Altroconsumo, ricerca sugli italiani e i farmaci: “Un rapporto approssimativo”

Altroconsumo, ricerca sugli italiani e i farmaci: “Un rapporto approssimativo”

Roma, 12 aprile – Siamo sempre lì: l’ambulatorio del dottor Google è più affollato che mai dai cittadini italiani che, alle prese con qualche problema di salute, cercano informazioni (ma anche farmaci e rimedi vari) per risolverlo.

Un’ulteriore conferma è arrivata da una recente ricerca di Altroconsumo, dalla quale emerge il dato, invero preoccupante, di un rapporto abbastanza “facilone” e approssimativo degli italiani con i farmaci. A leggere le risultanze delle rilevazioni di Altroconsumo, che dal 1973, quando ancora portava il nome di Comitato difesa consumatori, è una delle più consolidate associazioni di difesa dei consumatori del nostro Paese, emerge che il nostro non è solo un popolo di santi, poeti e navigatori ma anche di inguaribili praticoni delle “cure fai da te”.

Pur non lesinando i consigli dei professionisti della salute (medici e farmacisti),  gli italiani amano infatti navigare su internet in cerca di informazioni e, alla fine, decidono di testa propria. Così finiscono per comprare farmaci soggetti a prescrizione senza aver visto il medico neppure da lontano,  oppure assumono quelli trovati a casa tra le medicine avanzate da cure precedenti, senza ovviamente consultare nessuno, evidentemente convinti di potersela egregiamente cavare da soli a riconoscere i sintomi e stabilire quali possano essere i rimedi per curarli.

Un rapporto tutt’altro che sano, insomma, che i dati di Altroconsumo registrano impietosamente: più della la metà degli intervistati (l’indagine è stata svolta su un campione di cittadini adulti tra i 25 e gli 84 anni che consumano almeno un farmaco al mese) assume infatti le medicine  in modo, diciamo così, “fantasioso” e poco sicuro. Nell’ultimo anno, ad esempio, più della metà degli intervistati ha utilizzato antinfiammatori rimasti a casa da tempo e  una percentuale appena inferiore  (il 48%) ha assunto  analgesici utilizzati per precedenti patologie o preso antibiotici trovati nell’armadietto di casa, senza magari neppure verificare da quano tempo stavano lì.

Emergono però anche dati confortanti, come l’88 % del campione che ha dichiarato di seguire il trattamento prescritto. Ma è comunque significativa la percentuale, superiore al dieci per cento, di chi invece  non rispetta la cura con precisione o decide di interromperla prima di quanto indicato (fatto grave, soprattutto nei trattamenti a base di antibiotici, dove questi comportamenti sono una delle cause principali del fenomeno della resistenza batterica).

C’è poi un altro versante che chiama in causa anche i farmacisti: il 17 % del campione intervistato da Altroconsumo afferma infatti di aver acquistato  medicine soggette a prescrizione pur senza avere la ricetta: sono soprattutto farmaci antinfiammatori (39%), analgesici (34 %) e antibiotici (46%: il totale è superiore a 100 perché ovviamente erano possibili più risposte). Medicine ottenute, secondo quanto dichiarato dagli intervistati, grazie alla conoscenza del

farmacista e sulla base dell’assicurazione di portare la ricetta in un secondo momento  (anche se, registra Altroconsumo,  pochi hanno sostenuto di averlo poi fatto).

Tornando all’italico “fai da te” in materia di cure, il 20 % degli intervistati controlla raramente o mai le interazioni dei farmaci con altri cibi, sostanze o medicinali prima di prendere un nuovo farmaco. E un altro 15 % degli intervistati è convinto che i rimedi erboristici non possano avere effetti negativi. Invece, come sottolinea Altroconsumo,  le interazioni ci sono, eccome: persino il succo di pompelmo può far diminuire le capacità di assorbire ed elaborare alcuni farmaci, mentre latte e latticini interagiscono con alcuni antibiotici e antidepressivi. Stesso discorso per i prodotti erboristici, che non sono neutri come sembrano ritenere coloro per i quali ciò che è “naturale” non fa male. L’iperico, ad esempio, interagisce con gli antidepressivi e  i contraccettivi,  la liquerizia e il biancospino interagiscono con farmaci attivi sull’apparato cardiovascolare .

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