Aids, meno casi nel 2016, ma cala anche la percezione del rischio tra i giovani

Aids, meno casi nel 2016, ma cala anche la percezione del rischio tra i giovani

Roma, 29 novembre – In diminuzione i nuovi casi di Aids: nel 2016 sono state registrate 3.451 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100 mila residenti.

A fornire i dati, in vista della Giornata mondiale del 1° dicembre è l’Istituto superiore di sanità, che evidenzia come le Regioni con l’incidenza più alta di casi di Hiv sono state Lazio, Marche, Toscana e Lombardia.

La maggior parte delle nuove diagnosi HIV è avvenuta in MSM (maschi che fanno sesso con maschi) e in maschi eterosessuali. Il numero di decessi in persone con Aids rimane stabile ed è costante il numero di donne con nuova diagnosi di Hiv.
È stato anche osservato un lieve aumento della quota delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv in fase clinica avanzata. Per quanto riguarda le nuove diagnosi di Aids, si è osservato un lieve decremento.
È aumentata la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che scopre di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids.

Ma la diminuzione dell’epidemia è meno evidente tra i giovani e la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (nella foto) rileva con preoccupazione “la diminuita percezione del rischio soprattutto tra i ragazzi”. L’incidenza maggiore delle nuove infezioni si registra  infatti nella fascia di età 25-29 anni.

È allarmante che sia calato il livello di consapevolezza tra i giovani sui fattori di rischio e trasmissione dell’Aids”  spiega Lorenzin.  “Fondamentale è quindi promuovere comportamenti di autoprotezione per sè e il partner, e bisogna alzare il livello di consapevolezza delle persone”. Non c’è una diretta correlazione, ma il web è sempre più utilizzato per incontri a rischio. Lo evidenzia un’indagine pilota condotta dal telefono verde Aids, sempre dell’Iss. Il campione  è stato scelto identificando proprio la popolazione in cui si riscontra il maggior numero di nuove diagnosi di Hiv. Su 131 intervistati, il 57,5% ha dichiarato di utilizzare internet per gli incontri sessuali; il 24,4% ha dichiarato di aver avuto una infezione a trasmissione sessuale, mentre il 68,5% ritiene di essere “per niente o poco a rischio per infezioni sessualmente trasmesse”. L’88% del campione dichiara inoltre di aver fatto almeno una volta nella vita il test Hiv.

È stata anche presentata la campagna di comunicazione sull’Hiv-Aids dal ministero della Salute e dall’Iss, e che comprende spot televisivi e anche iniziative di sensibilizzazione sui social media, indirizzate in modo particolare ai più giovani.

Sempre nel 2016 sono stati inoltre segnalati 778 casi di Aids conclamato e oltre il 50% dei casi di Aids segnalati era costituito da persone che non sapevano di essere Hiv positive. Sul totale delle nuove diagnosi di Hiv, il 76,9% è registrata tra i maschi.

“I dati ci preoccupano per il trend che ci può essere nel prossimo futuro”  afferma Lorenzin. “Ci troviamo in una situazione completamente diversa dagli Anni 80, però abbiamo registrato un incremento dell’Aids e delle malattie sessualmente trasmissibili”.

Un incremento che nella maggior parte dei casi, secondo la ministra, è dovuto “ad un abbassamento della percezione del rischio, con comportamenti non corretti e non protetti, che portano all’insorgenza di malattie in alcuni casi veramente gravissime e altre di cui non avevamo più neanche la contezza, come la sifilide e la gonorrea”.

“Dobbiamo rialzare immediatamente il livello di attenzione rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili” conclude Lorenzin, ricordando che queste patologie  “sono uno degli elementi principali per un corretto stile di vita e per guadagnare salute”.

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