Firenze, le farmacie comunali diventano società benefit

Firenze, le farmacie comunali diventano società benefit

Roma, 21 marzo – L’Azienda farmaceutica municipalizzata Afam (Farmacie comunali Firenze) cambia forma societaria e diventa la prima società a capitale misto pubblico-privato in Europa e la prima rete di farmacie al mondo a diventare “società benefit”, acquisendo quella particolare forma societaria che fin dal proprio statuto dichiara e persegue i suoi fini sociali.
A rivelarlo è lo stesso comune di Firenze in un comunicato.

 “Si tratta di una piccola grande rivoluzione” afferma il sindaco Dario Nardella nella nota “perché la società delle farmacie comunali di Firenze non dovrà guardare più solo agli aspetti del profitto e del fatturato, che sono comunque obiettivi aziendali, ma dovrà guardare al beneficio pubblico che l’attività della gestione delle farmacie porta su tutto il territorio”.

“In concreto, ciò vuol dire potenziare tutti quei servizi che servono ai cittadini, al di là della vendita dei farmaci” afferma ancora Nardella. “Penso alle prenotazioni degli esami che si possono fare direttamente in farmacia attraverso il Cup, alle prestazioni varie che vengono offerte come, ad esempio, la misurazione del colesterolo e della glicemia, ma anche al trasporto dei farmaci a domicilio e al kit bebè donato ai genitori dei nuovi nati residenti a Firenze. Le farmacie comunali diventano sempre di più un centro che offre servizi socio-assistenziali di base per i cittadini, sono un collante per la nostra comunità e un luogo dove non si compra solo i medicinali ma si ricevono molti servizi”.

Come già anticipato, con la scelta annunciata ieri, Afam – il cui pacchetto azionario di maggioranza è stato acquisito da Aboca all’inizio del 2016 – diventa la prima azienda a partecipazione pubblica (ma anche la prima rete di farmacie) ad adottare la forma di società benefit, ritenuta la più adatta per il perseguimento del beneficio pubblico, in particolare nelle società municipalizzate.

Nello specifico, Afam renderà espliciti già nel suo statuto  gli obiettivi di beneficio comune, che dovranno affiancare quello imprescindibile di perseguire profitti, con l’impegno di dare conto ogni anno dei risultati raggiunti al riguardo, dopo la valutazione e la certificazione di un ente terzo in ordine al raggiungimento dei risultati raggiunti in ambito “sociale”.

“Ogni impresa,  per essere riconosciuta come tale, dovrebbe qualificarsi come impresa benefit”  spiega Massimo Mercati (nella foto), presidente della società, che ora cambia la sua ragione sociale in Farmacie Fiorentine Afam Spa sb (dove l’appendice “sb” sta ovviamente per società benefit).

Nella nostra visione fare impresa non può infatti prescindere dallo svolgimento di una funzione economico sociale e dal perseguimento del bene comune”  aggiunge ancora Mercati. “Questi valori sono già nel nostro Dna e oggi possiamo dimostrare che questo approccio è a sua volta un fattore di successo. Creare valore per la società è la prima condizione che consente ad imprese come la nostra di affermarsi sul mercato”.

E proprio al Dna delle farmacie comunali fa riferimento Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, commentando positivamente l’evoluzione societaria di Afam. “Senza con questo voler marcare differenze o stabilire primazie, è evidente che le farmacie comunali posseggono una specificità che risiede proprio nella loro dimensione che è ontologicamente sociale” spiega Gizzi. L’Assofarm non può dunque che salutare molto positivamente la svolta societaria dell’Afam, che va proprio nella direzione indicata non solo da Assofarm ma anche dall’Uefs (l’Unione europea delle farmacie sociali, della quale Gizzi è il presidente, confermato nel novembre 2017, NdR)”.

“Una direzione dove l’obiettivo primario di una farmacia autenticamente sociale è il bisogno sanitario del cittadino, non il mero profitto” chiarisce Gizzi. “Ovviamente, questo non significa che debba essere trascurata la salute dei bilanci, che è condizione fondamentale per la stessa esistenza della farmacia, ma scegliere di non puntare in via esclusiva sulla massimizzazione degli utili, che è un’altra faccenda, non priva di rischi etici e sociali”.

Gizzi, con l’occasione, si preoccupa di evitare l’inorgenza di equivoci che potrebbero innescare inutili polemiche: “In occasione dell’ultimo importante incontro ad Anversa dello scorso 20 novembre, la Uefs ha voluto ribadire con estrema chiarezza che a rendere ‘sociale’ o meno una farmacia non è il suo assetto proprietario, ma l’organizzazione e l’orientamento del suo servizio e le finalità prioritarie della sua mission” spiega il presidente di Assofarma e di Uefs.  “Non conta tanto essere farmacia pubblica o cooperativa, quindi, ma è determinante essere ‘sociali’ nella sostanza”.

Si può anche essere farmacia privata indipendente e addirittura catena di farmacie” conclude Gizzi “ma chiunque condivida questa filosofia sociale, che Afam ha bene esplicitato nella sua decisione di trasformarsi in società benefit, troverà sempre aperte le porte della Uefs”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi