Tar Umbria: “Farmacie comunali, gestione vietata a società con altre attività sanitarie”

Tar Umbria: “Farmacie comunali, gestione vietata a società con altre attività sanitarie”

Roma, 8 febbraio – Con sentenza n. 78/2018 pubblicata il 1° gennaio scorso,  il Tar Umbria ha respinto il ricorso avanzato dal comune di Narni contro la decisione  della Asl Umbria 2, risalente al 2016, con la quale era stato negato all’amministrazione comunale di conferire in concessione la gestione della farmacia municipale alla società Medicenter Group, risultata vincitrice del bando per l’aggiudicazione del servizio.

Per i giudici della prima sezione del Tar umbro, i comuni possono infatti affidare in gestione le loro farmacie a una società di capitali, ma solo nel caso in cui queste  abbiano tale attività come unico oggetto sociale. Condizione non soddisfatta da  Medicenter Group, che- scrivono i giudici – “risulta pacificamente titolare di diverse strutture sanitarie (in Terni, Roma e Monterotondo Scalo) e ricomprende nell’oggetto sociale l’esercizio di varie professioni sanitarie e la gestione di case di cura, poliambulatori e strutture residenziali, sì da incorrere nel divieto di commistione tra attività farmaceutica e attività medico sanitaria alla base dell’art. 102 del RD 1256/34 essendo la legislazione in materia farmaceutica posta a presidio, prima ancora che alla progressiva apertura del mercato farmaceutico, tutt’ora peraltro contingentato (ex multis Consiglio di Stato, sez. III, 2 luglio 2014, n. 3326), del diritto alla salute pubblica”.

La vicenda trova origine nel febbraio del 2016, quando l’Asl Umbria 2, in un primo momento,  rilascia al Comune di Narni il permesso provvisorio per consentire la gestione della farmacia comunale alla Medicenter. Permeso che però, nel giugno successivo, viene negato, perché – in seguito ad accertamenti – risulta che Medicenter è titolare e gerente di altre strutture sanitarie, circostanza che integra appunto una violazione dell’art. 102 del Tuls, “inerente il divieto di cumulo dell’esercizio della farmacia con quello di altre professioni sanitarie, non essendo la società concessionaria costituita da farmacisti abilitati ed iscritti all’Ordine ed essendo inoltre titolare e gerente di strutture sanitarie”.

Da qui il ricorso al Tar regionale del Comune, secondo il quale una differente lettura del 1256/34, alla luce della disciplina sui servizi pubblici locali a rilevanza economica,  consentirebbe la scissione tra la titolarità della farmacia comunale e la sua gestione. In altre parole, nel caso di specie l’articolo 102 non si applicherebbe, in quanto le incompatibilità in esso previste hanno per riferimento la figura del farmacista titolare.

Argomentazione che, però, i giudici amministrativi umbri non condividono. Pur ammettendo che la disciplina sui servizi pubblici locali ha introdotto una separazione tra titolarità della proprietà e titolarità della gestione, essi osservano infatti che si tratta di una distinzione che può bastare a  “contestare la necessaria compatibilità dell’oggetto sociale con la gestione di una farmacia”.

Al riguardo, la sentenza richiama esplicitamente sia la legge 362/91, articolo 7, comma 2, dove si stabilisce che “le società di cui al comma 1 hanno come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia”, sia la legge 124/2017 sulla concorrenza, laddove alle società di capitale “l’oggetto esclusivo della gestione della farmacia, confermando l’assunto per cui l’esercizio dell’attività farmaceutica è incompatibile con altre attività e in primis con quella sanitaria“.

Ricorso respinto, quindi, anche se il Comune di Narni non sembra avere intenzione di demordere e ha già annunciato un ricorso al Consiglio di Stato. Comprensibilmente soddisfatto il presidente di Federfarma Umbria Augusto Luciani, coinvolto nel giudizio (il sindacato regionale dei titolari si era infatti costituito ad opponendum contro il ricorso del Comune di Narni): “Quella del tribunale amministrativo umbro è una sentenza importante, che ha il merito di ricordare la vigenza di norme e principi senza i quali il servizio farmaceutico italiano sarebbe una specie di diligenza esposta agli assalti di chiunque” afferma Luciani.  “Una sentenza positiva e che accogliamo con soddisfazione, anche alla luce della legge sulla concorrenza ormai vigente, che nessuno può pensare di interpretare e declinare come il via libera al Far West”.

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