Farmacia, i sette punti di Assofarm per l’agenda politica nel dopo voto

Farmacia, i sette punti di Assofarm per l’agenda politica nel dopo voto

Roma, 12 marzo – Un conto sono le buone intenzioni, un altro conto mantenerle. E se non si può negare che, nei confronti di farmacia e farmacisti,  la classe politica abbia spesso abbondato con le prime (soprattutto in occasione delle vigilie elettorali), non è meno vero che poche volte le ha concretizzate in atti legislativi coerenti e conseguenti. A rilevarlo è il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi (nella foto), in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero del bollettino associativo.

Gizzi supporta l’affermazione con qualche esempio, partendo da lontano, ovvero dalla legge 833/78: già nella legge istitutiva del Ssn, infatti, l’indicazione della farmacia come presidio del sistema sanitario nazionale era chiara. E, in seguito, non c’è stato piano sanitario nazionale o regionale che non abbia coinvolto, più o meno ampiamente, le farmacie. Il presidente delle farmacie pubbliche cita, da ultimo, “l’importantissimo Piano nazionale delle cronicità del 2016, che alla farmacia dedica tre pagine entusiasmanti sul suo potenziale di prossimità, di educazione sanitaria, di collaborazione con gli altri professionisti della salute”.

Quel che però è quasi sempre mancato, annota Gizzi, è stata la risolutezza necessaria a trasformare le previsioni di legge in realtà. La sfida che ci attende non è quella di coinvolgere i nostri interlocutori politici, ma di fare in modo che alle loro disposizioni di legge governo, amministrazione centrale e Regioni facciano seguire i fatti scrive il presidente di Assofarm. Che, al riguardo, espone  “l’agenda di lavoro che porteremo all’attenzione del nuovo Parlamento e delle Regioni”: una lista delle cose da fare articolata in sette punti.
Il primo è quello di rivedere la legge sulla concorrenza. Siamo sempre più convinti che la legge sulla concorrenza possa mettere in forse la capillarità del sistema farmacie sul territorio italiano” scrive Gizzi, ricordando al riguardo che la stessa  Commissione Antimafia ha lanciato un’allerta, paventando “infiltrazioni malavitose nel settore”, a sostegno della necessità di un maggiore controllo sulle future società di capitali che potranno investire nel settore.
Il secondo punto è una revisione della legge 405/01, per riportare omogeneità nella distribuzione dei farmaci su territorio nazionale, riequilibrando i diversi pesi che ogni Regione attribuisce alla distribuzione diretta e a quella per conto. “Sta montando la necessità di confrontare con maggiore scientificità pregi e difetti delle due forme di distribuzione del farmaco” scrive Gizzi al riguardo, ricordando il tavolo di confronto aperto dalla Sifo con la consulenza tecnica della Scuola Superiore Sant’Anna e sottolineando come ogni studio debba comunque   avere come fulcro “la centralità dell’interesse del cittadino”.

Nel confronto tra distribuzione diretta e Dpc, scrive Gizzi, “devono essere compresi i costi occulti che il cittadino deve sostenere nella prima opzione, come il maggior tempo impiegato per gli spostamenti e i relativi costi reali”. Considerazioni, queste ultime, condivise anche da Cittadinanza Attiva.
Il terzo punto è quella che per Assofarm è  “la priorità assoluta per la categoria”, ovvero la riforma della remunerazione. Tema che, a giudizio di Gizzi, “dovrebbe essere anche nell’agenda delle Regioni. Una nuova remunerazione, poggiante su un nuovo rapporto tra cittadino e Ssn attraverso la farmacia stessa, dovrebbe essere il più grande contributo della farmacia alla sfida del contenimento della spesa”  scrive al riguardo il presidente di Assofarm. “Non mancano certo i casi di successo in giro per l’Europa”.
Nella “to do list” di Assofarm non poteva ovviamente mancare la nuova Convenzione tra farmacie e Ssn. Rispetto a vent’anni fa le farmacie hanno assunto de facto nuovi impegni, una Convenzione rinnovata che non riconoscesse economicamente questi impegni non avrebbe senso” attacca sul punto Gizzi, chiedendo maggiore riconoscimento e tutela per i nuovi servizi che la farmacia assicura al Ssn e ai cittadini. Il presidente delle farmacie comunali, al riguardo, fa riferimento ai 36 milioni di euro in tre anni che l’ultima legge di bilancio ha destinato alla sperimentazione della farmacie dei servizi: un fatto certamente positivo, “a patto però che essi non finiscano come i 200 stanziati in passato per la farmacia dei servizi e poi trattenuti dalle Asl per creare le Case della Salute”.
Quinto punto dell’agenda è la presa in carico del paziente cronico, che – ammonisce Gizzi – non può essere ridotta alla stregua dell’ennesima espressione-mito, citata in tutti in discorsi con toni alati ed ispirati, ma poi destinata a non realizzarsi mai. “È già successo per la pharmaceutical care e per la farmacia dei servizi” ricorda il presidente di Assofarm, intenzionato ad evitare un’analoga sorte alla presa in carico del paziente cronico. Per questo, la sigla delle farmacie pubbliche è stata la promotrice di una sperimentazione sul campo in sintonia con quanto previsto dal già citato Piano nazionale delle cronicità. “Il progetto che stiamo attuando sul territorio dell’Asl Toscana Sud Est” spiega Gizzi “sta diventando realtà e presto produrrà dati concreti, che sono l’opposto del mito”.
Segue la richiesta di riportare tutti i farmaci in farmacia. Secondo Gizzi, a parte pochissime e doverose eccezioni, non vi sono infatti limiti scientifici di sorta che impongano la distribuzione di alcuni farmaci in ospedale e non in farmacia. “La riforma della remunerazione come da noi intesa farebbe venir meno anche i limiti economici” spiega il presidente di Assofarm. “Se il farmacista fosse remunerato in base al servizio offerto e non al prezzo del farmaco, poco importerebbe l’entità di quest’ultimo”.
Ultimo punto, la formazione continua dei farmacisti sulle nuove molecole.Quanto appena detto è attuabile solo se i farmacisti territoriali verranno adeguatamente formati a somministrare una nuova generazione di farmaci biotech” scrive Gizzi, ricordando che quei medicinali  sono stati fino ad oggi appannaggio dei soli farmacisti ospedalieri.

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