Senato, arriva in Aula il biotestamento, il ddl Lorenzin verso il nulla di fatto

Senato, arriva in Aula il biotestamento, il ddl Lorenzin verso il nulla di fatto

Roma, 6 dicembre È il ddl n. 2081 contenente le norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento il provvedimento con le maggiori chance di vedere la luce in Senato negli scampoli di tempo rimasti prima dello scioglimento delle Camere.

Questo l’esito della riunione dei Capigruppo tenutasi nella tarda mattinata di ieri, per effetto del quale già ieri pomeriggio è stata avviata in Aula a Palazzo Madama la discussione generale sul provvedimento, che dovrebbe ricevere il sostegno dei senatori di Pd, M5S e Liberi e Uguali (Forza Italia sarebbe orientata per la libertà di coscienza, contrari Ap, Lega e Fratelli d’Italia).

A meno di ripensamenti dell’ultima ora, che nel più che ondivago scenario della politica italiana non possono mai essere esclusi a priori, sembrano dunque  esserci i numeri sufficienti per l’approvazione del disegno di legge, rimasto bloccato in Commissione Sanità dallo scorso maggio fino al 26 ottobre, quando Emilia Di Biasi, presidente della commissione Sanità del Senato, rinunciò all’incarico di relatrice proprio per superare le migliaia di emendamenti presentati in Commissione e favorire  l’approdo immediato in Aula.

Considerando che, in ogni caso,  Palazzo Madama sarà impegnata a chiudere la sessione di bilancio quando tornerà in Aula per la terza e definitiva lettura la Legge di bilancio 2018 e dovrà anche affrontare il tema della riforma del Regolamento, è quasi certo che il biotestamento sarà l’ultimo ddl (o quasi) a essere approvato dal Senato prima dello scioglimento delle Camere, che le ipotesi più accreditate collocano nel prossimo gennaio.  Si riducono dunque al lumicino le possibilità che un’altra riforma attesa ormai da anni, quella che riordina le professioni sanitarie, veda la luce: il ddl Lorenzin, infatti, è compreso tra i provvedimenti di cui il Senato dovrebbe (in teoria) occuparsi nelle settimane a venire. Ma il provvedimento (al momento all’esame della 12a Commissione)  è relegato in fondo alla lista, dopo lo ius soli e senza alcuna indicazione in ordine ai tempi.

Il che significa che la sua sorte appare segnata: tra manovra, biotestamento e riforma del regolamento, che hanno assoluta priorità, è estremamente improbabile che possa restare tempo per occuparsi del ddl Lorenzin, al quale in ogni caso, nella migliore delle ipotesi, l’Aula potrebbe porre mano soltanto a gennaio, quando il conto alla rovescia per la fine della legislatura sarà già partito. L’unica possibilità per farlo diventare legge dello Stato, a quel punto, è quella di votarlo nel testo approvato dalla Camera. Che è esattamente quello che non vogliono medici, farmacisti e veterinari, che sul testo licenziato a Montecitorio – che ieri ha incassato il parere favorevole, senza condizioni nè osservazioni, della Commissione Bilancio del Senato – hanno sparato ad alzo zero. E che, a questo punto, sperano che la questione del riordino delle professioni (sulla cui assoluta urgenza sono tutti paradossalmente d’accordo ormai da anni) venga rinviata alla prossima legislatura.

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