Congresso Aiom: “Il cancro si può guarire, ma serve una santa alleanza”

Congresso Aiom: “Il cancro si può guarire, ma serve una santa alleanza”

Roma, 30 ottobreSolo in Italia, in una delle sue svariate forme, il cancro colpisce mille persone ogni giorno, per un totale di 369.000 nuove diagnosi all’anno. Ma se la diagnosi, fino a qualche anno fa, corrispondeva a una sentenza di condanna, oggi la patologia presenta tassi di guarigione sempre più elevati e sfiorano ormai i tre milioni e mezzo i cittadini che nel nostro Paese hanno superato la malattia (nel 2010 erano 2,5 milioni)  e vivono in molti casi con una accettabile qualità della vita.

A fare il punto sui tumori è stato il 19° congresso nazionale dell’Aiom, l’Associazione italiana di Oncologia medica, che si è concluso ieri a Roma con la proposta di una “santa alleanza” contro la malattia tra istituzioni, medici, pazienti e industria, che è già realtà in tante situazioni, ma che ha bisogno di risposte più univoche ed efficaci su tutto il territorio nazionale.

“L’assistenza oncologica in Italia funziona bene” ha detto il presidente Aiom Carmine Pinto (nella foto), all’atto finale della sua presidenza (durante il congresso, il testimone è infatti passato a Stefania Gori) “ma c’è bisogno di processi assistenziali organizzati e di una soluzione definitiva per la gestione dei farmaci”.

Sono proprio le nuove terapie ad altissimo costo – in particolare quelli alla base delle nuove terapie biologiche e immunologiche – a porre seri problemi di sostenibilità, come è stato evidente soprattutto negli ultimi due anni, quando si è temuto un tracollo del sistema, con il rischio (ricordato da Pinto) di non riuscire a permettere a tutti i pazienti l’accesso alle nuove molecole, alcune delle quali determinanti per dare una speranza di vita ai malati.

Si è pensato a una ulteriore tassa sulle sigarette, causa di una quota elevata di tumori (in pratica tutti quelli al polmone), proposta poi accantonata, anche perché  la situazione è stata fronteggiata – con uno sforzo del sistema sanitario – attraverso la costituzione di un fondo per il farmaci oncologici innovativi da mezzo miliardo che si è rivelato sufficiente a coprire l’ingente spesa farmaceutica legata ai tumori.

Il problema della sostenibilità, però, si riproporrà l’anno prossimo e la prospettiva della tassa sulle sigarette (un centesimo l’una), come ha ricordato la stessa ministra della Salute Beatrice Lorenzin,  rimane aperta. La misura, ha spiegato la titolare del ministero, prima o poi dovrà essere introdotta. E le preoccupazioni di chi ipotizza che un aumento del prezzo delle sigarette possa portare a una contrazione delle vendite e, per conseguenza, a meno entrate per le casse dello Stato non reggono di fronte alla considerazione che il vantaggio economico di una diminuzione dell’impatto sociale dei tumori al polmone sarebbe di gran lunga più conveniente per il Paese e i suoi bilanci pubblici.

La questione costi, però, non riguarda ovviamente solo i farmaci, ma anche quelli sociali e sanitari correlati alla malattia, a partire dai test che sono sempre più efficaci e precisi, ma anche più onerosi e che vanno ovviamente pagati a tutti i cittadini che ne hanno bisogno, compresi tutti quelli per cui gli esami stessi escluderanno la malattia.

Pinto ha sottolineato la necessità di strategie terapeutiche unificate e di lanciare un progetto a lungo termine per continuare a monitorare i nuovi farmaci e la loro efficacia anche dopo la registrazione. Questo al fine di conoscere il più rapidamente possibile gli effetti positivi (ma anche quelli negativi o inutili) delle diverse molecole, così da “mirare” meglio il loro uso e  metterle a disposizione di tutti i pazienti che ne hanno davvero necessità, senza sprechi di risorse.

Da qui la proposta della “santa alleanza” cui si è già fatto cenno, che dovrà perseguire l’obiettivo (realistico) della guarigione dalle patologie tumorali o quantomeno la cronicizzazione di tutte o quasi le forme più importanti.

In questo senso, ha spiegato Pinto, diventano fondamentali sia la prevenzione primaria in termini di stili di vita (no al fumo, alimentazione adeguata, movimento e sport) sia gli screening che permettono di individuare la malattia agli stadi iniziali, quando è più facile intervenire.

Ma un ruolo fondamentale lo gioca anche la comunicazione, che deve avere come primo obiettivo quello di  far sapere all’intera opinione pubblica (oltre all’importanza cruciale della prevenzione) che dal cancro oggi si può guarire. Per quanto si ritenga che sia una nozione ormai diffusa, tutti i sondaggi dimostrano invece che resiste lo stigma della “malattia incurabile”, tanto che ancora troppo spesso alla diagnosi di tumore le reazioni dei pazienti colpiti e delle loro famiglie sono di paura primordiale.

Il congresso è stato anche l’occasione per ricordare i numeri più importanti sul cancro in Italia: nel 2014 (ultimo dato complessivo disponibile)  sono morte di cancro nel nostro Paese 177.301 persone (99.412 uomini e 77.889), cifra che fa dei tumori la seconda causa di morte (29%) dopo le malattie cardiovascolari (37%). Polmone, colon e retto, mammella, pancreas e fegato, nell’ordine, sono quelli che causano il maggior numero di decessi.

Nel 2016 le nuove diagnosi sono state 369 mila, con un decremento di 2.400 negli uomini e un aumento di 7.015 nelle donne (soprattutto polmone e seno). Ma – e qui cominciano i segnali positivi – la speranza di vita per chi si ammala di cancro è oggi decisamente più elevata di 25 anni fa. Chi si è ammalato di cancro nel 1990/94 era ancora vivo dopo 5 anni nel 39% dei casi se uomo e nel 55%, se donna. La percentuale di sopravvivenza è salita al 54% (uomini) e 63% (donne) per chi ha avuto la diagnosi tra il 2004 e il 2009, e il dato, sulla base delle rilevazioni disponibili, risulta ulteriormente migliorato negli ultimi anni.

La media di sopravvivenza a cinque anni, dunque, si attesta intorno al 60% prendendo l’insieme di tutti i tipi di tumori. In particolare, si va dal testicolo (90% di sopravvivenza a 5 anni), prostata (89%), mammella (86%), melanoma (85%), vescica (78%), corpo dell’utero (76%), laringe (69%), cervice dell’utero (68%), rene (67%), colon (61%).

Sotto il 50 per cento restano sette tipi di tumori: testa e collo (44% di sopravvivenza a 5 anni), ovaio (38%), stomaco (32%), fegato (16%), polmone (14%), esofago (11%), pancreas (7%).

In tutti i principali tipi di tumori, tra l’altro, l’Italia si colloca tra i 5 e i 10 punti al di sopra della media europea per quanto riguarda la sopravvivenza.

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