“Troppo difficile”: Amazon rinuncia (per ora) al mercato dei farmaci etici

“Troppo difficile”: Amazon rinuncia (per ora) al mercato dei farmaci etici

Roma, 18 aprile – Amazon Business avrebbe accantonato i propri piani di sbarco in forze nel settore della vendita on line di farmaci da prescrizione, per concentrarsi invece sulla vendita di forniture mediche meno “problematiche” a ospedali e cliniche tramite Amazon Business.

Le ragioni del passo indietro, secondo quanto riferisce un ampio servizio della catena televisiva americana Cnbc andato in onda due giorni fa,  sarebbero legate all’aver realizzato che il business è più impegnativo del previsto.

La battuta d’arresto illustra le difficoltà ad entrare nel mercato della distribuzione delle prescription drugs: Amazon, riferisce la Cnbc, non è stata in grado di convincere i grandi ospedali a cambiare il loro processo di acquisto tradizionale, che coinvolge un numero di intermediari e di relazioni su base fiduciaria. Inoltre, Amazon avrebbe anche bisogno di costruire una rete logistica più sofisticata di quella di cui dispone attualmente, in grado di garantire (ad esempio) il rispetto della catena del freddo per i farmaci sensibili alla temperatura.

Amazon, tuttavia,  non avrebbe ancora del tutto escluso l’ipotesi di entrare prima o poi  in questo business: secondo il servizio di Cnbc, infatti, diversi rapporti di analisti finanziari continuano a ipotizzare un ingresso di Amazon nella distribuzione di farmaci da prescrizione direttamente al consumatore.

La notizia, riferisce ancora Cnbc, ha subito prodotto un rimbalzo positivo per le azioni delle grande catene di farmacie e dei distributori di farmaci, tra cui Cardinal Health, CVS, McKesson e Walgreens.

Amazon è presente da anni nel mercato sanitario, dove vende prodotti come glucometri, guanti e stetoscopi a cliniche mediche, e si è anche assicurata,  secondo quanto dichiara il suo sito web, le licenze a vendere farmaci in 47 dei 50 Stati della federazione americana, oltre che nel District of  Columbia. Ma il gigante dell’e-commerce  – secondo voci raccolte dall’emittente televisiva – non sarebbe riuscito a stipulare contratti con grandi reti ospedaliere, nonostante la costituzione di un comitato consultivo aperto anche a importanti dirigenti ospedalieri.

Questi gruppi di ospedali hanno contratti di vecchia data con distributori, come Cardinal Health e McKesson. Molti ospedali detengono anche quote in società e organizzazioni di acquisto di gruppo che negoziano per loro conto, sfruttando il loro potere negoziale collettivo. E questa situazione, ovviamente, rende meno “appetibili” le lusinghe  e le proposte di Amazon. Che, per giunta, non è ancora in grado di provvedere alle forniture di prodotti considerati ad alto rischio, noti come dispositivi di “classe III”. Ad esempio, al momento non vende nulla destinato a essere impiantato nel corpo umano, come i pacemaker e – secondo quanto riferisce Cnbc – alcuni grandi ospedali avrebbero declinato le offerte ad approvvigionarsi su Amazon anche in ragione del fatto che non può assicurare questi prodotti.

Ma, secondo un esperto citato da Cnbc, l’ostacolo principale per entrare nella catena di fornitura di assistenza sanitaria risiede nel fatto che essa è già ben radicata e consolidata. I sistemi ospedalieri e di assistenza sanitaria intrecciano alleanze con i loro attuali partner di acquisto e catena di fornitura” ha affermato Tom Cassels, responsabile della strategia e dello sviluppo del business di Leidos Health. secondo il quale  “è molto difficile replicare l’esperienza di acquisto di Amazon nel settore sanitario”.

Il modello Amazon Business in ambito sanitario farebbe fatica a sfondare, riferisce Cnbc, nelle realtà più piccole (come studi dentistici, centri di chirurgia ambulatoriale autonomi e piccoli centri medici). Molti dei medici intervistati dall’emittente televisiva hanno dichiarato di restare fedeli al loro attuale distributore per la maggior parte delle forniture,  facendo affidamento su Amazon solo per alcuni articoli o in caso di emergenza.

Amazon. però, ha precisato alla Cnbc  che il suo modello di business non fa distinzioni e si rivolge a realtà sanitarie di tutte le dimensioni: “Amazon Business serve clienti sanitari di tutte le dimensioni, da reti di distribuzione e sistemi integrati di grandi dimensioni  che forniscono sia servizi medici che piani di assicurazione sanitaria ai pazienti,  a piccole e medie imprese, da ospedali comunitari di grandi dimensioni a medici e studi dentistici, fino  a strutture per anziani e strutture di assistenza a lungo termine “ ha dichiarato un portavoce dell’azienda di Bezos.

Un altro importante ostacolo all’ingresso di Amazon nel mercato del farmaco è legata al rispetto della cosiddetta “catena del freddo”: le infrastrutture di magazzino e logistica di Amazon, infatti, non sono organizzate in questo senso e cmolte aziende biofarmaceutiche richiedono invece che i loro prodotti vengano immagazzinati e quindi spediti in un sistema di filiera strettamente controllato. Ad esempio, alcuni farmaci devono essere immagazzinati in un magazzino in grado di fornire un ambiente ghiacciato. Secondo il Pharmaceutical Commerce, i prodotti farmaceutici che necessitano di stoccaggio e trasporto refrigerato valevano circa 283 miliardi di dollari nel 2017 e il segmento dovrebbe crescere del 70% entro il 2021. Ma l‘attuale rete logistica di Amazon non è in grado di offrire il rispetto della “catena del freddo”, e per il gigante dell’e-commerce attrezzarsi al riguardo e assicurare tutte le necessarie garanzie di corretto stoccaggio e movimentazione dei farmaci sarebbe estremamente costoso.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi