Emilia, Lombardia e Veneto, firmati ieri  i pre-accordi per una maggiore autonomia

Emilia, Lombardia e Veneto, firmati ieri i pre-accordi per una maggiore autonomia

Roma, 1  marzo – Alla fine, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto sembrano aver ottenuto quanto si ripromettevano: la possibilità di maggiori spazi di autonomia dal governo centrale, che consentiranno loro di gestire con mani più libere settori vitali, sanità inclusa.

Sono stati firmati ieri a Palazzo Chigi, infatti, tre accordi preliminari (uno per ciascuna Regione) sulla cosiddetta “autonomia differenziata” tra il governo, rappresentato dal sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa (nella foto),  e i rappresentanti delle tre Regioni. Le intese aprono la strada a una declinazione concreta di quanto previsto dall’art.116 della Costituzione, sulla possibilità di una maggiore autonomia regionale su alcune materie.

Quello di oggi è un primo passo: siamo partiti con tre Regioni, speriamo siano solo l’avanguardia, ci sono già abboccamenti in fase avanzata col Piemonte e la Liguria: è stata avviata la trattativa anche con la Campania e la Puglia” ha commentato Bressa parlando con i giornalisti dopo la firma. “Io quello che potevo fare a nome del governo l’ho fatto, ora la palla passa al prossimo Parlamento”.

Sarà compito della prossima legislatura, infatti, istituire una commissione paritetica Stato-Regione che (come prevedono i pre-accordi firmati ieri) dovrà determinare le modalità di attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie per dare concretezza alla “nuova autonomia” riconosciuta alle tre Regioni (alle quali potrebbero presto seguirne altre).

Soddisfatti, ovviamente, i presidenti delle tre Regioni interessate, Stefano Bonaccini, Roberto Maroni e Luca Zaia, sostanzialmente concordi nel definire storica l’intesa di ieri, che apre un nuovo corso nei rapporti tra i livelli istituzionali a 17 anni dalla modifica del Titolo V.

“È la prima volta che si mette una firma a un preaccordo, il prossimo Parlamento e il Governo non potranno non tenere conto di quanto sottoscritto ieri” ha spiegato Bonaccini, chiarendo che la richiesta di maggiore autonomia avanzata dalla sua Regione non era volta ad ottenere  più soldi da Roma ma la possibilità di trattenute più risorse alla fonte “per la gestione di alcune competenze e garantire alcune peculiarità: penso al manifatturiero, l’istruzione o l’ambiente. In un prossimo accordo – ha aggiunto – si dovrà determinare il superamento della spesa storica per passare ai costi standard che saranno un approdo importante per tutto il Paese”.

Veneto e Lombardia avevano chiesto 23 competenze, l’Emilia-Romagna 12. “Ci sono materie”  ha osservato al riguardo Bonaccini “per le quali noi non eravamo proprio d’accordo a chiedere di avere la competenza: le politiche energetiche o del turismo sono politiche che un Paese deve avere, non 20 Regioni differenti. Noi ci avviciniamo con questa intesa all’ottenimento più o meno di tutto quello che avevamo chiesto. Quel che manca si discuterà in seguito; servirà comunque una legge approvata dal prossimo Parlamento con la maggioranza qualificata dei suoi componenti”  ha aggiunto il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, sottolineando però che  “arrivare all’intesa prima dello scioglimento della legislatura era un passo non solo simbolico ma concreto per non ripartire da capo tra poche settimane o mesi”.
“Abbiamo 5 tavoli già aperti (su sanità, istruzione, ambiente, lavoro, rapporti con l’Europa), il prossimo passaggio consiste nell’aprire i tavoli rimanenti, gli altri 18”
 ha spiegato da parte sua il governatore del Veneto Zaia, dopo aver definito quella di ieri ‘una giornata stra-storica’  “e poi chiudere l’intesa che sarà per 10 anni, poi sarà rinnovata e avrà un tagliando all’ottavo anno. Per noi non si torna indietro, a prescindere da maggioranze grandi intese o piccole intese”.
I contenuti dell’accordo raggiunto per l’Emilia Romagna sono illustrati in una nota diffusa dalla stessa Regione: l’intesa fissa appunto un arco di 10 anni per rendere possibile l’ampliamento anche numerico delle competenze di cui si chiede la gestione diretta, i meccanismi e i criteri per stabilire quali saranno le risorse destinate alla Regione per attuare l’autonomia rinforzata, attraverso la quale migliorare gli standard di rendimento delle istituzioni regionali e locali a beneficio dell’intera comunità regionale (cittadini, imprese, enti territoriali, associazioni, agenzie formative), attuare modelli organizzativi sempre più innovativi e portare sempre più vicino ai territori funzioni rilevanti.

Vi sono poi quattro allegati relativi alle materie all’interno delle quali vengono definiti i nuovi poteri della Regione: Politiche del lavoro, Istruzione, Salute e Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. E un addendum sui rapporti internazionali e con l’Unione europea.
Limitandosi al capitolo salute, l’accordo prevede che – fatto salvo il rispetto dell’equilibrio dei conti del sistema sanitario regionale . si potranno rimuovere i vincoli di spesa specifici per migliorare ulteriormente il livello dei servizi e valorizzare le risorse umane. Stipulare specifici accordi con le Università per rendere più coerente rispetto alle esigenze del territorio il sistema di formazione dei futuri, nuovi medici e l’acceso alle scuole di specializzazione. Per i soli assistiti residenti in Emilia-Romagna, la Regione gestirà il sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa per i servizi forniti, così come potrà definire il sistema di governance delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario regionale, anche passando per forme di integrazione. E anche in questo caso, un piano pluriennale di investimenti per l’edilizia sanitaria, con tempi certi e risorse adeguate..

In materia di farmaci, la Regione potrà  adottare decisioni basate sull’equivalenza terapeutica dei medicinali, sottoponendo all’Aifa un documento recante le valutazioni tecnico-scientifiche in merito a tali decisioni al quale l’agenzia regolatoria nazionale dovrà rispondere entro 180 giorni nel merito adottando un parere obbligatorio e vincolante sull’intero territorio nazionale. In caso contrario, la Regione utilizzerà il documento presentato per assumere sue proprie determinazioni basate sull’equivalenza terapeutica. Una previsione, questa, contenuta anche nei pre-accordi di Lombardia e Veneto.

Ma (e la cosa non piacerà ai sostenitori della necessità di una sorta di neo-centralizzazione delle decisioni al riguardo) la nuova autonomia disegnata dal pre-accordo Governo-Emilia Romagna consente anche alla Regione di definire le forme della distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale o semiresidenziale, alle dimissioni.
Le modalità per l’attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie, trasferite o assegnate dallo Stato alla Regione, saranno determinate dall’apposita Commissione paritetica Stato-Regione alla quale si è già fatto brevemente cenno a inizio articolo,  in termini di compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati nel territorio regionale, per consentire la gestione delle competenze trasferite o assegnate, e di fabbisogni standard, criterio che supera quello della spesa storica sostenuta dallo Stato nella Regione e riferita alle funzioni trasferite o assegnate negli anni passati.

I fabbisogni standard dovranno essere determinati entro un anno dall’approvazione dell’intesa e, progressivamente, entro cinque anni, proprio nell’ottica del superamento della spesa storica, dovranno diventare il termine di riferimento, in relazione alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturati sul territorio regionale, salvaguardando gli attuali livelli di erogazione dei servizi.

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