MMG e farmacisti: “Le prescrizioni devono essere chiare e comprensibili”

MMG e farmacisti: “Le prescrizioni devono essere chiare e comprensibili”

Roma, 12 gennaio – Se  un tempo era la grafia spesso illeggibile del medico a rendere le ricette poco comprensibili ai pazienti,  oggi – nonostante il computer e le prescrizioni stampate –  a creare difficoltà sono le tante sigle, le abbreviazioni e l’estrema sintesi presenti spesso nelle comunicazioni del medico ospedaliero dirette al paziente.

Un  lancio dell’agenzia AdnKronos riporta d’attualità un evergreen della sanità nazionale, l’indecifrabilità delle ricette, che oggi si concentra nelle prescrizioni consegnate ai pazienti al momento della loro dimissione dall’ospedale.

“È una situazione frequente. In farmacia abbiamo molto spesso richieste di chiarimento per le prescrizioni dopo le dimissioni da pronto soccorso o da un ricovero” spiega all’AdnKronos Salute Achille Gallina Toschi (nella foto), presidente di Federfarma Emilia Romagna, che sottolinea come il problema riguardi tutti i pazienti. Non solo gli anziani, ma anche i giovani e le persone più istruite. “Insieme ai medici di famiglia – sottolinea il farmacista  – ci ritroviamo spesso a dover interpretare indicazioni siglate, abbreviate o molto sintetiche, consegnate al paziente rapidamente al momento dimissione. Inoltre abbiamo frequentemente richieste di spiegazioni sul modo d’uso dei farmaci prescritti, in particolare quelli da utilizzare con device (apparecchi) innovativi. Le incomprensioni maggiori sono quelle sulle modalità di somministrazione. Un esempio sono le bustine per uso locale, ma prese erroneamente per bocca. Un altro caso è quello dell’eparina iniettabile, spesso prescritta dopo le fratture che obbligano a immobilità. Un farmaco che prevede iniezioni sulla pancia e che, invece, alcuni pazienti pensano di iniettare per via intramuscolare o in vena, con conseguenti danni”.

In ospedale, infatti, “a causa del sovraffollamento e alla riduzione del personale di questi anni osserva ancora Gallina Toschi “non sempre si riesce a dedicare sufficiente tempo ai pazienti che avrebbero bisogno di più indicazioni e spiegazioni. Inoltre, il fatto che nella maggior parte dei casi non ci sia un rapporto diretto e di lunga durata tra medico ospedaliero e assistito, come invece accade con i medici di famiglia e i farmacisti, non permette al paziente di porre tutte le domande che vorrebbe“.

La ricetta dematerializzata – in realtà ancora non completamente diffusa in tutte le Regioni all’interno dei servizi ospedalieri – oltre a far risparmiare, ha ridotto sicuramente il margine di errore per quanto riguarda l’identificazione dei farmaci,”ma ci sono ancora ricette scritte a mano o con abbreviazioni che non aiutano il paziente a capire e a ‘gestire’ la sua cura”.

“Negli ultimi anni ci sono stati molti miglioramenti, per quanto riguarda la chiarezza, nelle prescrizioni dirette al paziente” conferma Mario Falconi, presidente del Tribunale dei diritti e doveri dei medici, già presidente dell’Ordine dei medici di Roma e per molti anni leader della Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia. “Resta ancora necessario, però, evitare sigle e abbreviazioni che possono risultare non chiare. In questo senso la ricetta dematerializzata, che arriva direttamente in farmacia, è stata un grande passo avanti per la prescrizione dei farmaci. Ma in ospedale se ne fanno ancora pochissime, forse meno del 20%”.

Una mancanza legata anche alle difficili condizioni in cui spesso sono costretti a operare i medici dell’emergenza e quelli ospedalieri, precisa Falconi. Con il blocco del turnover, la riduzione degli operatori e i tagli degli ultimi anni, “le strutture ospedaliere devono far i conti con una domanda crescente da gestire con risorse ridotte. In questo modo” conclude Falconi “i tempi da dedicare al singolo paziente si restringono necessariamente”.

Sul tema è intervenuto anche il dal vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo), Maurizio Scassola, secondo il quale  prescrizioni chiare e comprensibili sono “un diritto dei pazienti, ma anche una tutela per i medici prescrittori”. Il dirigente dei medici, al riguardo, lancia la richiesta di “modelli organizzativi e informatici che facilitino il compito dei camici bianchi”.

Il problema, ricorda Scassola, non riguarda solo i farmaci ma si estende spesso a i referti di analisi strumentali. “Non è accettabile che un paziente esca da un luogo di cura senza la necessaria chiarezza su come assumere la terapia” afferma il vicepresidente Fnomceo. “La prescrizione, infatti, è la parte finale di un percorso di comunicazione tra medico e paziente. E se questa parte è carente, salta l’efficacia stessa dell’intera cura e si innesca anche possibilità di errore medico. È in gioco la sicurezza del paziente”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi