Croce: Riforma, Enpaf pronto all’impegno, ma servono consapevolezza e proposte praticabili

Croce: Riforma, Enpaf pronto all’impegno, ma servono consapevolezza e proposte praticabili

Roma, 10 novembre – Tema controverso, quello previdenziale, da sempre terreno di discussioni che però, per la conoscenza in molti casi approssimativa di una materia  molto complessa per sua stessa natura, raramente consentono di  imbastire confronti costruttivi, per tradursi invece in polemiche che non approdano ad altro risultato che quello di invelenire gli animi e il clima e confondere ulteriormente idee già  poco chiare.

La previdenza di categoria, ovviamente, non si sottrae a questa “regola” generale, come dimostrano le ricorrenti sortite sull’Enpaf, che – complice la crisi generale che ormai da anni ha colpito anche la professione farmaceutica, producendo situazioni di difficoltà occupazionale dalle quali il settore è stato per lunghissimi anni immune – si sono decisamente infittite negli ultimi due-tre anni, generando anche una diffusa ma il più delle volte  generica e indifferenzata richiesta di riforma della cassa di categoria.

Richiesta certamente comprensibile e peraltro largamente condivisa, ma che purtroppo finisce inevitabilmente per risentire dell’approssimativa conoscenza della situazione reale e del quadro complesso di regole e vincoli che interviene a determinare cosa si possa fare, e come, in quali tempi e con quali strumenti.

È nel contesto appena descritto che qualche giorno Conasfa, la federazione delle associazioni dei farmacisti non titolari, ha reiterato appunto la richiesta di un intervento complessivo  di riordino della cassa di categoria, puntualmente registrata anche dal nostro giornale, conclusa dall’indicazione di una  riforma normativa “che preveda il passaggio al metodo contributivo”.

Alla sollecitazione di Conasfa  ha risposto l’Enpaf, con una nota alla stampa molto articolata che entra nel merito delle molte questioni sollevate da Conasfa e fornisce una lunga serie di chiarimenti. “Il sistema Enpaf è a contribuzione a quota fissa e a prestazione definita e prevede diverse aliquote di riduzione in relazione alla condizione lavorativa dell’iscritto” esordisce il comunicato della fondazione previdenziale, precisando che  “l’Enpaf è un Ente di professionisti iscritti all’Albo e, dunque, la gestione è imperniata sulla copertura pensionistica dei soggetti che esercitano l’attività professionale di farmacista, ciò è confermato dalla circostanza che tra i requisiti per il pensionamento è previsto lo svolgimento di almeno venti anni di attività professionale e trenta di iscrizione e contribuzione”.

“Conservare l’iscrizione all’Albo e, dunque, all’Enpaf da parte di un soggetto che non ha prospettive stabili o immediate di svolgere attività professionale è una scelta che non risponde a una logica di tutela previdenziale” spiega ancora la nota Enpaf. “La Costituzione, peraltro, non riconosce tutela previdenziale alla condizione di disoccupazione che è, invece, oggetto di tutela con le misure a sostegno del reddito dell’assistenza sociale generale”.

Il comunicato della cassa di categoria prosegue poi con un importante chiarimento: “Non è esatto sostenere che la mancanza dei requisiti richiesti comporti la perdita della riduzione; solo alcune categorie di iscritti, infatti, non hanno titolo ad alcun tipo di riduzione contributiva – i  titolari e i soci di società di gestione di farmacia privata, i collaboratori di impresa familiare e gli associati agli utili nell’ambito della stessa, i titolari, i soci e gli  associati agli utili nell’ambito delle c.d. “parafarmacie” e gli iscritti che esercitano attività professionale in regime di lavoro autonomo”.

“Il Regolamento Enpam” si legge ancora nella nota dell’ente prevdenziale dei farmacisti “conserva l’iscrizione per tutti i soggetti imponendo un contributo minimo che può arrivare fino a circa 1.500,00 euro sul presupposto di una presunzione di esercizio dell’attività professionale, nell’ambito di un sistema contributivo e previdenziale del tutto differente da quello vigente per l’Enpaf”.

L’ente chiarisce che l’iscrizione all’Albo ( e dunque alla cassa previdenziale) in relazione all’esigenza di partecipare ai concorsi “non implica, come conseguenza, l’obbligo di versare la contribuzione in misura intera: l’interessato, ove acquisisca la condizione di disoccupato temporaneo e involontario, può accedere, infatti, a tutte le aliquote di riduzione previste, incluso, se nel diritto, il contributo di solidarietà”.

L’esclusione dal contributo di solidarietà degli iscritti ante riforma – spiega quindi il comunicato Enpaf – “è stata, comunque, una misura segnalata dai Ministeri vigilanti, che già non avevano espresso una valutazione favorevole rispetto alla presenza di una categoria di iscritti versanti contribuzione non utile ai fini pensionistici e che, in ogni caso, non intendevano estendere una simile misura agli iscritti pre riforma che già avevano con l’Enpaf un rapporto previdenziale alle spalle”.

Per quanto riguarda, più specificamente, l’indicazione di un passaggio al calcolo contributivo,  la nota dell’Enpaf chiarisce che se una riforma lo introducesse, insieme a un conseguente sistema di contribuzione correlata al reddito, ciò comporterebbe “il richiamo all’interno della gestione previdenziale di tutti gli iscritti, anche di quelli che attualmente versano il contributo di solidarietà”.

Anche il giudizio di Conasfa sull’inadeguatezza dell’estensione da 5 a 7 anni del periodo massimo di disoccupazione per il mantenimento della riduzione contributiva o del contributo di solidarietà è oggetto di un chiarimento, che spiega come la misura “è stata temporalmente circoscritta dai Ministeri vigilanti; in ogni caso la temporaneità della riduzione per i disoccupati è una disposizione che si inquadra nel sistema pensionistico dell’Enpaf quale sopra è stato descritto, diretto a fornire tutela previdenziale agli iscritti che svolgono attività professionale. Essendo l’Enpaf un’istituzione anche assistenziale, che ha il compito di garantire la protezione agli iscritti che si trovino in maggiore difficoltà economica, è normale che rivolga le proprie iniziative anche a coloro che si trovano in condizione di disoccupazione temporanea e involontaria”.

Per quanto riguarda, più in generale, il tema del riordino dell’ente, il suo presidente Emilio Croce conclude ricordando che, come è ben noto,  “l’Enpaf ha avviato da tempo un processo di riforma complessiva che ha condotto all’approvazione di un nuovo Regolamento di assistenza”. E, dopo aver anche ricordato  che, in ogni caso, la riforma del settore previdenziale non è determinata da esigenze finanziarie, conclude chiarendo  un punto fondamentale: la riforma, spiega, “impone che le diverse componenti della categoria abbiamo la consapevolezza di elaborare proposte, percorribili sul piano normativo ed economico, rispetto alle quali l’Enpaf assicura il proprio impegno”.

 

Emilio Croce

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