Assogenerici, conferma per Häusermann: “La priorità resta la nuova governance”

Assogenerici, conferma per Häusermann: “La priorità resta la nuova governance”

 

Roma, 23 febbraio – Sarà ancora Enrique Häusermann, di EG Spa (nella foto) il presidente di Assogenerici nel biennio 2018-2019. Questo l’esito dell’assemblea elettiva dell’associazione delle imprese di farmaci equivalenti e biosimilari tenutasi ieri a Milano.

Con un’evidente scelta di continuità, insieme ad Häusermann è stato sostanzialmente confermato, con qualche integrazione, il precedente esecutivo: il presidente sarà infatti affiancato da Hubert Puech d’Alissac (Teva Italia) e Alberto Giraudi (Abc Farmaceutici), vicepresidenti con delega, rispettivamente,  all’Area medicinali generici e all’Area delle Pmi.

Gli altri vicepresidenti sono Massimiliano Rocchi (Accord Healthcare Italia), con delega all’Area medicinali ospedalieri; Paolo Angeletti (Salf), all’Area produzione industriale e conto terzi e Manlio Florenzano (Sandoz), vicepresidente per l’area dei medicinali biosimilari. Florenzano continuerà inoltre a coordinare l’Italian biosimilars group (Ibg), supportato da due vicecoordinatori, Stefano Collatina (Baxter) e Amedeo Soldi (Mundipharma). Gualtiero Pasquarelli (Doc Generici) è stato confermato nell’incarico di tesoriere.

Negli ultimi anni abbiamo lavorato incessantemente affinché Assogenerici divenisse quello che oggi è da tutti riconosciuta”  ha dichiarato Häusermann davanti all’assemblea “ovvero un interlocutore ed un partner credibile delle istituzioni, delle autorità di regolamentazione e di tutti gli stakeholder, con cui l’associazione intrattiene una costante attività di confronto e dialogo. Ora c’è da percorrere l’ultimo miglio: quello che renderà l’azione associativa ancora più incisiva nel raggiungimento degli obiettivi che giudichiamo irrinunciabili per il prossimo biennio”.

L’obiettivo in assoluto pioritario della sigla dei produttori di farmaci equivalenti resta quello di definire una nuova governance farmaceutica, “cantiere troppe volte interrotto”, a giudizio di Assogenerici, e che va urgentemente riattivato per garantire “il diritto di ciascuna impresa ad operare in un mercato in cui vi sia reale garanzia di equa concorrenza”.

Häusermann ha indicato i tre step che bisognerà inevitabilmente percorrere per centrare l’obiettivo:  il primo è “la compensazione sia tra i tetti di spesa sia tra i fondi per i farmaci innovativi”, prevedendo che qualsiasi eventuale avanzo debba essere utilizzato per la riduzione dei ripiani posti a carico delle imprese produttrici.  Il secondo passaggio obbligato è “la revisione dell’intero meccanismo di distribuzione del payback, prevedendo sistemi di calcolo del ripiano basati su un criterio certo di equità, quale quello della quota di mercato effettivamente coperta dall’impresa” ha detto Häusermann, che ha poi indicato nell’obbligo di reinvestire nel capitolo della spesa farmaceutica tutti i risparmi derivanti dall’utilizzo dei farmaci equivalenti e biosimilari il terzo requisito necessario per una governance del settore finalmente adeguata.

Häusermann non ha mancato di stigmatizzare l’eccesso di procedure amministrative e di pastoie burocratiche che si traducono anche in una scarsa tempestività nelle risposte della pubblica amministrazione alle istanze e alle necessità delle aziende e che rappresentano  “fattori debilitanti per aziende che operano in un settore altamente controllato e regolato come quello farmaceutico”.

Critiche circostanziate anche alla politica sui prezzi, che in Italia restano tra i più bassi d’Europa e sul sistema di acquisto che sta finendo per prevalere nel settore pubblico, basato  su gare al massimo ribasso: “Un sistema che rischia di determinare la fuoriuscita dal mercato di numerose imprese, soprattutto Pmi” ha detto Häusermann al riguardo  “con una significativa riduzione del numero di aziende operanti e della possibilità di risparmio garantita fino a oggi dalla competizione delle nostre imprese. Senza l’introduzione di adeguati correttivi restano pochi margini di sostenibilità nel lungo periodo. E sarà l’intera spesa di settore ad entrare in crisi davvero”.

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