Gimbe: “Integratori e diete, un Far West con troppe credenze e poca scienza”

Gimbe: “Integratori e diete, un Far West con troppe credenze e poca scienza”

Roma, 17 aprile – L’avvicinarsi della bella stagione? Ormai da tempo ad annunciarlo non è più il ritorno delle rondini nè l’aumento delle temperature o le giornate che si allungano, ma l’intensificarsi di diete e programmi vari di remise-en-forme  (il più delle volte velleitari, quando non dannosi), in genere promossi e supportati dall’ossessiva attenzione che la stampa di informazione dedica a questi temi. Non v’è giornale o trasmissione televisiva, infatti, che rinunci a ospitare titoli (spesso a sensazione) che annunciano soluzioni miracolose per perdere peso e presunti “nuovi” risultati offerti dalla ricerca.

In questo Far West della forma perfetta, però, ci sarebbero, almeno secondo la  Fondazione Gimbe, nata 20 anni fa per promuovere una sanità efficiente, funzionale e sostenibile fondata sui principi dell’evidence based medicine,  “troppe credenze e poche evidenze: scarsa qualità della ricerca, miti e presunzioni senza basi scientifiche ed enormi interessi economici alimentano la disinformazione e favoriscono il proliferare di fake news”.

Proprio per fare chiarezza “su un tema estremamente rilevante per la salute pubblica”, riferisce un lancio di Adn Kronos,  Gimbe ha  realizzato un position statement su alimenti, diete e integratori con tre obiettivi: identificare le criticità della scienza della nutrizione, sintetizzare le migliori evidenze scientifiche su diete, cibi e integratori e individuare le sfide future per la scienza della nutrizione, per migliorare sia la comunicazione pubblica, che la qualità e l’integrità della ricerca”.

Numerosi fattori, spiega il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta, “minano la credibilità della scienza della nutrizione: l’insistere sull’approccio riduzionista vincente nell’era delle malattie carenziali, ma oggi inefficace per prevenire le patologie croniche; i conflitti di interesse finanziari e non; l’inadeguata qualità di revisioni sistematiche e linee guida, e infine le criticità metodologiche della ricerca, che determinano risultati del tutto implausibili, troppo belli per essere veri”.

“È tempo di mettere un freno” puntualizza Cartabellotta “agli innumerevoli studi di associazione sui singoli nutrienti continuamente sfornati dai ricercatori: se presi alla lettera basterebbe aumentare l’apporto di nutrienti protettivi in 2 porzioni al giorno per eradicare il cancro a livello mondiale”.

E il Far West delle diete? “A fronte di infuocati dibattiti sull’efficacia dei vari regimi e di slogan pubblicitari che promettono miracoli” afferma il presidente Gimbe“la ricerca dimostra che qualsiasi dieta bilanciata a ridotto contenuto di carboidrati o di grassi fa dimagrire, ma non è possibile raccomandarne nessuna in particolare, viste le esigue differenze tra i vari regimi dietetici. Inoltre, in termini di riduzione del peso e del suo mantenimento, le evidenze dimostrano il valore aggiunto della terapia cognitivo-comportamentale e dell’esercizio fisico”.

Dal documento, nella sezione dedicata ai singoli cibi e nutrienti, emerge poi “il numero esiguo di studi controllati su esiti clinici, che forniscono adeguate prove di efficacia solo per la dieta mediterranea. La maggior parte delle evidenze deriva infatti da studi osservazionali e da trial controllati su parametri fisiologici, come pressione, iperlipidemia, glicemia, resistenza all’insulina, frequenza cardiaca, infiammazione sistemica”.

“Sulla base delle migliori evidenze disponibili” sottolinea Cartabellotta “è possibile raccomandare solo una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, nocciole/noci e latticini, oltre a cibi contenenti grassi monoinsaturi, polinsaturi e omega-3. Da evitare invece carni lavorate e bevande dolcificate, oltre a cibi ricchi di sodio, amido, zuccheri raffinati, grassi insaturi, colesterolo animale”.

Nell’analisi di Gimbe, viene valutata anche l’efficacia degli integratori alimentari: “Nonostante la progressiva espansione del mercato, gli studi controllati su integratori di vitamine e minerali non dimostrano evidenti benefici per la prevenzione di patologie cardiovascolari e neoplasie”  si legge nel documento Gimbe “evidenziando addirittura maggiori rischi per alcuni micronutrienti”

Perciò, precisa l’esperto, “l’utilizzo di multivitaminici e multimineralici non è raccomandato per la popolazione generale e nemmeno in gravidanza. Al contrario, è di provata efficacia l’assunzione mirata di specifici integratori in alcune fasi della vita (gravidanza, neonati, ultracinquantenni) e in sottogruppi a rischio, nei quali il fabbisogno nutrizionale non può essere soddisfatto con la sola dieta”.

Gimbe chiarisce, infine, le ragioni per le quali nel campo dell’alimentazione “bufale” e fake news fioriscono continuamente e sono difficili da prevenire ed estirpare. “In questo settore”  spiega  Cartabellotta “esiste una dinamica interpretativa della scienza più unica che rara: da un lato l’esposizione quotidiana al cibo determina un senso di familiarità diffusa e superficiale, dall’altro i comportamenti alimentari sono influenzati da abitudini personali, familiari, culturali e religiose. Si generano così continuamente credenze basate su congetture, aneddoti e intuizioni piuttosto che su evidenze scientifiche, peraltro poco robuste e influenzate da conflitti di interesse che, condizionando l’integrità della ricerca, minano la fiducia dei cittadini nei confronti del metodo scientifico”.

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