Un’iniezione mensile previene l’emicrania, in arrivo nuovo farmaco senza effetti avversi

Un’iniezione mensile previene l’emicrania, in arrivo nuovo farmaco senza effetti avversi

Roma, 11 gennaio – Buone notizie sul fronte della terapia dell’emicrania, condizione che soltanto in Italia affligge 5 milioni di persone, 800 mila delle quali ne soffrono in forma cronica: la Food and drug administration statunitense potrebbe approvare entro il primo semestre dell’anno erenumab, il primo farmaco di una nuova classe di anticorpi monoclonali, gli inibitori del recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (Cgrp), un neurotrasmettitore prodotto dai neuroni nel cervello, i cui livelli aumentano durante gli attacchi di emicrania.

Il trattamento con erenumab, inibendo il Cgrp, si è dimostrato appunto efficace nel ridurre la frequenza dell’emicrania episodica senza il profilo di effetti collaterali comunemente riscontrato con altri farmaci antiemicranici. Ad evidenziarne l’azione sono stati in particolare due studi di fase III, presentati qualche mese anche all’American Academy of Neurology di Boston. Il primo, lo studio Strive condotto su 995 partecipanti, ha mostrato come i pazienti trattati con erenumab abbiano registrato una maggiore riduzione di giorni di trattamento dell’emicrania e miglioramenti superiori in termini di punteggi relativamente a debolezza fisica e attività quotidiane, con effetti indesiderati praticamente simili ai pazienti che hanno ricevuto il placebo.

Nello studio Arise, che ha interessato 577 partecipanti, i pazienti trattati con erenumab hanno mostrato una significativa riduzione della frequenza degli attacchi di emicrania, dei giorni di trattamento con farmaci specifici per le crisi acute e del numero totale di giorni con emicrania nell’arco di un mese.

Il nuovo anticorpo, grazie a un’iniezione mensile, sembra insomma  in grado di ridurre gli attacchi di emicrania nel 60% dei malati, senza effetti avversi.

I partner che producono il nuovo medicinale, Novartis e Amgen, sperano che il via libera negli Usa arrivi nei primi 6 mesi del 2018.

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