Gdo, Coop e Conad alleati contro  i “privilegi” concessi alle vendite on line

Gdo, Coop e Conad alleati contro i “privilegi” concessi alle vendite on line

Roma, 23 novembre – Da sempre acerrimi concorrenti nel settore della Gdo, la grande distribuzione organizzata  (ma loro preferiscono la denominazione distribuzione moderna organizzata e l’acronimo Dmo), i vertici di Federdistribuzione  (sigla dei grandi gruppi, da Esselunga a Carrefour), Ancc-Coop (l’associazione delle cooperative di consumatori) e Ancd-Conad (le cooperative dei dettaglianti) hanno deciso di smettere per un attimo di affrontarsi con il coltello tra i denti e, in vista delle ormai prossime elezioni, indirizzare un elenco di istanze comuni al mondo della politica.

Il documento, firmato Adm, Associazione distribuzione moderna,  è in primo luogo un cahier de doleances contro i privilegi di cui godrebbero  Amazon e, più in generale, il mondo delle vendite online.

“Siamo un settore che non delocalizza e dà lavoro stabile: su orari, sconti e fisco vogliamo un trattamento equo, che non privilegi Amazon & Co. come avviene oggi”: questa la posizione espressa dai principali esponenti della Dmo, che si sentono discriminati, rispetto all’e-commerce,  almeno su tre fronti. Il primo è appunto quello fiscale: “Vogliamo lo stesso regime applicato a chi fa commercio online” afferma al riguardo  Francesco Pugliese (nella foto), AD di Conad. “L’Irap penalizza le aziende come le nostre che danno lavoro a molte persone. E invece dovrebbe essere esattamente il contrario. Per esempio: Facebook in Italia fa un miliardo di fatturato con una trentina di dipendenti. Noi per lo stesso giro d’affari ne impieghiamo dai 5 agli 8 mila”.

Altra ferita aperta è quella degli orari di apertura  e la disciplina sui saldi e sugli sconti. “Non si capisce perché noi dobbiamo sottostare a regole sui saldi quando c’è chi può tagliare i prezzi quando vuole” afferma al riguardo Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, mentre Albino Russo, direttore generale di Ancc-Coop, alza l’asticella e punta il dito contro i comportamenti che vanno oltre la legalità e si traducono in pratiche di concorrenza sleale:

“Al Sud troppo spesso non si pagano tasse e dipendenti” dice Russo, a significare che queste prassi illegali si traducono in indebiti vantaggi competitivi, che con la concorrenza sana e positiva, volano dell’economia e di vantaggi per i cittadini,  non ha niente a che fare e ne rappresenta anzi la negazione.

Si stima che nel nostro Paese ci siano 150 miliardi di evasione fiscale l’anno” afferma al riguardo Cobolli Gigli. “Basterebbe recuperarne una parte per diminuire le tasse  e, in questo modo, concorrere all’aumento dei consumi”.

E magari anche a maggiori investimenti di welfare, come ad esempio l’apertura di più nidi e strutture per l’infanzia sul territorio, che rappresenterebbero una risposta alle necessità delle lavoratrici del settore, dove l’incidenza della componente femminile tra le addette alle casse e ai banconi è altissima.

Per rappresentare con più forza le proprie istanze, le sigle della Dmo elencano alla politica alcuni  dati che illustrano il peso del settore e dell’indotto, del quale fanno parte anche le aziende che producono i prodotti a marchio dei supermercati: nella distribuzione moderna organizzata trovano occupazione 2 milioni di lavoratori, pari al 9% dell’occupazione del Paese, e in più di nove casi su dieci si tratta di lavoratori con contratti a tempo indeterminato. Il settore produce 101 miliardi di valore aggiunto (il 7% del totale nazionale) e garantisce allo stato 30 miliardi di euro l’anno di contributi fiscali.

Una realtà di indubbio rilievo economico (ma anche sociale) con le cui istanze e i cui problemi la politica – in particolare il governo che verrà dopo le elezioni della prossima primavera – dovrà misurarsi con molta concretezza, tenendo conto di tutte le implicazioni del caso. Prima tra tutte, l’effetto che (eventuali) misure assunte a vantaggio della Dmo rischierebbero di produrre sulla  piccola distribuzione familiare diffusa sul territorio, già da tempo in difficoltà. Come scrive oggi il Corriere della Sera, sarà davvero interessante vedere se e come la politica, nelle prossime settimane, reagirà alla forte sollecitazione arrivata dalla grande distribuzione. Considerato che  la campagna elettorale, di fatto, è già partita, le risposte (almeno sotto forma di promesse) non dovrebbero mancare.

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