Racca: “Nuova Tariffa, ricorso Codacons inutile, fa solo perdere tempo ai giudici”

Racca: “Nuova Tariffa, ricorso Codacons inutile, fa solo perdere tempo ai giudici”

Roma, 16 gennaio – Un ricorso inutile, che ha il solo effetto di far perdere tempo ai giudici e intasare ulteriormente i tribunali, salvo poi lamentarsi e indignarsi per i tempi biblici della giustizia italiana.

Questo il lapidario commento che Annarosa Racca (nella foto), presidente di Federfarma Lombardia, ha riservato all’azione intrapresa da Codacons e Articolo 32. che hanno impugnato davanti al Tar Lazio il decreto ministeriale che, dopo 24 anni, ha finalmente aggiornato la tariffa dei medicinali, aumentando inevitabilmente anche l’onorario dovuto al farmacista per la dispensazione di farmaci con ricetta medica durante il servizio notturno a battenti chiusi, il cosiddetto diritto addizionale notturno, passato da 3,87 a 7,50 euro.

Un aumento che le associazioni dei consumatori hanno ritenuto eccessivo, assimilandolo a una stangata e (appunto) contestandolo davanti ai giudici amministrativi.

Per Racca, però, quella del « Codacons è “una polemica inconsistente, perché l’assistito non paga se la ricetta è in regime di Ssn ed è stata prescritta dalla Guardia medica, dal Pronto soccorso o da un medico di famiglia che ne ha certificato il carattere di urgenza. E non paga nel caso in cui la farmacia svolga il servizio notturno a battenti aperti, cioè con la saracinesca alzata, una modalità  sempre più diffusa da quando nel 2012 sono stati liberalizzati gli orari di apertura”.

In buona sostanza, quella sollevata dal Codacons è una tempesta in un bicchiere d’acqua, buona soltanto per guadagnarsi qualche titolo di giornale: se un cittadino ha un bisogno urgente e certificato di un farmaco Ssn, non deve versare alcun diritto addizionale in farmacia. Se invece il presupposto dell’urgenza manca, può scegliere di ottenere comunque il farmaco che gli serve pagando il diritto addizionale, oppure tornare l’indomani nel normale orario di apertura.
Racca, però, contesta anche le accuse di Codacons e Articolo 32 relative all’entità dell’aumento, ritenuto sproporzionato rispetto alla rivalutazione dell’onorario professionale del farmacista.
Rilievo che, a giudizio della presidente dei titolari lombardi, “sembra dimenticare che la tariffa è stata aggiornata nel novembre scorso a quasi 25 anni dall’ultimo adeguamento, risalente al ’93, quando il diritto addizionale ammontava a 7.500 lire circa. Se il Codacons si prendesse la briga di consultare i coefficienti Istat, scoprirebbe che soltanto in termini di potere d’acquisto 7.500 lire del 1993 corrispondono a circa 6,5 euro di oggi. E l’euro in più” afferma Racca “basta a malapena a coprire l’incremento tendenziale dei costi fissi e dell’onorario”.

Ma Racca sottolinea anche il “colossale abbaglio”  in cui incorre Codacons quando sostiene che il decreto sulla tariffa notturna determinerebbe una disparità nei confronti dei consumatori che ricorrono alle parafarmacie e alla Gdo, dove non è chiesto il pagamento dei diritti addizionali.

“È evidente che non si sa di che si parla” taglia corto Racca, ricordando che  “la tariffa notturna riguarda soltanto i farmaci con obbligo di prescrizione, venduti esclusivamente in farmacia. E poi parafarmacie e gdo non sono soggette all’obbligo del servizio notturno, che ricade sulle farmacie in virtù di una Convenzione con il Ssn. Dunque nessuna disparità di trattamento, checché ne dica il Codacons”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi