Misasi su mancata modifica del 102 Tuls: “Da Federfarma silenzio assordante”

Misasi su mancata modifica del 102 Tuls: “Da Federfarma silenzio assordante”

Roma, 6 novembre – La “bocciatura” dell’emendamento al ddl Lorenzin volto a modificare l’art. 102 del Testo unico delle Leggi sanitarie, eliminando il divieto di esercizio di altre professioni sanitarie (come ad esempio quelle dell’infermiere e del fisioterapista) in farmacia, mantenendolo solo per i professionisti abilitati alla prescrizione di medicinali, ha fornito a Farmacia Indipendente, il gruppo di opposizione costituitosi nel perimetro del sindacato nazionale dei titolari di farmacia guidato da Alfonso Misasi (nella foto)Alfredo Orlandi, il pretesto e l’occasione per un altro affondo polemico contro la nuova dirigenza.

Sotto accusa, questa volta, è il “silenzio assordante” che i vertici di Federfarma avrebbero opposto nei confronti della vicenda e, soprattutto, del suo merito. “Ferma restando la contrarietà alla volontà del Parlamento  di mantenere in vita una norma obsoleta e superata e l’apprezzamento per quanto fatto finora dal nostro presidente Andrea Mandelli per modificarla” scrivono Misasi e Orlandi “non vorremmo di buttasse, come al solito, il bambino con l’acqua sporca perseverando in una interpretazione restrittiva e superata dell’art 102 del Tuls”.

I due dirigenti sindacali fanno riferimento al dispositivo di una sentenza del Tar Umbria (la n. 421 del 25 luglio 2014), che  affermava che – essendo il divieto disposto dall’art. 102 riferito alla persona del farmacista, al quale è preclusa l’attività   di tecnico audioprotesista – “nella  descritta  normativa  statale  di riferimento  (così  come  in  quella  regionale  per  quanto  di  competenza)  non  è ravvisabile alcun divieto per lo svolgimento dell’attività di tecnico audioprotesista da  parte  di  tecnico  abilitato  presso  strutture  in  cui  si  svolgono  differenti  attività  commerciali sanitarie e non sanitarie quali farmacie, parafarmacie, sanitarie, studi medici e ambulatori”.

Orlandi e Misasi  richiamano anche una successiva sentenza dei giudici amministrativi, quella del Tar Brescia n. 1692 del 5 dicembre 2016, che riprende la citata pronuncia del Tar Umbria, con conclusioni che vanno ancora oltre, affermando in sintesi che iniziative che prevedano la stessa presenza di medici in farmacia (nel caso di specie il riferimento era a un ginecologo incaricato di piccole campagne di prevenzione) non sono proibite in assoluto, ma possibili “solo che si adottino corrette modalità: a riprova, per comune esperienza che tali azioni di prevenzione si realizzano regolarmente senza problematiche di sorta”.

I due richiami giurisprudenziali, è il sottinteso della nota diffusa da Farmacia Indipendente, è che (art. 102 Tuls o meno) restano del tutto aperte le prospettive dei servizi in farmacia resi attraverso la collaborazione, pienamente legittima anche a legislazione vigente, di altre figure professionali sanitarie.

“I farmacisti che la pensano come noi apprezzerebbero una chiara presa di posizione in tal senso” concludono quindi Misasi e Orlandi “soprattutto considerando che questo sport (prendere posizione a favore della categoria) non è il più praticato dalla dirigenza Federfarma”.

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