Anteprima – Sanità transfrontaliera, pronte le linee guida del ministero

Anteprima – Sanità transfrontaliera, pronte le linee guida del ministero

Roma, 1 dicembre – Sono già sul tavolo della Conferenza delle Regioni le Proposte di linee guida in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera elaborate dal ministero della Salute, ai sensi del decreto legislativo n. 38 del 2014 di attuazione delle due direttive comunitarie (la 2011/24/Ue e la 2012/52/Ue) concernenti l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi appunto all’assistenza sanitaria in altri Paesi e le misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro Stato membro.

Il capitolo 8 del documento, inviato il 29 novembre, è dedicato al riconoscimento delle prescrizioni rilasciate in un altro Stato membro, dove spicca – per l’interesse diretto per la professione farmaceutica – il paragrafo dedicato alla dispensazione  sul territorio italiano di medicinali prescritti in un altro Paese dell’Unione.

Le linee guida proposte dal ministero (sulle quali la Conferenza delle Regioni è ora chiamata a esprimere la propria intesa) chiariscono al riguardo che la prescrizione rilasciata in un altro Stato membro è, di norma, riconosciuta anche in Italia e che il medicinale venga dunque dispensato se ne è autorizzato il commercio in Italia.

Tuttavia, qualora sussistano fondate esigenze di tutela della salute umana, dubbi legittimi e giustificati circa l’autenticità, il contenuto o la comprensibilità della prescrizione stessa o per ragioni etiche, il farmaco potrebbe non essere dispensato.

Non esistendo un formato specifico per le prescrizioni di farmaci destinate a essere utilizzate in un altro Paese della Ue, il farmacista che riceve una ricetta da un paziente proveniente da un altro Stato dell’Unione è tenuto a verificare che la prescrizione contenga “i requisiti minimi, necessari e sufficienti” indicati nell’allegato alla già ricordata direttiva 2012/52.

Si tratta degli elementi identificativi del paziente (cognome, nome e data di nascita), la data di emissione della ricetta, l’identificazione del prescrittore (nome, cognome, qualifica professionale, dati di contatto diretto come indirizzo di posta elettronica, telefono e fax, indirizzo professionale, con l’indicazione dello stato di esercizio della professione  e la firma per esteso), l’identificazione del prodotto prescritto, la formulazione farmaceutica nonché la quantità, il dosaggio e la posologia.

Il paragrafo successivo è dedicato alle regole relative alla prescrizione: una ricetta rilasciata da un medico italiano o da un medico di un altro Paese Ue (o da un altro professionista abilitato alla prescrizione) è valida in tutti i Paesi Ue. Tuttavia, un medicinale prescritto in un Paese potrebbe non essere disponibile in un altro, o potrebbe avere un nome diverso.

È possibile chiedere al medico  una ricetta utilizzabile in un altro paese dell’unione, nota anche come “ricetta transfrontaliera”. Alcuni farmaci potrebbero non essere autorizzati alla vendita oppure potrebbero non essere disponibili in un altro Paese, anche all’interno della Ue.

La dispensazione dei farmaci, chiariscono ancora le linee guida elaborate dal ministero, è soggetta alle norme del Paese nel quale viene presentata la prescrizione per l’acquisto del farmaco. Ciò significa che, nel vendere un medicinale, il farmacista applica le norme nazionali: ad esempio, potrebbe varare il numero dei giorni della posologia.

Il documento ministeriale si preoccupa anche di annotare che non sempre viene accettata in altro Paese Ue la ricetta elettronica, pertanto “è utile chiedere al medico di rilasciarne una copia cartacea”.

Le linee guida dedicano anche un passaggio per ricordare i doveri del farmacista, che non può rifiutarsi (ai sensi del Regio decreto 1706/38) di vendere medicinali di cui essi siano provvisti e di spedire ricette firmate da un medico per i medicinali esistenti nella farmacia. Se non provvisti delle specialità medicinali richieste, i farmacisti sono inoltre tenuti “a procurarle nel più breve tempo possibile, previo anticipo delle spese di porto del richiedente”.

Le linee guida chiariscono quindi che la prescrizione rilasciata in Italia dovrà essere riconosciuta anche negli altri Paesi membri dell’Unione. Per facilitare il riconoscimento della prescrizione occorre verificare che la stessa contenga almeno i dati previsti dalla già ricordata direttiva 2012/52 .

Per consentire il rimborso delle spese per i medicinali a carico Ssn dispensati in un altro Stato membro dell’Unione, il cittadino italiano può ottenere dal medico prescrittore due ricette per una medesima prescrizione, ossia: una ricetta medica  compilata secondo le modalità indicate nell’allegato al decreto legislativo 38/14, che potrà essere spedita in una farmacia di uno Stato membro; una ricetta medica Ssn corredata dello scontrino rilasciato dalla farmacia dello Stato membro attestante l’effettivo acquisto del mediciale, da presentare alla Asl di competenza al fine di ottenere il rimborso del farmaco prescritto.

Le linee guida precisano che, per fare sì che  il medico prescrittore possa avvalersi del modello della ricetta europea, l’Aifa ha reso disponibile sul suo sito un elenco delle sostanze presenti nei medicinali secondo la DCI al link Banca dati amministrativa del farmaco.

È possibile, chiarisce il documento elaborato dal ministero della Salute, che quando il paziente acquista un farmaco con prescrizione in altro Stato Ue debba pagarlo per intero, anche se in Italia vi sono regole diverse. In questo caso, si legge nelle linee guida, “è importante farsi rilasciare la ricevuta del pagamento dalla farmacia e se il paziente ha diritto al rimborso, ne farà richiesta alla Asl di riferimento una volta tornato in Italia”.

 

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