Sentenza Catanzaro, la Salute scrive all’Avvocatura: “Valuti se fare appello”

Sentenza Catanzaro, la Salute scrive all’Avvocatura: “Valuti se fare appello”

Roma, 10 novembre – Era pressoché inevitabile: la controversa sentenza del Tribunale di Catanzaro del 27 ottobre scorso (segnalata in anteprima dal nostro giornale tre giorni fa) che ha mandato assolta una farmacista finita a giudizio con l’imputazione di abuso di esercizio professionale per aver dispensato un farmaco di fascia A soggetto a prescrizione medica in una parafarmacia, non è certo passata inosservata nelle stanze del ministero della Salute.

Che, al riguardo, si è già mosso: l’Ufficio legislativo del dicastero ha infatti già predisposto e inviato una nota trasmessa due giorni fa all’ufficio distrettuale di Catanzaro dell’Avvocatura dello Stato, con la richiesta di valutare l’opportunità di investire la procura generale presso la Corte di appello al fine di impugnare la sentenza in questione.

Ciò in ragione del fatto che il reato contestato alla farmacista andata poi assolta (quello di abusivo esercizio di professione previsto dall’art. 348 del codice penale) vede “come parte lesa lo Stato e dunque il dicastero”: da qui la richiesta alla procura generale di esaminare il fascicolo e valutare se impugnare in appello la sentenza assolutoria nei confronti della farmacista.
La nota dell’Ufficio legislativo del ministero richiama, al riguardo, precedenti giurisprudenziali, ben noti, come la sentenza della Consulta del luglio 2014 e la pronuncia della Corte di giustizia europea del dicembre 2013, che evidenziano come consentire alle parafarmacie di vendere farmaci soggetti a prescrizione medica “avrebbe ripercussioni negative sull’effettività dell’intero sistema di pianificazione delle farmacie” e come la vendita al pubblico di medicinali con obbligo di ricetta debba per conseguenza”essere effettuata nella farmacia sotto la responsabilità del titolare della medesima“.

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