Riforma Ordini, sei mesi di tempo per i decreti attuativi della legge Lorenzin

Riforma Ordini, sei mesi di tempo per i decreti attuativi della legge Lorenzin

Roma, 28 dicembre – La riforma degli ordinamenti professionali contenuta nel ddl Lorenzin, ormai diventato legge dello Stato, è stata come è noto al centro di dure polemiche, sollevate in particolare dalle federazioni professionali di medici, farmacisti e veterinari per le modifiche al testo (veri e propri “stravolgimenti”, a loro giudizio) apportate al provvedimento nella lettura alla Camera.

Con il risultato, secondo le tre federazioni, di aver licenziato una legge (attesa da decenni) che “non rappresenta lo strumento idoneo al rinnovamento delle professioni già ordinate e alla configurazione in Ordini di professioni sanitarie non ancora ordinate” e, soprattutto,  “non affronta il cuore delle questioni, ma interviene su specifici punti del testo del 1946 senza proporre per gli Ordini un ruolo che sia effettivamente nuovo e moderno”.
Le federazioni professionali di medici, farmacisti e veterinari, non avevano fatto mistero di ritenere che la nuova legge, così come approvata, “incide negativamente sull’autonomia ordinistica” e si limita  a “introdurre elementi innovativi sotto il profilo amministrativo e formale, senza entrare nel merito dei problemi reali delle professioni e del difficile equilibrio dei rapporti tra rappresentatività professionale e crescita delle competenze istituzionali”.
È particolarmente grave, per le federazioni professionali, che il testo licenziato dalla Camera e poi approvato in via definitiva dal Senato  non affronti questioni “di sostanziale importanza, quali i rapporti e il coordinamento con l’Autorità Giudiziaria nell’ambito disciplinare”  e “che il Codice deontologico, posto a tutela dei cittadini, una volta approvato dal Consiglio nazionale, possa successivamente non essere recepito da alcuni Ordini provinciali, minando l’uniformità dei comportamenti deontologici”.
Ma la netta contrarietà al provvedimento riguarda anche “il rinvio a regolamenti governativi e a un decreto del Ministro della Salute della nuova disciplina delle nostre professioni” che secondo Fnomceo, Fofi e Fnovi  affida di fatto “ad atti di rango secondario l’adozione di norme, non solo di dettaglio, che incideranno in modo rilevante sull’attività degli Ordini, che, giova ricordare, sono posti a garanzia della qualità della prestazione professionale e a tutela della salute collettiva”.
Proprio questo rinvio sembra essere il centro della questione: per la sua applicazione, il testo del provvedimento rimanda infatti a decreti attuativi, che riguardano i suoi diversi ambiti di intervento, a partire dalla sperimentazione clinica e dalla medicina di genere, fino appunto al riassetto degli Ordini professionali.

Le attenzioni di medici, farmacisti e veterinari sono appuntate in particolare sull’art. 8 della nuova legge, dedicato agli organi delle federazioni ordinistiche nazionali, che prevede che all’attuazione delle disposizioni in esso contenute dovrà provvedere (entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge) uno o più regolamenti adottati con decreto del ministro della Salute, previa intesa in Conferenza Stato Regioni e previo parere delle Federazioni nazionali interessate, da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta.

A tali regolamenti è appunto demandata la disciplina di questioni cruciali: le norme sull’elezione degli organi, il regime delle incompatibilità, il limite dei mandati degli organi degli Ordini e delle relative Federazioni nazionali, i criteri e le modalità per lo scioglimento degli Ordini, la tenuta degli Albi, la riscossione ed erogazione dei contributi, le sanzioni, i procedimenti disciplinari e i ricorsi e (per le Federazioni con più Albi) l’istituzione delle assemblee dei presidenti di albo.

L’ipotesi più accreditata è che ad occuparsi dei decreti attuativi, almeno quelli previsti dall’art. 8 (da emanare entro sei mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale, ormai imminente, e dunque entro al fine di giugno 2018) sia il Governo attuale, e dunque la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (nella foto) nei mesi che restano da qui alle elezioni politiche del prossimo mese di marzo e del successivo insediamento del nuovo esecutivo. Se così non fosse, della questione dovrà ovviamente farsi carico – e a quel punto con una certa celerità – il Governo che verrà.

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