Gimbe su farmacia dei servizi: “Con le condizioni poste dalle Regioni sperimentazione a rischio”

Gimbe su farmacia dei servizi: “Con le condizioni poste dalle Regioni sperimentazione a rischio”

Roma, 23 aprile – Anche la Fondazione GIMBE scende in campo per dire la sua sulla “farmacia dei servizi”, al centro del dibattito in questi giorni dopo il parere con il quale la Conferenza delle Regioni, giovedì scorso, si è espressa favorevolmente  sul nuovo schema di decreto predisposto dal ministero della Salute in accordo con il Mef e pubblicato in anteprima dal nostro giornale, ma ponendo la condizione di aprire a tutte le altre Regioni che lo vogliano la possibilità di accedere alla sperimentazione. I “governatori”, in buona sostanza,  accogliendo il parere espresso dalla Commissione Salute della Conferenza, hanno chiesto che quote capitarie di finanziamento analoghe a quelle assegnate nel cronoprogramma triennale alle nove Regioni della sperimentazione (si tratta, come è noto, di 36 milioni di stanziamento complessivi per il triennio 2018-20) siano rese disponibili,  “a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano”,  anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare le stesse iniziative in materia di farmacia dei servizi nell’arco dei tre anni considerati.

Intervenendo nel corso dei lavori di Cosmofarma, il presidente di Gimbe  Nino Cartabellotta (nella foto) dopo aver condiviso le determinanti che oggi condizionano la crisi di sostenibilità del Ssn, ha analizzato le grandi opportunità della farmacia dei servizi e le possibili criticità delle condizioni poste dalle Regioni sullo schema di decreto. A riassumere il contenuto del suo contributo, è un comunicato diffuso oggi dalla stessa Fondazione.

“Il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del Ssn” afferma Cartabellotta nella nota alla stampa “consiste nella possibilità di ridurre sprechi e inefficienze grazie ai nuovi servizi: migliorare il sottoutilizzo di prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, in particolare favorendo l’aderenza terapeutica nei pazienti cronici e gli interventi di prevenzione, ridurre le complessità amministrative, grazie alle facilitazioni per la prenotazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, ritiro referti e pagamento ticket, e al miglioramento del coordinamento dell’assistenza tra vari setting assistenziali, in particolare tra ospedale e cure primarie“.

Queste attività, inizialmente definite dal DLgs 153 del 3 ottobre 2009, sono state ampiamente riprese nel “Documento integrativo dell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione nazionale con le farmacie pubbliche e private” del marzo 2017, che identifica tra i nuovi ruoli della farmacia il contributo all’informazione, ai sistemi di verifica, allo sviluppo delle reti e ai programmi di prevenzione.

“Indubbiamente il successo della farmacia dei servizi richiede una profonda revisione del ruolo del farmacista” afferma ancora il presidente di Gimbe “che da semplice dispensatore di prodotti deve trasformarsi in un protagonista attivo della rete di servizi sanitari, sacrificando in parte l’anima commerciale e sviluppando nuove competenze che gli permettano di erogare adeguatamente le prestazioni richieste“.

Ma, evidenzia Cartabellotta, le condizioni poste dalla Commissione Salute  delle Regioni nella riunione del 18 aprile scorso rischiano di infliggere un colpo mortale a quell’avvio di sperimentazione che, dopo la Legge di bilancio 2017, sembrava ormai in rampa di lancio. Il comunicato di Gimbe spiega in dettaglio come i tra punti irrinuciabili rappresentati dalle Regioni possono interferire pesantemente con il processo: 1) la richiesta di assegnare i 36 milioni di euro previsti nel triennio 2018-2020 alle 9 Regioni individuate sulla base del criterio della quota capitaria di accesso, indipendentemente dall’anno previsto per l’avvio delle attività, secondo Cartabellotta “stravolge il principio della bozza di decreto ministeriale: risorse non più destinate a una sperimentazione graduale, ma mera spartizione di fondi tra le 9 Regioni identificate”; 2) la materiale erogazione dovrà seguire il cronoprogramma delle attività sperimentali di ogni Regione, nel rispetto dello stanziamento previsto dalla norma, “una condizione di fatto superflua – afferma il presidente Gimbe  – visto che gli anni di erogazione dei fondi sono già stabiliti dalla Legge di bilancio 2018“; 3) la richiesta, infine,  che oltre a quanto previsto dalla legge,analoga quota capitaria di accesso sia resa disponibile, a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano, anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare nel triennio iniziative analoghe. Cartabellotta, al riguardo, in contrasto con le posizioni di alcuni relatori,  ha dichiarato che “le Regioni non incluse nella sperimentazione possono sicuramente attingere alle risorse già assegnate sottraendole ad altri obiettivi di piano, ma è impossibile reperire ulteriori finanziamenti prima della Legge di Bilancio 2019, come invece sembra richiedere questa terza condizione. In ogni caso, bisognerebbe riscrivere per la terza volta lo schema di DM e aggiustare le norme in materia previste dalla Legge di Bilancio 2018, che non rappresenta né un’urgenza per le funzioni dell’attuale esecutivo, né verosimilmente una priorità immediata per il nuovo Governo“.

“La Legge di bilancio 2018 ha assegnato 36 milioni di euro nel triennio 2018-2020 per realizzare una sperimentazione e la bozza di DM ha identificato 9 Regioni e subordinato alle “ricadute in termini sanitari ed economici” l’eventuale estensione su scala nazionale” ha concluso Cartabellotta. “Condizionare l’avvio della sperimentazione al coinvolgimento di tutte le Regioni, se politicamente desiderabile e socialmente equo, rischia di generare inaccettabili ritardi, se non di arenare, una sperimentazione che può dimostrare definitivamente il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del Ssn”.

Prefigurando il rischio già chiaramente espresso venerdì scorso anche dal nostro giornale, dando voce alla preoccupazione che la “mossa del cavallo” delle Regioni possa “rendere più lunga e accidentata la strada della sperimentazione della farmacia dei servizi,  anche alla luce della complicata situazione politica del Paese, ancora privo di Governo”.

 

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