Garavaglia (Regioni): “Mancano 1,3 mld  per il rinnovo di contratti e convenzioni”

Garavaglia (Regioni): “Mancano 1,3 mld per il rinnovo di contratti e convenzioni”

Roma, 30 ottobre –  L’allarme arriva da Massimo Garavaglia, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità (nella foto):  per il rinnovo dei contratti mancano le risorse necessarie, e cioè almeno un miliardo e trecento milioni. Se si vuole chiudere la partita, dunque, è necessario che queste risorse siano introdotte nella prossima manovra finanziaria del Governo.

“Si può chiudere il rinnovo contrattuale per la dirigenza sanitaria, il comparto e la convenzione” ha affermato Garavaglia “ma se il Governo e il Parlamento non metteranno le risorse, pari a circa un  miliardo e trecento milioni, non se ne farà nulla”.

Il Comitato di settore Regioni-Sanità ha inoltre “apportato gli ultimi ritocchi agli atti di indirizzo, per noi si può chiudere e fare il nuovo contratto ma senza risorse non si chiude, si rinvia al prossimo anno”.

Garavaglia ha anche ricordato i 604 milioni di tagli al Fondo sanitario che le Regioni a statuto ordinario hanno pagato lo scorso anno per conto di quelle a Statuto speciale.

Un immediato commento alle dichiarazioni di Garavaglia è arrivato da Anaao Assomed, il sindacato dei dirigenti medici. “Senza soldi non si cantano messe. E nemmeno si firmano contratti di lavoro. Le dichiarazioni bellicose del presidente del Comitato di settore, organo tecnico delle Regioni,  sul finanziamento (mancato) del rinnovo dei contratti e convenzioni  nella Legge di bilancio 2018 cadono in un clima surreale” afferma la sigla sindacale in una nota.

“Colpisce il silenzio della politica, sia della Commissione Salute che della presidenza della Conferenza delle  Regioni, sia del Governo che del ministro della Salute” continua l’Anaao “ancora una volta distratta sulle sorti del patrimonio civile e professionale che le è stato affidato. Non ci si accorge del disagio di 650.000 addetti alla tutela di un bene prezioso come la salute dei cittadini, che aspettano da 8 anni di poter discutere le condizioni del proprio lavoro”.
Secondo l’Anaao, “la verità è che le politiche della salute non sono presidiate da interessi collettivi, quanto da familismi, lobbies e interessi elettorali, come dimostra il recente proliferare di professioni sanitarie con i relativi Ordini. La rabbia crescente di chi lavora nella sanità pubblica, destinatario di un malus costituito da impoverimento delle retribuzioni e peggioramento delle condizioni di lavoro a fronte di bonus elargiti a piene mani dalla legge di
bilancio 2018, rappresenta una variabile non marginale in una competizione elettorale già iniziata. Ma davvero qualcuno della maggioranza pensa di andare a votare con il caos nella sanità pubblica?”

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