Farmacia dei servizi, Conferenza Regioni rinvia l’esame dello schema di decreto

Farmacia dei servizi, Conferenza Regioni rinvia l’esame dello schema di decreto

Roma, 9 marzo – Lo schema di decreto sulla sperimentazione della farmacia dei servizi? Se ne parlerà più avanti. Aderendo a quella che, in politica, soprattutto in presenza di situazioni vagamente problematiche, è una regola aurea, ovvero “non fare oggi quel che puoi rimandare a domani”, la Conferenza Stato-Regioni di ieri ha rinviato la discussione sul provvedimento, oggetto di un’anteprima nazionale del nostro giornale, pubblicata lunedì scorso.

Come già riferito in quell’occasione, lo schema di decreto, predisposto dal ministero della Salute di concerto con il quello dell’Economia e delle Finanze, individua le nove Regioni nelle quali dovrà essere avviata nel triennio 2018-20  la sperimentazione per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali erogate dalle farmacie, così come previsto dall’ultima Legge di bilancio.

Le Regioni indicate nel primo articolo dello schema di provvedimento sono Piemonte, Lazio e Puglia per gli anni 2018,2019 e 2020; Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia per gli anni 2019 e 2020 e, infine, Veneto, Umbria e Campania per l’anno 2020. Saranno loro, dunque, a dividersi i 36 milioni di euro (6 il primo anno, 12 il secondo e 18 il terzo) che la Legge di bilancio destina alla sperimentazione, che serviranno a realizzare programmi utili a valutare e misurare concretamente i benefici della “farmacia dei servizi” e a remunerare le farmacie coinvolte

Non sarà inutile ricordare che aveva destato molta sorpresa e finanche qualche perplessità la presenza  nell’ultima terna di Regioni dell’Umbria, giunta del tutto inaspettata, anche perché uno dei requisiti originariamente fissati per essere ammessi alla sperimentazione era un numero minimo di 2 milioni di abitanti, e la piccola Regione del Centro Italia ne ha meno di un milione. Al suo posto, tutti gli addetti ai lavori indicavano infatti, in modo concorde e univoco, la Toscana,

Regione che tutti i pronostici davano inserita praticamente d’ufficio tra i protagonisti della sperimentazione anche in ragione delle iniziative messe in cantiere già prima dell’approvazione della Legge di bilancio, su tutte il progetto di pharmaceutical care  avviato dalla Asl Toscana Sud Est, diretta da Enrico Desideri,  con la partecipazione di Assofarm, Federfarma e Fofi. Un’iniziativa ambiziosa e articolata, di medio periodo (con una durata prevista di almeno un triennio), quella della Regione Toscana, nata anche con l’obiettivo di ricavare dati attendibili sui risparmi e i benefici di salute che possono essere prodotti dal monitoraggio dell’aderenza terapeutica nelle farmacie di comunità.

Sempre ieri, al riguardo, hanno cominciato a circolare voci proprio in ordine a un possibile “ripescaggio” della Toscana nel primo gruppo delle Regioni ammesse alla sperimentazione della farmacia dei servizi, a spese del Lazio, che – in una sorta di piccolo effetto-domino – andrebbe invece a fare compagnia a Veneto e Campania come Regione del Centro Italia nell’ultima terna, in sostituzione proprio dell’Umbria. In questo modo, troverebbero conferma tutte le (facili) previsioni iniziali

Si tratta però di voci, è bene dirlo subito e con molta chiarezza, per le quali non è stato possibile trovare alcun riscontro a nessun livello istituzionale e che dunque riportiamo per mero scrupolo cronistico, soltanto perché provenienti  da “addetti ai lavori” solitamente bene informati sui fatti.

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