti della sentenza del Tar Lazio n. 7539 del 30 giugno 2016,   secondo la quale “…nessuna previsione di legge è intervenuta a stabilire rigorosamente i requisiti e le caratteristiche in forza dei quali nell’ambito della categoria dei farmaci non soggetti a prescrizione medica potesse essere individuata una categoria oggetto di pubblicità” (cfr. RIFday del 4 luglio 2016).

Quella pronuncia dei giudici amministrativi del Lazio, come si ricorderà, era stata impugnata dal ministero della Salute, intenzionato a mantenere la distinzione ai fini dell’accesso alla pubblicità, “anomalia” tutta italiana, dal momento che le norme europee prevedono il divieto di pubblicità rivolta al pubblico per i soli farmaci soggetti a prescrizione medica.

I giudici di Palazzo Spada non solo hanno rilevato – come già il Tar Lazio – che nell’ordinamento italiano non esiste un espresso divieto alla pubblicità dei medicinali Sop, ma hanno anche precisato che laddove norme nazionali introducessero divieti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla direttiva europea  2002/83, si sostanzierebbe un serio rischio di incompatibilità con le leggi comunitarie.

Gli interessi superiori della tutela della salute pubblica, invocati dal ministero della Salute con l’obiettivo di preservare la distinzione Sop-Otc in materia di pubblicità – potrebbero trovare adeguata risposta con strumenti diversi, ad esempio utilizzando cautele maggiori e indicazioni più stringenti in sede di autorizzazione alla pubblicità.
La prassi tutta e solo italiana di distinguere Sop e Otc sulla base della possibilità di ammetterli o meno alla pubblicità al grande pubblico, dunque, è inevitabilmente destinata a lasciare il posto a un riallineamento con le norme vigenti in tutti gli altri Paesi europei, dove il divieto di  pubblicità al pubblico vale soltanto per i  medicinali sottoposti all’obbligo di ricetta medica.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi