Conasfa: “Enpaf, subito la riforma,  bisogna passare al contributivo”

Conasfa: “Enpaf, subito la riforma, bisogna passare al contributivo”

Roma, 7 novembre – Procedere subito alla riforma dell’ente previdenziale di categoria, con il passaggio al metodo contributivo. Questa, in estrema sintesi, la richiesta contenuta in una nota diffusa ieri da Conasfa, la federazione delle associazioni dei farmacisti non titolari, che rilancia il tema dell’estrema urgenza di una riforma normativa dell’Enpaf.

Conasfa, in particolare, insiste su quelle che, dal punto di vista dei farmacisti collaboratori, sono le prime criticità dell’attuale regime previdenziale, conseguenza diretta  sia dell’obbligo alla doppia contribuzione Inps ed Enpaf dettato dalla legge del 1946, sia di un meccanismo regolamentare, “unico nel suo genere nelle casse private”, che in caso di mancanza dei ‘requisiti’ previsti comporta la perdita della possibilità di usufruire del pagamento ridotto dei contributi e, in buona sostanza, costringe i farmacisti a cancellarsi dall’Ordine, attesa l’obbligatorietà per ogni iscritto all’Albo di pagare la contribuzione previdenziale.

Secondo Conasfa, le soluzioni ai problemi che trovano origine nell’attuale regolamento Enpaf possono arrivare da modifiche che guardino a quanto avviene in altri enti previdenziali privati. Alcune casse professionali, ad esempio (la sigla dei non titolari cita il caso dell’Enpam, l’ente dei medici) consentono la continuità d’iscrizione all’Albo professionale anche in mancanza di esercizio della professione. Adottare una misura analoga, secondo Conasfa, risolverebbe anche un altro annoso problema, quello della difficoltà di accesso ai concorsi pubblici, siano essi nella pubblica amministrazione o a sedi farmaceutiche, per partecipare ai quali è imprescindibile il requisito dell’iscrizione all’Ordine. Che però è appunto difficile da mantenere per tutti i farmacisti non iscritti all’Albo che non esercitano la professione di farmacista e sono costretti a pagare la quota intera Enpaf, pari nel 2017 a 4.467 euro.
Conasfa segnala come il regolamento Enpaf generi “casi di situazioni di difficoltà di pagamento delle quote per la perdita definitiva, dopo 7 anni di disoccupazione della riduzione massima, per cui molti colleghi si vedono costretti ad abbandonare la professione di farmacista”, per poi evidenziare un’altra criticità, nata dalla decisione dell’Enpaf di applicare la riduzione della quota annuale per i disoccupati soltanto ai farmacisti che si sono iscritti all’Albo dopo il 2004.  Una scelta, afferma la federazione delle associazioni dei non titolari, che ha creato gran malcontento tra gli iscritti prima del 2004, “per una situazione di disparità di trattamento, mentre l’allungamento della finestra di disoccupazione da 5 a 7 anni, anche con periodi frazionati, per mantenere la riduzione, rimane inadeguata in tempi di precarietà lavorativa, che può protrarsi per periodi ben più lunghi“.
Conasfa conclude sottolineando che “se da una parte l’ente si prodiga con un regolamento assistenziale ad aiutare i casi più critici tra i farmacisti, dall’altra continua a penalizzare tanti altri farmacisti dipendenti, precari e disoccupati, con un regolamento unico nel suo genere, e fortemente in contrasto col principio che le quote previdenziali andrebbero versate in ragione della ‘capacità contributiva’ dei professionisti”.

Da qui la richiesta di procedere con estrema urgenza ad applicare “la riforma normativa dell’ente che prevede il passaggio al metodo contributivo”.

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