Ruggiero (Lpi) alla Fofi: “Serve un tavolo per trovare soluzioni a nodo parafarmacie”

Ruggiero (Lpi) alla Fofi: “Serve un tavolo per trovare soluzioni a nodo parafarmacie”

Roma 12 aprile – “Un importante riconoscimento di Lpi  come uno dei soggetti di rappresentanza delle parafarmacie italiane”.

Così Ivan Ruggiero, presidente di Libere parafarmacie italiane (nella foto), definisce l’incontro di qualche giorno fa con il presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti Andrea Mandelli, giunto a poca distanza dalla convocazione della sigla nel “giro” di audizioni svolto da Enpaf nell’ambito della ricognizione delle posizioni dei vari segmenti della professione in ordine alla riforma della cassa previdenziale di categoria.

Nel corso dell’incontro, riferisce una nota, è stata rappresentata al presidente Fofi  la posizione di Lpi su questioni cruciali, a partire da quella delle proposte avanzate (in particolare da Federfarma) per risolvere “la questione parafarmacie”.

Proposte che, secondo Ruggiero sono del tutto inadeguate: “Il riassorbimento delle parafarmacie, non risolverebbe totalmente la questione dei colleghi per diversi fattori” scrive il preisdente Lpi. “Il decreto Monti aveva già decretato strade simili, ma a oggi, non abbiamo risolto nulla, se non aver generato una marea di ricorsi; i paletti previsti da queste proposte, come l’ultimo emendamento Fregolent, prevedevano una graduatoria che escludeva la maggior parte dei colleghi dal conferimento della sede senza risolvere la piaga sindacale delle parafarmacie, nel suo complesso generale, ma limitandosi a favorire pochi elementi e magari potrebbe accadere anche e solo titolari di farmacia che hanno una parafarmacia”.

“Lo stesso provvedimento” aggiunge Ruggiero “era in conflitto con il concorso straordinario, tanto che chi superava la graduatoria, secondo l’emendamento Fregolent, doveva rinunciare alla sede assegnata per tale concorso e poi ci sono da valutare le rurali; erano previste dall’emendamento Fregolent, deroga alla pianta organica, proposta già presentata in diverse occasioni ma mai andata in porto”.
Evidenziati quindi gli esiti più che deludenti del concorso voluto dal decreto Cresci-Italia del governo Monti, con l’obiettivo  (secondo Ruggiero non raggiunto) di  “creare posti di lavoro e risolvere la questione parafarmacie offrendo l’isola che non c’è”, il presidente di Lpi torna sulla questione del delisting dei farmaci di fascia C, fermo dal 2014. “Tutto bloccato, sia fascia C che delisting” scrive Ruggiero. “Un danno per i cittadini, per i professionisti e per l’economia del nostro paese. Sono state bloccate misure che porterebbero alla crescita occupazionale e al risparmio sulle spese sanitarie private dei cittadini, bloccato l’aumento anche esponenziale di nuove aziende sul territorio con la crescita delle parafarmacie liberalizzate, per poi avere la beffa di concorsi al momento ‘inesistenti’?”
Ricordato che la legge Lorenzin entrata in vigore nello scorso mese di febbraio ha chiarito definitivamente la vexata quaestio del  punteggio da assegnare alle farmacie rurali e non vi è dunque  “nessun ostacolo per non andare all’interpello”, Ruggiero sottolinea comunque come anche l’assegnazione delle nuove farmacie  “non potrebbero mai sopperire a tanti disoccupati e a tanti laureati che ogni anno escono fuori dalle Università di farmacia. In Campania come nel resto dell’Italia, sono di più i laureati che le opportunità lavorative”.

Da qui la richiesta avanzata al presidente della Fofi di un tavolo di confronto che favorisca il dialogo tra le parti. ”Ho consegnato una relazione dettagliata al presidente Mandelli, che potrebbe essere la base di un dialogo” conclude Ruggiero nella sua nota, indicando nella istituzione della farmacia non convenzionata la possibile soluzione del problema.

 “Le proposte di Federfarma sono inadeguate” scrive il presidente di Lpi, aggiungendo che c’è bisogno di “un aiuto vero, concreto e immediato per superare questa ‘emergenza sindacale’ che ha colpito le parafarmacie, che corrisponde a un’emergenza italiana. Lo reclamano i cittadini, lo chiedono le associazioni dei consumatori, lo richiede l’Antitrust”.

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