Federfarma: “Ossigeno, disservizi e disagi nelle forniture, serve un tavolo”

Federfarma: “Ossigeno, disservizi e disagi nelle forniture, serve un tavolo”

Roma, 13 marzo – Si è dunque puntualmente verificato lo scenario paventato a suo tempo, che in verita soltanto rari nantes in gurgite vasto si erano davvero impegnati a scongiurare, conducendo battaglie  tanto ostinate quanto spesso solitarie (merita una citazione, al riguardo, il segretario dell’Utifar Alessandro Caccia): il divieto alle aziende produttrici di gas medicinali di riempire le bombole di proprietà di terzi, a partire da quelle delle farmacie, ha finito per generare disagi e disservizi, che proprio le farmacie di comunità finiscono inevitabilmente per registrare e subire in prima battuta, senza peraltro poter fare molto per soddisfare le richieste di ossigeno terapeutico che arrivano dai pazienti.

A denunciare la situazione è Federfarma, che alla luce dei segnali tutt’altro che rassicuranti provenienti dalle associazioni territoriali, ha scritto a Ministero della Salute e Aifa per rappresentare le criticità della situazione.

Ne riferisce oggi l’house organ del sindacato Filo Diretto, richiamando in prima battuta il warning arrivato dal Veneto, con la denuncia di grandi difficoltà nella fornitura di ossigeno ai pazienti.

“Le ditte produttrici non sono in possesso di bombole sufficienti per garantire la fornitura di ossigeno a nuove farmacie clienti” aveva infatti scritto l’associazione provinciale dei titolari di Vicenza “ed essendo la materia ancora incerta, e il prezzo di rimborso contenuto, non intendono investire nell’acquisto di nuove bombole. Questo sta comportando un notevole disservizio per i pazienti, in quanto i colleghi si trovano in difficoltà a reperire le bombole di ossigeno presso i fornitori, aggravato dal fatto che l’ossigeno è un medicinale obbligatorio da tenere in farmacia”.
Il sindacato nazionale ha provveduto a inoltrare la denuncia all’Aifa e al dicastero, anche al fine di chiedere misure adeguate per superare le criticità e garantire così ai pazienti di ottenere senza problemi l’ossigeno terapeutico in farmacia.

Il timore più volte prefigurato nei mesi scorsi circa la non sufficiente capacità delle sole bombole di proprietà delle aziende produttrici a far fronte alla domanda proveniente dal territorio trova una prima conferma con la nota pervenuta dalla nostra Associazione di Vicenza” scrive Federfarma all’agenzia regolatoria e al ministero. “Accanto a tale conferma formale, le altre segnalazioni indicano una rarefazione delle unità disponibili in quanto spesso le aziende procedono alla consegna delle bombole richieste dalle farmacie solo dietro consegna di un uguale quantitativo di bombole vuote, ponendo chiaramente le farmacie in difficoltà nell’approvvigionamento del farmaco”.

La situazione, denuncia Federfarma,  è particolarmente  complicata in alcune zone rurali. Dove   le farmacie – anche quelle che disponevano, sino allo scorso 31 gennaio, di un adeguato numero di bombole per far fronte alle prevedibili necessità locali – non sono più in condizione di detenerle in quantità sufficiente, a causa del nuovo regime di regole che non consente  il riempimento di bombole di proprietà degli esercizi, obbligando quindi al loro noleggio oneroso. Ma non è tutto: un ulteriore elemento di difficoltà, aggiunge Federfarma, è “il persistere in molti contratti di fornitura redatti dalle aziende produttrici di voci di costo accessorie al prezzo del farmaco che rendono economicamente pesante, se non in perdita, l’espletamento del servizio da parte delle farmacie”.

Da qui l’invito del sindacato dei titolari ad aprire un tavolo di confronto anche con aziende produttrici e tutta la filiera, che consenta di affrontare temi cardine quali la garanzia della disponibilità delle bombole nei confronti degli operatori e i costi aggiuntivi che le aziende (illegittimamente, secondo Federfarma) continuano a fatturare alle farmacie.

Al riguardo, non sarà inutile ricordare che nell’ottobre dell’anno scorso era intervenuto un importante chiarimento dell’Ufficio legale del ministero della Salute sul prezzo dell’ossigeno, definito dall’Aifa in base a una contrattazione con l’azienda farmaceutica produttrice, prezzo che – precisava il ministero – “comprende anche il contenitore del farmaco”, ossia bombola e relativa valvola.
Non è dunque possibile, chiariva la nota del ministero, chiedere una caparra cauzionale sui cilindri o applicare un ricarico per il noleggio, “né al paziente né al farmacista”. Chi lo facesse, imporrebbe in modo coatto alle farmacie costi che queste ultime non solo non possono evitare (perché la Tabella 2 della Farmacopea ufficiale obbliga i titolari “a detenere l’ossigeno terapeutico nei quantitativi ritenuti sufficienti al regolare espletamento del servizio”) ma neanche possono riversare sul paziente, perché “il prezzo del gas medicinale comprende anche il relativo contenitore”.

Un chiarimento che però, visto il contenuto della nota di Federfarma ad Aifa e ministero, non è evidentemente bastato.

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