Iqvia, mercato totale del farmaco 2017 a 21,2 miliardi

Iqvia, mercato totale del farmaco 2017 a 21,2 miliardi

Roma, 16 aprile – Una vera e propria radiografia del mercato nazionale dei farmaci, quella che scaturisce dai dati diffusi venerdì scorso, 13 aprile, in occasione del convegno Il mercato pharma: commento 2017 e prospettive 2018  organizzato dall’Associazione italiana Sviluppo Marketing (Aims) e tenutosi a Pavia.

A fare il punto sul mercato farmaceutico dell’anno appena concluso e anticipare i possibili scenari per il 2018 è stato  Carlo Salvioni (nella foto), direttore vendite e marketing di Iqvia Italia, che è partito dalla crescita del mercato totale del farmaco etico in Italia (ospedaliero e farmacia) nel 2017, con un fatturato totale di 21,2 miliardi di euro, pari a un incremento +2,9% rispetto al 2016. L’andamento del mercato a valori è quindi in crescita, anche se si registra un rallentamento rispetto agli anni precedenti.  Per quanto riguarda i volumi, il mercato è sostanzialmente invariato.
Il fatturato complessivo in farmacia è stabile a 24,5 miliardi di euro,  il 42,1% dei quali relativo a farmaci rimborsati dal Ssn (42,1%) e il restante 57,9% dovuto ai farmaci acquistati privatamente dai cittadini, siano essi prodotti etici o commerciali. Si consolida dunque il trend che si registra ormai da anni, con il calo della spesa Ssn,  scesa in cinque anni del 6,3%, a fronte di un aumento della spesa privata.
Più nel dettaglio, la quota di spesa privata è costituita per il 13% di farmaci in classe C, per il 6% di farmaci in fascia A acquistati dai cittadini e in costante crescita anno dopo anno, e per il 39% di altri prodotti.
La distribuzione regionale delle due categorie di spsa (Ssn da una parte, prpivata dall’altra) delinea un quadro estremamente differenziato, con una quota decisamente maggiore di farmaci rimborsati venduti nelle Regioni meridionali, con un massimo del 51% in Puglia, che diminuisce progressivamente spostandosi verso il nord del Paese, fino a un minimo del 35% in Liguria.
Per quanto riguarda la tipologia degli approvigionamenti,  le farmacie acquistano farmaci etici direttamente dalle aziende per una quota del 15%, cresciuta del 2,7% in cinque anni. Il motivo è legato soprattutto al modello di business delle aziende genericiste, le cui vendite per il 38% vengono fatte direttamente alle farmacie, senza passare attraverso la distribuzione intermedia, diversamente da quanto avviene per le farmaceutiche tradizionali (10% di vendite dirette).
Cresce anche il mercato dei farmaci equivalenti, ormai considerati intercambiabili rispetto al farmaco originale e quindi un’opzione terapeutica a basso costo che porta una potenziale riduzione dei costi sanitari: nel 2017  hanno rappresentato l’81% a volumi e il 64% a valori del totale dei farmaci di classe A.
Complessivamente, nel 2017 i farmaci da banco hanno realizzato un fatturato di 6,4 miliardi di euro (prezzi al pubblico), con una crescita media del 2,4%. Una fetta di mercato  egemonizzata dalle farmacie (5,8 miliardi), con le parafarmacie e i corner Gdo a contendersi le “briciole” (si fa per dire), con 419 e 193 milioni rispettivamente. Attenzione, però: i due canali distributivi  continuano ad aumentare, sia pure lentamente, le loro quote di mercato in questo settore.
L’incremento maggiore si verifica nelle parafarmacie, in particolare al Sud (dove sono più presenti)  che vedono aumentare il loro giro d’affari del 6%.  Si tratta di un canale che, secondo Salvioni, “le aziende farmaceutiche stanno sottovalutando, e merita invece la giusta attenzione”. La crescita è data principalmente dai nuovi prodotti, non necessariamente nuovi “lanci”, ma anche nuove formulazioni, cambiamenti nel dosaggio o nel packaging.
Navigano ancora con il vento in poppa i nutraceutici, ormai da anni  star del mercato commerciale: crescono infatti di un ulteriore 6% rispetto al 2016 e, annota Salvioni, si tratta di  un’eccellenza, o un’anomalia, tutta italiana, perché di fatto la spesa pro capite per questi prodotti nel nostro Paese “è la più alta d’Europa“.
Cresce anche il mercato on line dei prodotti di libera vendita, che per il quarto anno consecutivo fa registrare  una promettente crescita a doppia cifra (+17%). Il giro d’affari, però, resta estremamente contenuto: appena 96 milioni di euro. Secondo i dati del portale del ministero della Salute, le farmacie autorizzate alla vendita onlinesi sono 623 farmacie, anche se i dati Iqvia  indicano che soltanto una cinquantina di esse ha investito realmente su questo canale.
La vera crescita del mercato farmaceutico,  in questo momento, è quella che si registra nel settore ospedaliero, che ha raggiunto i 10,3 miliardi, in aumento del 4% rispetto al 2016.
Per la prima volta, i valori non sono calcolati in maniera standard, cioè la metà del prezzo al pubblico, ma  – spiega Iqvia – “si basano sui prezzi medi d’asta reali di aggiudicazione nelle Regioni», restituendo dunque valutazioni più realistiche. Crescono entrambe le aree di spesa, ovvero i consumi interni del 5%, e la distribuzione diretta del 3,1%.
La modalità della distribuzione in nome e per conto (Dpc), unicum  italiano che non ha corrispettivi nel mondo,  si è molto sviluppato negli ultimi anni, con tassi di crescita a doppia cifra. Nel 2017 con questa modalità sono stati realizzati 2 miliardi di fatturato, in aumento del 13,3% rispetto al 2016.
A livello regionale si verificano le situazioni più disparate, grazie al fatto che ogni Regione, ogni ospedale e ogni Asl è autonoma nel decidere quali farmaci distribuire attraverso questa formula. Il risultato  sono le enromi differenze che si registrano nel numero di referenze inserite nella Dpc per ogni Regione, dal momento che si passa dalle 793 della Toscana alle 230 della Lombardia.
In alcuni casi vengono inseriti in Dpc anche i farmaci generici, scelta possibile, ma forse non era proprio questa la finalità per  cui era stato ideata  la distribuzione per conto.
Come risultato anche i prezzi medi sono molto diversi da Regione a Regione, a seconda che nella Dpc  siano stati inseriti farmaci con prezzi più o meno alti. Gli estremi sono rappresentati dal Friuli Venezia Giulia, con un prezzo medio di 80 euro, e dall’Emilia Romagna, con un prezzo medio di 29 euro.

Questa la situazione relativa al 2017, quindi al passato. E per il futuro? Ipotizzare uno scenario attendibile, secondo Gadi Schönheit, vicepresidente di Doxa Pharma,  è un’operazione problematica, alla luce di quanto avvenuto nel 2017 e più in generale negli ultimi anni in ambito sanitario, dove è cresciuto il ruolo delle Regioni e si sono amplificate le differenze tra Regione e Regione. A questo trend ha fatto da contraltare, in una direzione però contraria alla regionalizzazione in atto, un aumento del ruolo decisionale dell’Aifa.
Secondo Schönheit, qualcosa di importante nei confronti dei farmaci innovativi lo ha fatto l’Aifa, con l’istituzione di fondi speciali e una più precisa definizione  dell’innovatività, per la quale è stata anche stabilita la durata temporale dello status,  facilitando così una previsione più accurata delle spese future per questa categoria. Questo processo, però, si è purtroppo arrestato per via dello stato di incertezza istituzionale, e pertanto diventa difficile prevedere se e come evolverà il meccanismo della spesa sanitaria.
Giorgio Colombo, direttore scientifico di Save (Studi analisi valutazioni economiche), si è invece concentrato sul canale farmacie, commentando i dati relativi al numero di nuovi esercizi aperti in Italia lo scorso anno, ben 400, arrivate però a inserirsi in un  mercato piatto. Con una conseguenza inevitabile, secondo Colombo: “È chiaro che se aggiungo nuova offerta in un mercato stabile significa che l’offerta ridurrà il fatturato dei singoli punti vendita. Salvo che si possa aumentare la marginalità” ha aggiunto  l’economista “e per farlo ci sono poche strade, la riduzione dei costi o l’aumento dei prezzi. Inoltre, queste nuove farmacie le innestiamo in un settore che oggi è alla prova dell’ingresso di capitali privati”
Il settore, ha ossrvato Colombo, è  all’inizio di un percorso che porterà grandi cambiamenti, che andranno a modificare radicalmente il concetto di farmacia al quale siamo abituati.
A rendere complesso e di difficile lettura lo scenario del canale farmacia sono gli effetti della legge sulla concorrenza approvata lo scorso agosto, che  – con l’ingresso del capitale nella proprietà – apre la strada alla creazione di catene di esercizi.
Le catene, ha osservato  Salvioni “potranno offrire percorsi di carriera, implementare tecnologie digitali che oggi la farmacia media difficilmente offre. Alcune faranno una grossa concorrenza, soprattutto nelle grandi città, probabilmente avvieranno servizi 24h o consegne a domicilio, insomma una serie di cambiamenti che discrimineranno molto, ma consentiranno un ammodernamento del settore“.
L’evoluzione della situazione porterà, secondo gli esperti,  a una forte selezione delle farmacie classiche, da cui emergeranno le figure professionali più preparate e in grado di svolgere il ruolo di consiglieri per i consumatori, le capacità di gestione più innovative, l’uso di nuove tecnologie e le offerte di servizi per il paziente più ampie e variegate. Anche perché nuovi attori, vedasi il caso di Amazon che si sta attrezzando per vendere farmaci online, comporteranno un’ulteriore rivoluzione.

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