Concorrenza, evitato in zona Cesarini il rinvio del ddl, sarà in Aula il 1° agosto

Concorrenza, evitato in zona Cesarini il rinvio del ddl, sarà in Aula il 1° agosto

Roma, 28 luglio – Con un’accelerazione arrivata proprio in zona Cesarini, il ddl Concorrenza sembra essere finalmente riuscito a tirarsi fuori dalla palude che sembrava condannarlo per l’ennesima volta al destino di un ennesimo rinvio, che sarebbe stato quasi certamente esiziale per le sue sorti. Quanti confidavano proprio in questa eventualità e si accingevano a brindare, dunque, dovranno probabilmente rimettere in frigo le bottiglie.

Impantanato in Commissione Industria per il mancato arrivo della relazione tecnica di passaggio del provvedimento dalla Camera al Senato, che impediva alla Commissione Bilancio di formulare il suo parere sul ddl e i relativi emendamenti (il nostro giornale ne ha ampiamente riferito ieri), il provvedimento rischiava seriamente, in effetti, di mancare l’appuntamento con l’esame e il voto dell’Aula, già da tempo in calendario nelle sedute dal 1° al 3 agosto prossimi.

Ieri, però, un colpo di reni dell’ultima ora ha sbloccato la situazione: dopo l’annuncio del presidente Giorgio Tonini dell’arrivo della “relazione tecnica sul testo come modificato durante la seconda lettura”, materializzatasi  quasi d’incanto  solo all’ultimo minuto, la Commissione Bilancio ha potuto procedere nella sua seduta di ieri mattina (anticipata per l’occasione alle 8.30) a esprimere il dovuto parere sul ddl Concorrenza e i relativi emendamenti. Secondo previsioni e attese l’esito: parere non ostativo per il testo e per la maggior parte degli emendamenti. Solo due proposte correttive delle 15 rimaste dopo il vaglio di ammissibilità sono state infatti bocciate. Per opportuna documentazione, in ogni caso, proponiamo qui l’estratto del resoconto di seduta relativo al parere sul ddl 2085 B.

Ottenuto il necessario parere della 5a Commissione, la Commissione Industria, convocata alle 10.20, ha dunque potuto procedere a tamburo battente a concludere l’esame in sede referente del testo e – al termine di una seduta molto contrastata e durata più di un’ora (un tempo biblico, per gli standard dei lavori di Commissione) – lo ha approvato senza modifiche rispetto al testo pervenuto da Montecitorio, bocciando dunque tutte le proposte emendative.

Ne consegue che il provvedimento, sia pure per il rotto della cuffia, sarà in Aula nei tempi previsti: secondo quanto annunciato dal vicepresidente del senato Maurizio Gasparri, il ddl sarà incardinato in Aula a Palazzo Madama “martedì 1 agosto alle 11, quando inizierà la discussione”. Il termine per gli emendamenti è stato fissato per oggi, 28 luglio, alle 13, ed è possibile che l’esame del provvedimento si concluda nella stessa giornata di martedì. Per il voto è atteso il ricorso alla questione di fiducia da parte del Governo.

Ma, come si dice, non è stata una passeggiata: come annunciato, il presidente della Commissione Mucchetti non si è reso disponibile ad accettare supinamente il voto negativo sugli emendamenti, sostenendo fino all’ultimo i due a sua firma e “tirandosi” dietro non pochi membri della Commissione. Le argomentazioni di Mucchetti (già proposte in sintesi dal nostro giornale nei giorni scorsi) sono a tutti gli effetti un j’accuse nei confronti del Governo, le cui incertezze sono state a suo giudizio la causa principale del lungo e ondivago iter del provvedimento e dei suoi deludenti contenuti, che –  accanto a norme positive –  propongono anche “norme a favore di interessi organizzati o di monopoli”, andando in direzione contraria alla promozione della concorrenza.  

La “tirata” di Mucchetti  e il dibattito che ne è seguito meritano certamente attenzione, anche a memoria futura: chi volesse, può leggerli nel resoconto della seduta di ieri, a questo link. Per il poco che può valere il parere del cronista, non è tempo perso.

Le divisioni della maggioranza sugli emendamenti in materia di energia e assicurazioni a firma Mucchetti, in ogni caso, non sono state sufficienti a far sì che le proposte correttive del presidente della Commissione venissero approvate, eventualità che avrebbe costretto il provvedimento a tornare a Montecitorio per una quinta lettura, per la quale probabilmente non ci sarebbe stato più il tempo nel breve scampolo di legislatura che resta.

Alla fine, grazie all’astensione dal voto – che a Palazzo Madama corrisponde a voto contrario –  dei membri della Commissione di centrodestra, anche gli emendamenti di Mucchetti sono stati infatti bocciati, così come tutti gli altri, e il ddl concorrenza ha potuto spiccare il salto verso l’Aula nel testo approvato alla Camera.

Inevitabili gli scambi di battute, anche duri, tra i relatori (Luigi Marino di Ap e Salvatore Tomaselli del Pd)  e Mucchetti. Severo, in particolare, il giudizio di Tomaselli, che ha imputato al presidente della Commissione, suo collega di partito, la decisione di “una scelta sbagliata di natura strumentale, volta a far saltare il provvedimento che pur con i suoi limiti è utile per il Paese”.
Più contenuti ma non meno critici i toni di Marino, dispiaciuto per una conclusione dei lavori in Commissione che, a suo giudizio, “non valorizza il lavoro fatto”, a causa di una “eccessiva drammatizzazione”, ma quel che conta, per il senatore di Ap, è che il ddl abbia staccato il biglietto per l’Aula. “Speriamo che l’Assemblea lo approvi in via definitiva, visto che si tratta di un buon provvedimento” ha affermato Marino, che nonostante la valutazione positiva riconosce che il ddl  “ha qualche limite ma c’è tempo per poterlo aggiustare”.

Affermazione che, per Mucchetti, non ha alcun addentellato con la realtà, come ha avuto modo di chiarire in Commissione: “È un’illusione l’idea, sostenuta ancora oggi, che ci possa essere, prima della fine della legislatura, un ulteriore provvedimento – anche d’urgenza – in tema di concorrenza, volto a modificare o integrare il disegno di legge, correggendo le norme problematiche o addirittura errate che per diffusa consapevolezza si riconosce vi sono contenute” ha spiegato il presidente della 10a, aggiungendo che semmai questa soluzione avrebbe avuto senso e spazi di praticabilità quando era stata proposta nel corso della precedente lettura al Senato, “quando la previsione di una doppia fiducia nei due rami del Parlamento la rendeva compatibile con i tempi della legislatura”. Un percorso che però non è stato praticato, “non per responsabilità del Senato, che ha rinunciato ad apportare i miglioramenti al testo resi necessari dal tempo trascorso tra la conclusione dell’esame in sede referente e l’avvio della discussione in Assemblea”, ha detto Mucchetti, ma per “votare la fiducia posta dal Governo”. Poi è andata come è andata, con la Camera che – non rispettando il patto di un’immediata approvazione del provvedimento – ha introdotto modifiche al testo, costringendo il Senato alla quarta lettura, tra fibrillazioni politiche e polemiche varie protrattesi fino a ieri che, probabilmente, non si sopiranno neppure dopo l’ormai molto prossima approvazione della prima legge annuale (?) sul mercato e la concorrenza del nostro Paese.

I contenuti del provvedimento, dunque, restano quelli del testo approvato a Montecitorio giusto un mese fa, che contiene anche le misure destinate alle farmacie, su tutte la previsione dell’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie, contenute nei commi dal 157 al 166. Una loro sintesi è contenuta in questo articolo del nostro giornale.

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