Ddl Lorenzin, un emendamento fa chiarezza sul punteggio rurali

Ddl Lorenzin, un emendamento fa chiarezza sul punteggio rurali

Roma, 25 ottobre – Detto, fatto. L’annuncio di ieri mattina del sottosegretario alla Salute Davide Faraone (nella foto), che – rispondendo a un’interrogazione del deputato di Forza Italia Roberto Occhiutoaveva assicurato la  “ferma intenzione del dicastero” di sostenere l’approvazione di una disposizione normativa di interpretazione autentica per dirimere, nell’ambito del concorso straordinario per l’assegnazione di sedi farmaceutiche, la velenosa questione dei criteri di attribuzione dei punteggi per il servizio svolto nelle farmacie rurali, ha trovato un’immediata concretizzazione nel pomeriggio.

La Camera, impegnata nell’esame in Aula del ddl Lorenzin su sperimentazione clinica e riordino delle professioni sanitarie, ha infatti approvato nel pomeriggio di ieri un emendamento (firmataria la deputata di Ap Rosanna Scopelliti)  finalizzato a introdurre nel provvedimento una disposizione normativa di interpretazione autentica che chiarisce, senza lasciare spazio a dubbi, che anche per il concorso straordinario per l’assegnazione di sedi farmaceutiche dovranno valere i criteri di attribuzione dei punteggi maggiorati per l’attività svolta nelle farmacie rurali.

Non viene dunque seguito  – come peraltro aveva preannunciato Faraone nel suo intervento in mattinata – l’orientamento espresso dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 5667 del 14 dicembre 2015,  secondo  la quale la maggiorazione prevista per l’attività svolta nelle farmacie rurali non va inclusa nel tetto dei 35 punti complessivi previsti per la valutazione dell’attività professionale, ma va sommata. Una interpretazione disattesa in ragione del fatto  che essa porterebbe a privilegiare coloro che hanno un’anzianità più bassa e a penalizzare, invece, coloro che sono in possesso di un’anzianità superiore, “con conseguenze abnormi – aveva osservato in mattinata Faraone – sul piano della razionalità e dell’imparzialità”.

Lo stesso sottosegretario aveva fatto riferimento all’esistenza dell’ipotesi emendativa,  assicurando “il convinto e forte sostegno del Ministero” ed  esprimendo l’auspicio di un’approvazione “unitamente all’intero disegno di legge”.

L’emendamento, in effetti, è stato accolto, ma il ddl Lorenzin, ormai giunto alla battute finali, deve ancora superare lo scoglio rappresentato dall’art. 4 di riordino degli Ordini professionali, che ieri è stato per il momento accantonato, mentre sono stati approvati tutti gli altri articoli (con qualche significativa novità di interesse diretto per le farmacie, come la soppressione dell’art. 16 del testo, che conteneva tre disposizioni significative: la modifica all’art. 102 del Tuls per consentire l’esercizio cumulativo in farmacia di altre professioni sanitarie, esclusa quella medica, nella prospettiva della farmacia dei servizi; l’allungamento da 6 mesi a 4 anni del termine entro il quale gli eredi del titolare devono provvedere alla cessione della farmacia  e, infine, una norma sulla direzione della farmacia, che avrebbe consentito la sostituzione del direttore con un farmacista iscritto all’albo nel caso in cui il primo avesse raggiunto l’età pensionabile).

La questione del riordino della disciplina degli Ordini delle professioni si riproporrà inevitabilmente oggi, alla ripresa dei lavori dell’Aula alle 9.30. Il relatore del provvedimento, Mario Marazziti, in un’intervista a sanita24, fa riferimento all’esistenza di “emendamenti ragionevoli che sgombreranno il campo dagli equivoci”, professando ottimismo. Ma resta da vedere se e quanto peseranno sui deputati le dure prese di posizione di medici e odontoiatri prima e dei farmacisti poi contro l’attuale testo dell’art. 4. La Fnomceo ha infatti duramente protestato contro i contenuti dell’articolo, in particolare le norme introdotte in Commissione sui limiti ai mandati e sull’obbligo per i revisori dei conti di essere iscritti al Registro, considerati un attacco all’autonomia degli ordinamenti professionali, che – a giudizio delle sigle professionali mediche – verrebbero di fatto subordinati alle ingerenze della politica.

Critiche e proteste sono arrivate anche dalla Fofi,  secondo la quale le novità introdotte in Parlamento all’art. 4 “non vanno nella direzione di una riforma degli Ordini delle professioni sanitarie, ma sono di fatto un elemento di paralisi della loro attività, in contraddizione anche rispetto alle istanze di ricambio e di alternanza che pure vengono presentate a supporto di queste misure”.

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