Sanità, sono 35 milioni gli italiani che la pagano di tasca propria

Sanità, sono 35 milioni gli italiani che la pagano di tasca propria

Roma, 13 aprile – Circa 35 milioni di italiani nel 2016  hanno  affrontato spese sanitarie di tasca propria, per una spesa pari a 35 miliardi di euro. Gli anziani, sempre più numerosi, spendono una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale (ma più del doppio quando non sono autosufficienti). Circa 13 milioni di cittadini del nostro Paese hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria, 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese per la salute, andando a ingrossare il fenomeno della nuova povertà.

Dei circa 35 miliardi di spesa sanitaria privata del 2017, soltanto 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative. Gli italiani che  ricorso alla spesa intermediata sono 12 milioni (il 19% della popolazione italiana), il 55% dei quali lavoratori  dipendenti e il 14% autonomi.  Il settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%).

Il rapporto futuro tra servizio sanitario pubblico e privato  e il suo impatto sulla società in continua trasformazione è stato al centro della School di Padova 2018, evento organizzato da Motore Sanità che mira a raccogliere e discutere dubbi, proposte e analisi degli esperti del settore, dei cittadini e degli operatori della sanità e del welfare italiano sulla trasformazione in atto nel sistema sanitario.

“Le strutture private costituiscono oggi una parte significativa del Servizio sanitario nazionale, costituita per il 7,6% della spesa complessiva da servizi ospedalieri, e per il 4,1% daservizi di diagnostica e laboratorio” ha detto Michele Vietti, avvocato già vicepresidente del Consiglio superiore della n magistratura, aprendo i lavori. “A fronte di questa spesa, c’èda rilevare una grande produttività nei servizi offerti: solo perla parte ospedaliera è erogato il 28% delle prestazioni in termini di giornate di degenza. Oggi, quindi, la sanità privata accreditata con il Ssn costituisce una grande risorsa in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi. A questo scenario farebbero inevitabilmente riscontro un incremento incontrollato della spesa out-of-pocket, una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale. Il fabbisogno sanitario degli italiani, infatti” ha spiegato ancora Vietti “cresce e si ridefinisce per invecchiamento e cronicità, con una sanità pubblica che arranca e non potendo coprire tutto il fabbisogno sanitario, raziona la domanda. Le conseguenze: aumentano sanità privata, sanità negata e disparità di accesso”.

In termini di giudizio sui costi del servizio pubblico, a dare  un’indicazione precisa intervengono i dati dello studio 2016 Censis-RBM. Secondo quanto riferisce l’agenzia askanews, è infatti ormai generalizzata l’esperienza di ticket sanitari equivalenti o al limite di poco superiori alle tariffe praticate nelle strutture private, e gli utenti, più che percepire la riduzione delle tariffe del privato, riscontrano la tendenza all’aumento dei prezzi praticati dalla sanità pubblica con il ticket.
L’annoso problema della lunghezza delle liste di attesa ostacola l’accesso ai servizi sanitari pubblici e genera una migrazione importante verso il privato e anche verso l’intramoenia. Il pagamento delle prestazioni sanitarie diventa un gesto ordinario, così come si amplia la fascia di italiani, pari ormai a 11 milioni, che rinuncia o rinvia nel tempo alcune prestazioni sanitarie perché non in grado di affrontarne il costo.

La spesa sanitariatotale in Italia è costituita per quasi l’80% dalla spesa sostenuta dal Ssn pubblico e per il rimanente 20% dalla spesa privata, ossia dalla spesa sostenuta direttamente dalle famiglie italiane. In particolare, nel 2015 si è verificato un ulteriore aumento della spesa sanitaria privata, salita a 34,5 miliardi di euro. Anche secondo lo studio di The European House-Ambrosetti condotto su dati di Corte dei Conti, Farmindustria e Istat,
solo il 13% della spesa privata è intermediato, mentre il restante 87% è totalmente out of pocket e dedicato essenzialmente a farmaci e cure odontoiatriche.

Il sistema di produzione dei servizi sanitari nel nostro Paese sembra trovarsi in una condizione di sostanziale equilibrio fra produzione privata e produzione pubblica, con percentuali che ammontano rispettivamente al 49% e al 51% del totale dei servizi prodotti.
Le Regioni nelle quali si rileva una maggior concentrazione di soggetti afferenti al settore pubblico sono per la maggior parte Regioni centro-settentrionali, con l’eccezione della Basilicata.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi