Legge di bilancio 2018, sui conti sanità parere negativo di Regione Veneto

Legge di bilancio 2018, sui conti sanità parere negativo di Regione Veneto

Roma, 9 novembre – Già bersaglio nei giorni scorsi degli strali critici del presidente del comitato di settore Regioni-Sanità Massimo Garavaglia, le misure sulla sanità della Legge di bilancio 2018 hanno incassato ieri un’altra e ancora più dura opposizione: alla riunione della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, che riunisce gli assessori regionali alla sanità, il Veneto ha infatti espresso parere contrario alla manovra.

“Lo Stato prevede per il 2018 un Fondo sanitario nazionale pari a 114 miliardi che, in realtà, costituisce un taglio ulteriore di un miliardo e mezzo” ha affermato l’assessore alla Salute veneto Luca Coletto (nella foto).Dentro questa cifra, infatti, vanno compresi anche nuovi, gravosi costi che peseranno sulle Regioni”.

“Al contrario di ciò che avviene in Italia per tutti i rinnovi contrattuali, i cui costi sono coperti dallo Stato”  ha spiegato Coletto “quelli della sanità vengono fatti ricadere sulle Regioni, e si tratta di cifre ingenti (quantificate da Garavaglia, nei giorni scorsi, in 1,3 miliardi di euro, NdR). “A ciò dobbiamo poi sommare gli 820 milioni di maggiori oneri per i farmaci oncologici e ad alto costo, per i quali la previsione dello Stato è zero. Senza contare, dulcis in fundo, che il ministero della Salute non ha ancora stimato i reali costi dei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza, che in realtà sono pari a non meno di due miliardi contro gli 800 milioni accreditati sul Fondo sanitario nazionale”.

Di fronte a questo quadro, l’assessore veneto afferma di fare “fatica a capire come il ministro della Salute abbia potuto anche solo parlare di abolizione del ‘superticket’. Si deve sapere che, in realtà, con le tasse e i tagli in sanità, si vanno a finanziare voci di spesa, e spesso sprechi, provocate da altri settori della spesa pubblica. È già accaduto con i superticket di dieci euro introdotti nel 2011 per recuperare due miliardi. Quella cifra, nella legge di bilancio 2015, è in realtà poi stata spostata su altre voci di spesa”.

“È ora di finirla – conclude Coletto – di considerare la sanità il bancomat di tutte le spese per le quali lo Stato non sa trovare i fondi o non sa tagliare gli sprechi applicando criteri e costi standard”.

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