Riforma Enpaf, anche Fiafant chiede un tavolo di confronto

Riforma Enpaf, anche Fiafant chiede un tavolo di confronto

Roma, 1 marzo – Anche Fiafant, la Federazione italiana delle associazioni farmacisti non titolari, prende carta e penne e interviene nel dibattito sul riordino della previdenza di categoria, unendosi alla richiesta di un tavolo di confronto che consenta di accelerare la riforma dell’Enpaf, l’ente previdenziale di categoria.

Un tavolo che – scrive Fiafant in una nota pubblicata ieri su farmacie.blog, sito della Filcams Cgil –  è sempre più urgente, anche alla luce dell’attuale situazione occupazionale, che vede i non titolari soffrire “di una sempre maggiore discontinuità di reddito e contributiva anche per la pensione Inps” .

Fiafant, nell’occasione, illustra alcune considerazioni e richieste. La prima riguarda chi versa obbligatoriamente già all’Inps per il primo pilastro contributivo, che – ad avviso della sigla dei non titolari – non dovrebbe essere assoggettato all’obbligo di contribuzione Enpaf  se non per il contributo di solidarietà , qualunque sia l’anno di iscrizione all’Ordine.

Ma per Fiafant non dovrebbe nemmeno esserci “limite temporale al pagamento del solo contributo di solidarietà se disoccupati, perché con le attuali percentuali di disoccupazione succede che colleghi si debbano cancellare dalle liste dell’Ordine per non dover pagare il contributo intero, limitando così ulteriormente la loro possibilità di reinserimento lavorativo)”.

Secondo la sigla dei non titolari, insomma, “la contribuzione Enpaf dovrebbe essere obbligatoria solo per chi non ha busta paga da dipendente, perché le prestazioni che Enpaf eroga (non solo quelle previdenziali ma anche assistenziali come la maternità per chi non ha copertura Inps) sono di fatto rivolte quasi interamente a quella platea, ed è vergognoso costringere i dipendenti a pagare per le prestazioni per i titolari, è una visione del mondo al rovescio”.

Nel caso di chi verserebbe comunque a Enpaf  i propri contributi, per Fiafant la soluzione potrebbe essere trovata pensando “a una proporzionalità sul reddito (com’è nella cassa degli avvocati e come propone Mnlf) anziché alla quota fissa”.

Fiafant esce poi dal merito stretto del riordino della previdenza per aprire una finestra anche sanità integrativa, partita che va giocata in sede di rinnovo del Ccnl delle farmacie private, dove la materia non è considerata e va invece inserita “solidamente, magari guardando alle soluzioni trovate nel contratto degli studi professionali e utilizzando al meglio le possibilità e gli strumenti offerti dal contesto normativo per non sprecare risorse“.

“I fondi sanitari collettivi contrattuali hanno piani di assistenza solidi e a fruibilità diffusa (rimborsi delle prestazioni sanitarie legate alla maternità, cure odontoiatriche, rimborsi di ticket e visite specialistiche)” scrive al riguardo Fiafant “e non coprono solo i grandi eventi, quindi  per i non titolari danno sicuramente garanzie più ampie di assistenza, a oggi riservate ai farmacisti che lavorano nelle municipalizzate e sono quindi iscritti per contratto a Fondo Est”.

Sono talmente differenti le condizioni contributive e di reddito tra gli iscritti alla cassa professionale dei farmacisti che ogni modifica deve sì tener conto per legge dell’equilibrio delle casse dell’ente, ma per giustizia sicuramente anche delle conseguenze che comporta nelle vite delle persone” scrive ancora Fiafant, che cita come esempio la recente previsione della legge di bilancio 2017  in ordine alla possibilità del cumulo gratuito tra contributi Inps ed Enpaf versati su periodi non coincidenti. Per i non titolari, poteva già essere “un passo avanti nella maturazione dei diritti pensionistici per tutti quelli che hanno avuto carriere professionali in forme discontinue alternando periodi di libera professione a partita Iva con periodi di lavoro dipendente  (sono ormai tanti)“. La misura, invece, secondo Fiafant presenta  “una lacuna importante sulla cumulabilità del riscatto degli anni di laurea se non coperti da contribuzione Inps (ma non è così per medici e ingegneri, per esempio). Abbiamo già chiesto alla Filcams di fare un  approfondimento con il patronato Inca Cgil della possibilità di intraprendere vertenze su questo aspetto, per aiutare concretamente i colleghi a rivendicare il diritto”.

Sempre con Filcams, informa la nota, Fiafant darà vit  nei prossimi mesi anche una campagna informativa seria e capillare sulla previdenza complementare contrattuale, perché il farmacisti dipendenti (e gli altri lavoratori delle farmacie) versando il TFR al fondo pensionistico previsto dai contratti nazionali invece che lasciarlo in azienda,  e quindi “nella liquidità del titolare, avrebbero già oggi la possibilità di maturare un consistente vantaggio in termini di condizione economica (grazie al secondo pilastro previdenziale) al momento del pensionamento, e questo vantaggio sarà tanto più importante in termini economici quanto prima nel corso della carriera si aderisce alla previdenza integrativa , che ha anche una imposizione fiscale particolarmente vantaggiosa”.  

La nota dei non titolari, al riguardo, fa un’altra digressione rispetto al tema centrale della riforma Enpaf, diffondendosi sulle caratteristiche dei fondi FonTe e Previambiente: al primo, al quale possono iscriversi i dipendenti di farmacia privata o parafarmacia, aderiscono centinaia di migliaia di lavoratori e, afferma Fiafant,  “anche negli anni della crisi finanziaria ha avuto rendimenti percentuali importanti, i migliori tra tutti  i fondi previdenziali, anche per chi ha optato per la forma più prudente di investimento”. Anche Previambiente,  però, secondo quanto scrive la sigla dei non titolari, “ha comunque una posizione solida”.

Fafant continua quindi a illustrare i vantaggi dei fondi contrattuali chiusi, che rispetto a un fondo assicurativo privato “hanno il vantaggio netto per il lavoratore del versamento aggiuntivo da parte del datore di lavoro, minori spese, e anche il controllo di gestione dovuto alla rappresentanza collettiva dei lavoratori nel Fondo tramite le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto che lo ha istituito”.

La nota Fiafant si conclude quindi rientrando nel merito stretto della riforma dell’Enpaf, per ribadire l’urgenza di un tavolo di confronto Enpaf  con le rappresentanze associative delle diverse componenti della professione, “proprio per tentare di comporre i diversi punti di vista in un quadro organico di cui poter provare a migliorare le condizioni costruendo equilibri nuovi che garantiscano una prospettiva più serena a tutti gli iscritti all’Ordine”.

L’“approccio responsabile e consapevole” che auspica il presidente Croce, conclude Fiafant, “oltre a coinvolgere tutte le rappresentanze della professione, potrebbe anche una volta giunto a sintesi chiedere collettivamente le modifiche di legge eventualmente ritenute necessarie a un assetto dell’ente previdenziale più coerente con le attuali condizioni degli iscritti e del settore”.

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