Ruggiero (Lpi): “Da delisting, fascia C e servizi in parafarmacia risparmi di centinaia di milioni”

Ruggiero (Lpi): “Da delisting, fascia C e servizi in parafarmacia risparmi di centinaia di milioni”

Roma, 27 ottobre – Liberalizzazioni e delisting, se ne tornerà a parlare, e presto. Ad affermarlo è Ivan G. Ruggiero,  presidente di Libere parafarmacie italiane, dopo gli incontri del 25 ottobre scorso con la deputata “civica” Adriana Galgano e il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

Quest’ultimo, in particolare, secondo quanto riferisce lo stesso Ruggiero in una nota alla stampa, ha assicurato alle parafarmacie tutto il sostegno della sua associazione per perseguire l’obiettivo.

Liberalizzare significa generare concorrenza e di conseguenza abbassare i prezzi dei farmaci” afferma il presidente di Lpi, aggiungendo che misure come delisting, allargamento della distribuzione dei farmaci di fascia C alle parafarmacie e istituzione della farmacia non convenzionata porterebbero ai cittadini risparmi considerevoli.

Ruggiero li quantifica: “La liberalizzazione dei farmaci di fascia C genererebbe un risparmio che va dai 450 milioni ai 900 milioni di euro annui” afferma il presidente Lpi. “Il delisting avrebbe un duplice effetto, da una parte genererebbe risparmi sulla spesa pubblica pari a circa 774 milioni di euro annui e dall’altra attraverso un’azione di miglioramento della cultura dell’automedicazione, genererebbe risparmio sulle visite presso gli ambulatori medici di circa 985 milioni di euro, secondo stime I-Com del 2017”.

Un altro importante capitolo è quello che Ruggiero definisce della “parafarmacia dei servizi”, ovvero la prospettiva di affidare anche a questi esercizi condotti da farmacisti iscritti all’Albo professionale sia alcune delle “attività di sportello” del Ssn come la prenotazione di visite specialistiche Cup e il pagamento di eventuali ticket, sia la possibilità di effettuare prestazioni analitiche di prima e seconda istanza, come esami del sangue e l’uso di vari dispositivi di controllo.

“L’Italia spende in servizi di Cup in sanità pubblica, esclusi ospedali e altre strutture private, circa 750 milioni di euro annui” afferma al riguardo Ruggiero. “Circa il 50% di questa cifra viene speso in servizi di call-center, affidati di norma a outsourcer privati. Secondo stime dell’Osservatorio Netics, trasformare gradualmente i Cup, nell’arco di uno-due anni, in strutture capaci di gestire l’insieme delle relazioni col paziente, utilizzando strumenti di patient relationship management, porterebbe a vantaggi considerevoli. La reingegnerizzazione dei processi di prenotazione delle prestazioni, riducendo i costi di gestione dei Cup, ampliando ad altri soggetti come le parafarmacie, la gestione del Cup, porterebbe a un risparmio dei costi di circa 150 milioni anno”.

Sul punto dei servizi, però, pesa il precedente della legge regionale del 16 maggio 2016, n. 11, che consentiva anche alle parafarmacie l’utilizzo di apparecchiature di autodiagnostica rapida per il rilevamento di prima istanza dei valori di trigliceridi, glicemia e colesterolo totale, ma fu bocciata lo scorso aprile dalla sentenza della Corte costituzionale n. 66/17.

È vero, la Consulta ha bocciato la legge regionale del Piemonte, ma nulla vieta che potremmo ripresentare emendamenti e proposte di legge in tal senso” afferma al riguardo Ruggiero “anche perché l’Antitrust ha espresso numerosi pareri favorevoli sui servizi in parafarmacia, osservando anzi che limitarli significherebbe discriminarci e porre in essere atti di lesiva concorrenza”.

Del resto, se Anci e Fieg siglano protocolli per trasformare le edicole in centri di servizi dove sarà possibile pagare il ticket e prenotare visite mediche, non si capisce davvero, per Ruggiero, “quali siano i motivi ostativi a portarli nelle parafarmacie, dove vige la figura del farmacista, garante della salute pubblica del cittadino”.

Volano per l’economia del Paese e, a un tempo, concreta speranza per i cittadini di risparmiare sulle spese sanitarie pubbliche e private. Questo, a giudizio di Ruggiero, possono essere le parafarmacie, a patto che vengo loro consentito di esserlo, come Lpi continua a chiedere:  “Una nuova governance del sistema farmaceutico non può ignorare le parafarmacie” conclude infatti Ruggiero. “Sarebbe da folli, non ci stancheremo mai di dirlo”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi