Gimbe: “Sanità assente dalla manovra, sempre più urgente rilanciare il Ssn”

Gimbe: “Sanità assente dalla manovra, sempre più urgente rilanciare il Ssn”

 

Roma, 9 novembre – Una circostanziata denuncia del drammatico sottofinanziamento della sanità, autentica “desaparecida” nella Legge di bilancio 2018, ma anche rilievi puntuti sulle precise responsabilità di Governo e Regioni relative ai mancati rinnovi di contratti e convenzioni. Per contro, una coraggiosa proposta per l’eliminazione del superticket e una suggestione per il riordino normativo della sanità integrativa.

Questa la sintesi dell’audizione sulla prossima manovra finanziaria resa ieri davanti alla 12a Commissione Igiene e sanità del Senato da Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe, nata 20 anni fa per promuovere una sanità efficiente, funzionale e sostenibile fondata sui principi dell’evidence based medicine.

Per far comprendere la portata del definanziamento della sanità pubblica, che equivale a un’abdicazione dello Stato dal welfare, Cartabellotta si è limitato a far parlare le cifre stanziate dallo Stato stesso: il finanziamento nominale per il 2018, che l’intesa Stato-Regioni del febbraio 2016 aveva fissato a 115 miliardi di euro, è stato prima ridotto a 114 miliardi dalla Legge di bilancio 2017, poi è stato ulteriormente ridotto a 113,39 con il decreto 6 giugno 2017 sulla rideterminazione del fabbisogno del Ssn e rischia ora un ulteriore decurtazione di 300 milioni con la manovra 2018. Un arretramento evidente, che – questo il sospetto di Gimbe – sostanzia un disimpegno dello Stato dalla sanità pubblica.

Nella stessa direzione, a giudizio di Gimbe, va  peraltro l’approccio al rinnovo dei contratti di lavoro e delle convenzioni in sanità, in ordine al quale Cartabellotta ha rivolto precise accuse al Governo e, soprattutto, alle Regioni: “Soltanto alcune di loro hanno effettuato l’accantonamento previsto e oggi, di fatto, mancano all’appello sia le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2017 per i rinnovi contrattuali relativi agli anni 2016 e 2017″ ha denunciato il presidente Gimbe  “sia quelle che la nuova Legge di Bilancio dovrebbe destinare alla quota 2018, sostanzialmente erose dal contributo di cui si sono fatte carico le Regioni a statuto ordinario: 423 milioni nel 2017 e 604 nel 2018”.

Cartabellotta non ha mancato di toccare un altro tema caldo e particolarmente attuale, quello dei cosiddetti “superticket”, rilanciando la proposta, già avanzata da tempo da Gimbe,  di prevedere una rimodulazione delle detrazioni Irpef per le spese mediche. “La proposta permetterebbe di recuperare circa un miliardo di euro” ha detto al riguardo il presidente “garantendo al tempo stesso maggiore equità sociale grazie a una redistribuzione delle agevolazioni fiscali in relazione al reddito”.

Da ultimo, Cartabellotta ha toccato il tema della sanità integrativa, il cosiddetto “secondo pilastro” che dovrebbe concorrere alla sostenibilità del sistema. Per il presidente Gimbe bisogna partire da una ridefinizione del perimetro dei Lea attraverso un “delisting” programmato ma “mai attuato”, per poi destinare le risorse della sanità integrativa esclusivamente a prestazioni extra-Lea. Prospettiva che, peraltro, è possibile solo a condizione di riordinare la normativa sul secondo pilastro, oggi “estremamente frammentata e iniqua”.

La prossima legislatura, ha concluso Cartabellotta, dovrebbe occuparsi di un testo unico sulla materia per “assicurare una governance nazionale, garantire a tutti gli operatori una sana competizione, ma soprattutto di tutelare i cittadini, evitando derive consumistiche e di privatizzazione”.

Un cambio di passo che, per il presidente della Fondazione, è assolutamente indispensabile: “Nel 2013 Gimbe lanciò la campagna #salviamoSsn  nella consapevolezza che il Servizio sanitario nazionale rappresenta la più grande conquista sociale dei cittadini italiani” ha infatti concluso Cartabellotta. “Constatare in questo scorcio di fine legislatura che sanità e welfare non rappresentano una priorità politica è motivo di grande delusione, ma al tempo stesso un grande stimolo per continuare la nostra battaglia perché la salute sia al centro di tutte le politiche e si possano degnamente festeggiare i 40 anni del Servizio sanitario nazionale“.

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